Continuità con accelerata e gran sterzata. Con qualche eclatante sorpresa, come quella di un Palazzo vissuto come un unicum, dove una scelta espositiva unitaria tracimerà in ogni spazio. Un po' come era il veneziano Palazzo Grassi negli anni del proprio fulgore. Ma per arrivare a questo bisognerà aspettare settembre 2016, quando una mega-star dell'arte contemporanea atterrerà a Firenze per qualcosa di mai visto prima. E quando Arturo Galansino, direttore generale della Fondazione Palazzo Strozzi dal marzo 2015 (38 anni al momento della nomina), si troverà a gestire la programmazione in autonomia, senza eredità del predecessore James Bradburne. Anche se lui ci tiene a sottolineare la sostanziale continuità. «Confermo il doppio filone (con riserva, ndr ). A novembre ad esempio ospiteremo alla Strozzina Visio , rassegna di film e video di giovani artisti europei in collaborazione con Lo schermo dell'arte. Perché vogliamo fare rete e valorizzare quanto di buono esiste in città. E Firenze con la sua offerta deve essere vista come cosa unica. Ci sarà inoltre più Palazzo Strozzi. I visitatori devono sapere che questo non è solo un contenitore per mostre, ma un capolavoro rinascimentale ricco di storia». Sei mesi che potrebbero già consentire un primo bilancio. «L'accoglienza è stata ottima, ma in realtà questo periodo mi è servito per tastare il polso all'ambiente». Una cosa è certa, l'entusiasmo non è scemato. «Sono innamorato come il primo giorno», fa lui con sguardo velatamente languido. E spiazzante spara «la città di Firenze continua a sorprendermi per la sua vitalità». Come, proprio lei che viene da Londra, dove era curator of exhibitions alla Royal Academy of Arts (dopo esperienze alla National Gallery e al Louvre)? «Sì, ma Firenze è davvero un centro di produzione culturale importante, ancora di più se si pensa alla proporzione del numero di abitanti. Riflettiamo a cosa ci attende in autunno: inaugura il nuovo Museo dell'Opera del Duomo, sarà davvero spettacolare, poi c'è la Biennale di antiquariato, e naturalmente la nostra mostra sul sacro». Il riferimento è a Bellezza divina. Fra Van Gogh e Fontana , che apre il 24 settembre, prima mostra dedicata all'arte sacra fra Otto e Novecento. Portando a Firenze per la prima volta opere fondamentali, come quella Crocifissione bianca , capolavoro sacro di Marc Chagall, dal The Art Institute Museum di Chicago. Che, guarda caso, è, secondo quanto da lui stesso dichiarato, l'opera d'arte preferita da papa Francesco. Che sarà a Firenze il 10 novembre, nell'ambito del V Convegno ecclesiale nazionale della Chiesa italiana, un appuntamento che segna molta programmazione autunnale del capoluogo toscano e a cui è legata pure la scelta «sacra» di Palazzo Strozzi. «Felice coincidenza, non per il feticcio, ma per il contenuto di dialogo interreligioso osserva I curatori all'epoca in cui la mostra è stata impostata non potevano sapere della visita del papa. Chagall dipinse il quadro in piena persecuzione ebraica (1938). Ora la tragedia è sotto i nostri occhi. Incredibile come l'arte sia precorritrice. La foto del bambino morto pubblicata in questi giorni, fa venire in mente i bimbi appesi di Cattelan». Ecco, torniamo al contemporaneo. «Mi sono formato soprattutto sull'arte del Quindicesimo e Sedicesimo secolo, ma voglio portare a Palazzo Strozzi quello che manca nell'offerta artistica cittadina. A marzo ospiteremo cento opere dalla collezione Guggenheim. A Firenze non si sarà mai vista una parate simile di capolavori delle neoavanguardie europee e americane. Fra l'altro ricordo che nel 1949, con le rovine della guerra ancora fumanti, Peggy Guggenheim decise di mostrare per la prima volta la propria collezione negli spazi della Strozzina. A settembre poi, non faccio nomi per scaramanzia, manca ancora la firma, ma è questione di poco...». Ci tiene sulle spine e ci fa balenare orizzonti dorati a suon di grandi nomi (nostra suggestione) quali Anish Kapoor o Anselm Kiefer. «No, non sono loro, anche se mi piacerebbe lavorarci, magari dal 2017». Perché lui, forte dell'esperienza all'estero, auspica quella parola su cui in Italia ancora si arranca, programmazione. «Il mio ritorno in Italia non è solo retorica da ritorno in patria. Credo di aver portato molto della nostra cultura fuori confine. Le nostre collezioni sono radicate nella storia, quello che abbiamo fatto è ancora all'avanguardia e la cultura italiana è un valore rinomato. Che andrebbe ulteriormente valorizzato. Ma questo entrare e uscire della storia dell'arte dai programmi scolastici è incredibile. L'arte serve a tutti, per il cervello e perché la bellezza ci aiuta a sopportare il peso dell'esistenza». Così, se gli chiedi del rapporto pubblico privato, lui che lavorava in un'istituzione a sostegno totalmente privato, «credo che la questione sia stata posta male, perché nei paesi anglosassoni i finanziamenti privati vengono da tasse che lo Stato non riscuote. Quindi alla fine sempre soldi della collettività sono. E vorrei ricordare che Palazzo Strozzi nasce come alleanza pubblico privato. Credo che coi suoi risultati possa davvero porsi come esempio».
Firenze. Palazzo Strozzi di Galansino: Film, mostre e un super big
Il direttore generale della Fondazione Palazzo Strozzi, Arturo Galansino, parla della programmazione autunnale del museo. In settembre, la fondazione ospiterà la mostra "Bellezza divina. Fra Van Gogh e Fontana", che presenterà opere fondamentali dell'arte sacra fra Otto e Novecento, tra cui la Crocifissione bianca di Marc Chagall. Il papa Francesco sarà presente alla mostra il 10 novembre. Galansino sottolinea la continuità con la programmazione precedente e annuncia la partecipazione di cento opere dalla collezione Guggenheim nel marzo successivo. La fondazione si prepara anche a ospitare una mostra su opere di Anish Kapoor o Anselm Kiefer, ma non ha ancora deciso.
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