Moretti e Ferrazzi: è ora di decidere. Casson: progetto inesistente VENEZIA. Non più tardi di un mese fa un autorevole esponente del partito, il capogruppo al Senato Luigi Zanda, già presidente del Consorzio Venezia Nuova, lo aveva scritto chiaro e tondo in una lettera ai ministri competenti sul tema delle grandi navi: «La soluzione definitiva non può che essere un terminale di attracco fuori dalla laguna», aveva spiegato, ricordando che lo scavo o ampliamento di nuovi canali («Contorta o Vittorio Emanuele, non cambia») contribuirebbe alla sua trasformazione in un braccio di mare. Ieri però il Pd veneto (e veneziano) ha impresso una svolta al dibattito sulle grandi navi. La capogruppo di Palazzo Ferro-Fini Alessandra Moretti, già candidata alla carica di governatore, e il capogruppo di Ca' Farsetti Andrea Ferrazzi hanno preso pubblicamente posizione proprio a favore del canale Vittorio Emanuele, introdotto di recente nel dibattito dal «nemico» Luigi Brugnaro, eletto sindaco di Venezia sconfiggendo il candidato del Pd Felice Casson. «Allo stato attuale, previa ovviamente la valutazione di impatto ambientale, mi sembra che la soluzione del canale Vittorio Emanuele, su cui punta anche il sindaco Brugnaro, riesca a coniugare e tutelare la salvaguardia ambientale, i posti di lavoro, la stazione marittima e l'indotto economico», ha scritto Moretti in un comunicato stampa dopo un incontro al ministero delle Infrastrutture con i tecnici che stanno seguendo la partita. La consigliera regionale ha poi aggiunto nota polemica: «Sono finiti i tempi delle proposte fumose - afferma - l'orizzonte è cambiato e su questo il governo non transige. Soprattutto verso chi esita e rimpalla responsabilità». Parole scritte dopo aver ricordato che lo stallo di questi tre anni e mezzo (il decreto Clini-Passera è del marzo 2012) ha causato nell'ultimo anno un calo di 250 mila passeggeri e una perdita di 40 milioni di euro di indotto e che sono condivise da Ferrazzi. «Saranno i tecnici a stabilire gli impatti ambientali, ma è ora di prendere una decisione - spiega il consigliere comunale - La soluzione del Vittorio Emanuele può essere la via per risolvere velocemente la questione, senza peraltro mettere da parte l'ipotesi futura di un secondo terminal a Marghera». «Noi vogliamo rappresentare il governo del fare - aggiunge Moretti - sediamoci a un tavolo con Paolo Costa e stiliamo un cronoprogramma». Il presidente dell'Autorità portuale accoglie con soddisfazione questa presa di posizione. «Io dico da tempo che il problema va affrontato con ragionevolezza - dice Costa - La politica deve essere capace di comporre gli interessi». D'accordo anche il segretario provinciale del Pd Marco Stradiotto: «E' la posizione a cui era arrivata anche la giunta Orsoni e io la condivido - afferma - sulla soluzione dei problemi non dobbiamo avere pregiudizi». Ovviamente contrario invece Casson, senatore del Pd vicino a Zanda sull'argomento e promotore di varie mozioni anti-scavi. «Siamo d'accordo sull'accelerazione dei tempi, ma forse nel Pd serve un maggiore coordinamento - taglia corto - Il progetto del Vittorio Emanuele non esiste ancora ed è questa ipotesi che rischia di rinviare tutto alle calende greche, anche perché il tentativo di farne una variante del Contorta mi pare del tutto inammissibile».