Ieri mattina due turisti sul Ponte di Pisa osservavano con un certo interesse la Torre Matilde. Chiusa e ricoperta di erbacce. L'hanno anche fotografata e magari, nonostante il degrado tutt'intorno, avrebbero gradito visitarla. È il più antico - e unico - monumento cittadino. In pochi se lo ricordano. E è chiuso da più di due anni perché in Comune non si trovano 50mila euro per rimettere in sesto l'impianto elettrico e utilizzarne gli spazi almeno per gli eventi espositivi e qualche iniziativa culturale. Non è il solo edificio, in città, che soffre di questo male. Una patologia che potremmo chiamare, semplificando molto, dissesto. Il Comune ha dichiarato ormai un anno fa (il primo compleanno è ormai vicino) il crac e i soldi per garantire servizi, sistemare i propri tesori, organizzare manifestazioni non ci sono più. Ma, appunto, pur corretta, questa sarebbe una spiegazione parziale. Perché i problemi della Torre Matilde, come quelli di Palazzo Paolina o del teatro Jenco (solo per parlare degli edifici cittadini inaccessibili e inutilizzabili), vengono da lontano e con il dissesto si sono "solo" aggravati. E visti attraverso la "lente" della voragine dei conti del Comune appaiono irrisolvibili. Con un'aggravante. A farne le spese sono soprattutto i giovani e giovanissimi ai quali la cattiva amministrazione e il dissesto hanno impoverito del loro futuro: niente gite al museo archeologico, basta spettacoli al teatro comunale, addio (forse) anche alla possibilità di utilizzare impianti sportivi pubblici. Come la Torre Matilde, cioè chiusi e inutilizzabili da parte dei cittadini, sono - come detto - anche altri edifici e servizi. È scomparsa dalla mappa delle possibilità culturali del viareggino e del turista una visita al Museo archeologico Blanc di Villa Paolina, come pure al Museo degli strumenti musicali che porta il nome di Ciuffrida, ospitato nella stessa sede. La villa è chiusa e verrebbe da dire inspiegabilmente perché, pur essendo noti da anni i problemi di agibilità e stabilità di alcune strutture, non c'è uno straccio di comunicazione ufficiale sul perché l'edificio e i musei non siano più fruibili. E sulla vicenda si moltiplicano gli interventi degli esponenti politici locali. Rinviata a data da destinarsi anche la possibilità di rimettere piede dentro il teatro Jenco, chiuso da circa un anno: una struttura piccola ma di fatto l'unico teatro pubblico della città che consentiva anche a gruppi teatrali amatoriali, associazioni culturali e anche scuole una fruizione a prezzi accessibili. Se poi a qualcuno venisse in mente di andare a consultare l'archivio storico della città per avere notizie sui primi stabilimenti balneari, sull'incendio della Passeggiata di inizio Novecento, sulle visite del Re in città - giusto per fare qualche esempio - per ora almeno sarà meglio lasci perdere: il Centro e tutte le sue memorie sono "congelate" nelle ormai inaccessibili stanze del secondo piano di Palazzo delle Muse. Anche qui tutta colpa dell'inagibilità dell'edificio che va di pari passo con la sostanziale cancellazione del settore "Centro documentario storico" dalle funzioni dell'amministrazione comunale. Tra poco più di due settimane la città non avrà più neppure un suo centro congressi: la società pubblica del Principino - realtà importante per il turismo ma anche edificio storico di pregio e simbolo di Viareggio - è in liquidazione da anni e ormai è arrivata al capolinea. Si chiude e addio sogni di gloria che pure ci sono stati. Meno rilevante dal punto di vista culturale, certamente significativa da quello sociale è la "scomparsa", fuori dalla partita degli edifici, degli scuolabus: il servizio al momento non è stato garantito alle famiglie che dalla prossima settimana manderanno nelle scuole cittadine i propri figli. Colpa dell'aumento del 200 della tariffa per il pulmino che già alcuni mesi fa aveva portato a decine di disdette. Ancora tutta da definire infine la partita degli impianti sportivi. Che ha un doppio binario. Uno legato al fallimento della società del Patrimonio in base al quale definire se gli impianti - dagli stadi di Viareggio e Torre del Lago al PalaBarsacchi passando dalla piscina - finiranno all'asta o torneranno nelle mani del Comune che riaffiderà alle società sportive - con apposito bando - le gestioni. L'altro al tema dell'agibilità degli impianti che in molti casi non c'è e richiederebbe interventi importanti. La situazione al momento è di grande incertezza. Per le società sportive e per le famiglie che aspettano di sapere se i propri figli, quest'anno, potranno dedicarsi allo sport che amano oppure no.