Se Firenze capitale fu, quasi un secolo e mezzo fa quella che qui accanto abbiamo sommariamente descritto, viene da chiedersi - anche se il confronto è ovviamente per troppe ragioni impossibile sul piano sistematico - quale sia invece la funzione odierna di Firenze, sia per i cittadini che la vivono, sia per l'intero sistema toscano, sia in rapporto all'Italia, sia infine (è pur sempre una città del mondo) in rapporto appunto con il resto del mondo. Affermatosi da oltre un secolo il concetto che Firenze non è una città industriale (ma una serie di eccellenti microindustrie la qualificano oggi internazionalmente), bensì una città dell'artigianato, della cultura e del turismo, resta da vedere se questi obiettivi siano oggi sufficienti nel quadro della civiltà planetaria e soprattutto se, almeno, questi obiettivi siano perseguiti da una città che - è altrettanto noto - appare spesso schiacciata dalla sua immensa tradizione quando intende rivolgersi alla contemporaneità. Una valutazione sommaria ma non generica dice intanto che semmai Firenze tenta di reggere il passo nell'ambito del «consumo internazionale di cultura» ma senza tener conto che la cultura si consuma davvero solo laddove se ne produce continuamente della nuova. Il secondo terribile rischio di Firenze è quello di schiacciarsi sulla monocultura del turismo, farsi cioè custode di un patrimonio del passato per venderlo passivamente (il tema delle rendite di posizione) alle torme dei turisti. Errore terribile perché da un lato riduce Firenze a un museo, dall'altro i recenti dati del trend turistico dimostrano che anche le grandi città d'arte del mondo, come Firenze è, vedono oggi ridursi il loro appeal a causa della smisurata concorrenza anche di nuovi continenti come l'India o la Cina che propongono non secondari patrimoni d'arte e di storia. Eppure qualche confronto con la Firenze che fu capitale d'Italia, balza agli occhi. Prendiamo ad esempio l'ambito urbanistico. Dopo la radicale rivoluzione dell'abbattimento delle mura e della costruzione dei viali di circonvallazione del Poggi, oggi Firenze - trascurando i felici anni '30 che videro la nascita dello stadio, della stazione di Santa Maria Novella, dell'autostrada Firenze-Mare - vive un nuovo scossone urbanistico assai complesso e non sempre coerentissimo. Il primo dato è che ormai l'ambito comunale della città è inadeguato e che bisogna pensare e realizzare un ambito metropolitano, cioè un sistema che coordini le funzioni fra la città storica e la cintura dei più che dieci comuni, vispissimi, che la attorniano. Da ciò, forse al primo punto, una mobilità organizzata che renda vivibile e collegabile Firenze ai suoi dintorni. L'avvio di tre grandi linee tranviarie da Scandicci Stazione centrale è già in opera) è uno dei punti fondanti del rinnovamento che peraltro si fonda su notevoli altri aspetti: la nuova stazione dell'alta velocità, la terza corsia dell'autostrada, il polo universitario di Novoli, il nuovo Palazzo di Giustizia, e, all'interno della città storica il nuovo polo espositivo della Fortezza da Basso, le nuove Cascine, il rilancio di Palazzo Strozzi e di Forte di Belvedere, i Grandi Uffizi, il recupero del Meccanotessile e della Manifattura Tabacchi e, tornando alla Firenze più grande, lo sviluppo della Piana di Castello, oggi elaborato grazie alla mano privata (Ligresti), che prevede anche la nascita e la costruzione di un grande parco probabilmente intitolato a Pinocchio. Si è usata nell'elenco più volte la parola "nuovo": perché in realtà è così. Ma si tratta di nuovi "contenitori", nei quali bisogna poi decidere [anzi, bisogna decidere prima e non lo si riesce ancora a fare), di quali "contenuti" riempirli. È il caso dei grandi edifici storici fiorentini che si renderanno liberi e disponibili grazie alla partenza dei vari uffici giudiziali (Procura, Tribunale eccetera) alla volta del nuovo Palazzo di Giustizia. È il caso anche di Palazzo Strozzi, sul quale non pochi ricordano l'intesa che si era avviata circa dieci anni fa e che prevedeva la gestione per un decennio di questa prestigiosissima sede da parte del Guggenheim. Emerge dunque che, nonostante il fervore di iniziative sul piano urbanistico e della disponibilità di grandi edifici, Firenze non si è data, non si sta dando, un'idea precisa coerente e prospettica della sua funzione all'interno di sé medesima e di fronte al mondo. Ed è questo il più grave limite che la città oggi presenta. E pure che Firenze possa e debba avere, per la sua vivibilità interna, ma soprattutto per la sua funzione con l'esterno, una sua politica e un suo progetto è un fatto indispensabile sulle quali manca per ora, vuoi una capacità progettuale, vuoi una capacità di solidale intesa fra le forze politiche, amministrative, produttive e i cittadini stessi. Eppure Firenze appena quarant'anni fa ebbe una sua precisa e anche primeggiante funzione. Si pensi agli anni in cui la città era un laboratorio di cultura politica e di elaborazione religiosa, quando si pose come mediatrice fra l'Europa e il Sud del mondo, quando elaborò una politica delle città in legittima concorrenza con la politica degli stati, quando concorse col fervore di un'elaborazione religiosa, fondata sulle sue tradizione, a elaborare una serie di intuizioni, che furono poi assunte nel Concilio Vaticano II. Quella stagione è, ovviamente, irripetibile, anche perché nacque dalla compresenza di uomini e testimoni di grande talento. Ma che ad essa dovesse succedere solo un'epoca di confuso e passivo vivacchiare sulla generosità del turismo e sull'offerta di consumo di un patrimonio plurisecolare, pare disdetta troppo radicale e inaccettabile. Del resto Firenze ha avuto, nell'età moderna e in quella più recente una serie di primati che toccano ad esempio la sfera della cultura scientifica, sulla quale non è possibile dilungarsi in un articolo di giornale. Altrettanto fiorentine furono in epoca più antica, la cultura pedagogica e quella didattica (si pensi a Firenze capitale dei manuali scolastici) così come Firenze fu la culla di nuove scienze medico-sociale come la gerontologia e la geriatria. Una Firenze dunque, si noti di passata, civilmente attenta alle due stagioni più fragili dell'uomo, l'infanzia e la vecchiaia. Ma anche questo è passato. Come corre il rischio di essere solo passato il primato della moda che Firenze promosse (anno 1951: nasce l'Alta Moda italiana) e che poi in buona parte, per giochi politici e anche finanziari, si è spostato altrove. Eppure anche la moda è cultura, così come lo è il grande campo dell'artigianato di cui Firenze è stata per secoli capitale e del quale conserva ancora oggi (ma qui a Firenze bisognerebbe aggiungere la Toscana intera) una serie di superstiti protagonisti peraltro insidiati vuoi dalla stoltezza burocratica, vuoi dalla micidiale concorrenza di nuovi continenti. Senza dire di Firenze che è stata a lungo capitale della radiofonia e che oggi porrebbe tornare ad esserlo, non solo perché madre della lingua italiana (il che oggi conta pochissimo) ma per quella razionalità armoniosa e quell'orecchio musicale che la toscanità possiede e che varrebbe a fronteggiare la dilagante banalità televisiva. E qui si inserisce una parola ormai sdrucita e troppo polivalente
Giornale della Toscana
16 Giugno 2005
La Firenze di oggi schiacciata dalla tradizione
PI
Pier Francesco Listri
Giornale della Toscana
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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