Quanto può valere la scoperta artistica del secolo? Troppo. Forse per questo, a Firenze, la ricerca di un capolavoro del Rinascimento è stata interrotta. Leonardo da Vìnci, il 6 giugno di 500 anni fa, diede la prima pennellata della Battaglia di Anghiari, nel salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio. L'affresco non fu terminato ma chi lo vide lo definì come un'opera straordinaria. Benvenuto Celimi descrisse una battaglia «bellissima e terribile» con cavalli «tanto divinamente fatti quanto immaginar si possa» ; e Benedetto Varchi scrisse: «Leonardo vi fece un gruppo tanto terribile e in così nuova maniera che insino all'hora non s'era veduto cosa non che più bella che la pareggiasse». Giorgio Vasari, chiamato da Cosimo I de' Medici a mela del Cinquecento, coprì la Battaglia di Leonardo con un pannello e affrescò la sala. Gli studiosi dell'arte, dagli anni Settanta, hanno cercato le tracce del capolavoro di Leonardo, arrivando a violare, in nome della ricerca, le opere vasariane. Oggi uno studioso, l'ingegnere Maurizio Seracini, dopo anni dì studi nel salone dei Cinquecento con raggi infrarossi, antenne radar, laser scanner e altre diavolerie, ritiene di sapere esattamente dove Leonardo dipinse la Battaglia (che sarebbe sulla parete di fronte all'entrata) e chiede di continuare le ricerche. Lo chiede anche Carlo Pedretti, uno dei maggiori studiosi di Leonardo al mondo, che ha scritto al sindaco di Firenze auspicando la ripresa delle ricerche. Che, sostiene Pedretti, «potrebbero avere anche un esito spettacolare». Nell'anniversario della prima pennellata, Seracini ha reso nota la sua scoperta in una conferenza che si è svolta a Palazzo Medici Riccardi, sede della Provincia, nell'ambito della rassegna Il genio fiorentino. Il presidente della Provincia, Matteo Renzi, si è detto «fiero» di aver avuto quest'occasione. Invece Palazzo Vecchio non ha gradito e l'assessore alla Cultura del Comune, Simone Siliani, si è risentito: nessuno, dice, l'aveva informato («Ho saputo della conferenza casualmente»). Tanto più che, secondo Siliani, presentando i risultati della ricerca senza coinvolgere il Comune, Seracini avrebbe violato gli accordi presi. Nella convenzione sottoscritta nel 2000 fra l'ingegnere, il Comune e la Regione Toscana «c'è una clausola» sostiene Siliani «che obbliga le parti a diffondere informazioni solo previo accordo», Seracini ribatte che le ricerche sono tutt'altro che terminate e che per il mancato rinnovo della convenzione, scaduta nel 2002, di fatto sono bloccate. Siliani, inoltre, non pensa «che la Battaglia sia recuperabile». All'origine della disputa possono esserci anche motivi economici. A chi spettano i diritti sulle pubblicazioni delle scoperte di Seracini? Secondo la convenzione (scaduta), allo stesso Seracini. Ma quanto possono valere quei diritti? Finora gli studi sono stati condotti senza oneri per l'amministrazione comunale perché lo studioso ha provveduto a trovare uno sponsor privato che copre praticamente tutte le spese. Per togliersi il dubbio basterebbe inserire una sonda a fibre ottiche dello spessore di 4 millimetri in un affresco del salone. Se ci fossero anche soltanto resti del colore usato da Leonardo, si aprirebbe un dibattito planetario per valutare se rimuovere, magari temporaneamente, l'affresco del Vasari, oppure dimenticarsi la Battaglia. Ma prima sarebbe meglio concordare su un punto: se la ricerca non sarà ripresa, a perderci sarà la storia dell'arte.
Battaglia per la Battaglia
Il 6 giugno 1519, Leonardo da Vinci iniziò a dipingere la Battaglia di Anghiari nel salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio a Firenze. L'opera non fu mai terminata, ma fu descritta come straordinaria da artisti e storici del tempo. Negli anni Settanta, gli studiosi dell'arte hanno cercato di ritrovare il capolavoro di Leonardo, violando le opere di Giorgio Vasari, che coprì la Battaglia con un pannello. Oggi, l'ingegnere Maurizio Seracini afferma di sapere esattamente dove Leonardo dipinse la Battaglia e chiede di continuare le ricerche.
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