La città del futuro secondo il presidente dell'Ordine degli architetti «L'espansione in periferia ha sottratto residenza e negozi. E creato problemi» GROSSETO. Un centro storico che torni a essere luogo abitato dalle persone e dal commercio, una Fondazione che si occupi delle Mura medicee e metta in contatto le idee dei cittadini e le soluzioni degli architetti, un ripensamento generale del centro che parta dal recupero del giardino delle Mura e contagi lo spazio all'interno e all'esterno della fortificazione. È l'idea di Pietro Pettini, presidente dell'Ordine provinciale degli architetti, uno dei protagonisti della prima giornata dell'Arena Tirreno (vedi box accanto). «A Grosseto c'è tutta una serie di contenitori, edifici e spazi abbandonati a se stessi. Servirebbe un'idea generale, forte su questa parte storica della città». Chi la dovrebbe avere? «Sicuramente manca in tutti i soggetti pubblici e privati che negli ultimi 20 anni si sono occupati della grande espansione della città verso le periferie, luoghi senza una particolare identità e scollegati dal tessuto urbano. L'interesse economico legato alla crescita urbana ha fatto sì che sull'esistente fossero molto poche le proposte, sia del pubblico che del privato. Oggi si assiste quindi a un centro storico che soffre dell'assenza di una residenza». In che misura? «La parte interna alle Mura all'inizio del Novecento contava 5.000, 6.000 abitanti. Oggi non si raggiungono 1.000 unità. È un luogo per uffici». Come si possono riportare gli abitanti in centro storico? «Tentando di recuperare molti contenitori del centro. Penso all'ex cinema Marraccini o all'ex Chelliana. Non possiamo pensare che questi luoghi possano ospitare tutte musei o strutture che poi hanno un costo. Lo stesso ex ospedale, tolto lo spazio che serve agli uffici comunali, dovrebbe ospitare appartamenti per dare al centro storico una presenza viva. Diverso è il discorso per gli edifici fuori dal centro». Può fare qualche esempio? «Le ex Terme di Roselle, l'ex Foro Boario, l'ex orfanotrofio Garibaldi dovrebbero avere un fine pubblico, ospitare servizi, avere fini culturali, per rivitalizzare i quartieri dove si trovano. Le ex Terme Roselle, ad esempio, potrebbero essere riutilizzati per farne il Centro documentazione degli etruschi, dato che sono in un punto strategico». Di vuoto, oltre alle vie del centro e ad alcuni palazzi storici, ci sono anche le Mura che soffrono di abbandono e degrado. Cosa vorrebbe nel futuro delle Mura? «Sicuramente hanno bisogno di una Fondazione, un'istituzione dove il pubblico e i privati, come gli ordini professionali, le associazioni di categoria, le associazioni culturali, e tutti quelli che hanno voglia di partecipare potrebbero analizzare i problemi e aiutare l'amministrazione pubblica a trovare le giuste risposte». Come dovrebbe muoversi? «Dovrebbe partire dalla progettazione già esistente, ad esempio dal progetto di Marri e Perin, e prevedere interventi di importi economici diversi, piccoli e grandi grossi, ricercando per essi delle sponsorizzazioni. Una cosa del genere è stata fatta a Lucca. Poi penserei a un concorso di idee per cittadini e associazioni su come utilizzare le Mura e altri concorsi di idee tra i professionisti per capire come risolvere e superare i problemi di questa struttura». Quali sono secondo Lei? «Io non penso che le Mura possano essere utilizzare solo dal Comune come struttura per attività pubbliche e da attività che non avrebbero capacità economiche nel tempo. Gli spazi aperti dovrebbero essere messi a bando e gestiti da privati ed essenzialmente da chi svolge un'attività economica. L'unico modo per far vivere le Mura è metterci strutture che sappiano trarne ricchezza. E, invece di versare un canone al Comune, dovrebbero impegnarsi a mantenere bene gli spazi». Solo attività economiche dunque? «No. Nel bastione della Fortezza immagino un Museo delle Mura. E ci trasferirei anche la biblioteca Chelliana, che qui sarebbe più facilmente raggiungibile anche in auto. Diventerebbe un polo culturale. Servirebbe, a mio avviso, anche ripristinare il circuito murario dove è stato interrotto nel 1940, a Porta Nuova. La continuità del percorso è importante. Così come sarebbe importante recuperare i valli». Che conseguenze avrebbe sullo spazio cittadino? «Permetterebbe di ripensare totalmente la viabilità. Oggi le Mura sono un grande rondò, a volte vi si gira intorno solo nella speranza di trovare parcheggio. Recuperare i contesti immediatamente esterni permetterebbe di pedonalizzarli. Questo comporterebbe la decisione di togliere il traffico anche all'interno del circuito murario in modo da favorire l'insediamento di punti commerciali, oggi concentrati in pochi punti del centro ma soprattutto costruiti sempre più spesso nelle periferie». Quali interventi immediati suggerirebbe? «Illuminazione e cancellate, che aiuterebbero a sconfiggere il vandalismo. E una pavimentazione adatta all'accesso da parte di tutti, in tutte le stagioni, anche per persone con handicap. Capisco le difficoltà dell'amministrazione, ma bisognerebbe cominciare, un bastione alla volta. Roma non è stata fatta in un giorno».
GROSSETO - Ripopolare il centro di persone e di idee
Il presidente dell'Ordine degli architetti Pietro Pettini propone un piano per riportare vita al centro storico di Grosseto. Sottolinea l'importanza di recuperare i contenitori del centro, come l'ex cinema Marraccini o l'ex Chelliana, e di creare un'area residenziale. Inoltre, propone di riutilizzare gli edifici fuori dal centro, come le ex Terme di Roselle, per farne centri culturali e di servizi. Le Mura medicee, che soffrono di abbandono e degrado, dovrebbero essere gestite da una Fondazione che coinvolga il pubblico e i privati. Il piano prevede interventi di progettazione, sponsorizzazioni e concorsi di idee per risolvere i problemi di queste strutture.
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