Meglio le Decennali! Nel mondo ce ne sono millanta di Biennali. Triennali, Quadriennali, pianificazioni Quinquennali. Tutte suppergiù uguali. I soliti curatori, tutti diversi eppure tutti sodali, i soliti fortunati convocati, i soliti commentatori compiaciuti o incavolati, i soliti esclusi. Sono sempre le solite Kunstmesse in piega dove tutto è programmato da un mercato già formatosi in altra sede. Non fa eccezione la Biennale di Venezia, spazio pubblico usato a scopo squisitamente privato, a uso e consumo dei soliti galleristi, dei soliti ammiccanti vetrinisti. Dove viene esibito il solito bric-à brac di trovate invecchiate, dove gli artisti si esercitano a blandire i mercanti e disgustare i benpensanti con rituali provocazioni addomesticate, dove la politica assume un glamour da Primavera di Prada, dove sostanzialmente tutto scivola liscio come l'olio nella speranza che qualcuno prenda cappello e susciti il solito scandaletto di inizio estate (che ogni biennio giunge puntuale). Sono banali le Biennali, non escono dal collaudato luna park di performance-installazioni-videomasturbazioni, non guardano che ai loro mondo ombelicato. Per questo non c'è neanche più bisogno di andare alla Biennale. Viceversa, con ie Decennali ci renderemmo tutti conto di quante inutili Biennali ci potremmo risparmiare!
È la solita Banale di Venezia
Meglio le Decennali! Nel mondo ce ne sono millanta di Biennali. Triennali, Quadriennali, pianificazioni Quinquennali. Tutte suppergiù uguali. I soliti curatori, tutti diversi eppure tutti sodali, i soliti fortunati convocati, i soliti commentatori compiaciuti o incavolati, i soliti esclusi. Sono sempre le solite Kunstmesse in piega dove tutto è programmato da un mercato già formatosi in altra sede. Non fa eccezione la Biennale di Venezia, spazio pubblico usato a scopo squisitamente privato, a uso e consumo dei soliti galleristi, dei soliti ammiccanti vetrinisti. Dove viene esibito il solito bric-à brac di trovate invecchiate, dove gli artisti si esercitano a blandire i mercanti e disgustare i benpensanti con rituali provocazioni addomesticate, dove la politica assume un glamour da Primavera di Prada, dove sostanzialmente tutto scivola liscio come l'olio nella speranza che qualcuno prenda cappello e susciti il solito scandaletto di inizio estate (che ogni biennio giunge puntuale). Sono banali le Biennali, non escono dal collaudato luna park di performance-installazioni-videomasturbazioni, non guardano che ai loro mondo ombelicato. Per questo non c'è neanche più bisogno di andare alla Biennale.
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