Negli ultimi dodici anni, sul Garda, sono stati cementificati 878 ettari di terreno. Ora altri 277 ettari sono a rischio, stando alle previsioni urbanistiche comunali. L'allarme è lanciato da Legambiente sulla base di uno studio del Politecnico di Milano sul consumo di suolo. Si fa presto a dire «stop al consumo di suolo». A parole, i sindaci del lago di Garda sono tutti d'accordo. Nei fatti, i progetti di nuove edificazioni non sono stati azzerati. Anzi, se si somma l'insieme degli ambiti di trasformazione previsti dai singoli Piani di governo del territorio (Pgt), si scopre che le aree che si potrebbero edificare superano ciò che è stato costruito negli ultimi sei anni. Sulla carta gli amministratori hanno infatti previsto lotti su aree libere per 277 ettari, ovvero più delle edificazioni realizzate tra il 2007 e il 2012. Secondo Damiamo Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia, questi dati dimostrano che «sul cemento non c'è stata alcuna inversione di tendenza». L'approfondimento che l'associazione ha commissionato al professor Andrea Arcidiacono, a Silvia Ronchi e a Stefano Salata del Politecnico di Milano mette a confronto il consumo di suolo dei singoli comuni rivieraschi della sponda bresciana. In 13 anni sono spariti 878 ettari, equivalenti a 1.254 campi da calcio. Certo, rispetto ai ruggenti anni pre-crisi c'è stato un calo delle edificazioni. Si è passati dai 656 ettari consumati tra il '99 e il 2007 ai 223 ettari cementificati fino al 2012. «In questi ultimi anni spiega Di Simine c'è stato un rallentamento del mercato». E se nelle città si tende di più a ristrutturare, «sul Garda e nelle zone turistiche sostiene l'edilizia low cost delle seconde case non si ferma». I segnali di «attenuamento del cemento» ci sono stati, «ma slegati dalla volontà politica». Come dire, la crisi ha rallentato la corsa, ma il timore di Legambiente è che manchi un vero cambio di passo, a livello amministrativo. Nei nuovi piani urbanistici, infatti, i dati parlano di una potenziale espansione su aree libere (277 ettari) che è quasi il triplo di quella dove si mira a riutilizzare superfici già urbanizzate (109). Il Basso lago si conferma un'area di cantieri: a Desenzano il consumo di suolo previsto nei prossimi anni supera i 15 ettari, mentre a Manerba è a quota 16. E se nella «capitale» del Garda, oggi, il 29 del territorio comunale non ospita più né erba né vitigni, l'indice di copertura di quella che una volta, a Manerba, era superficie agricola, ha raggiunto il 42,6. Un risultato che infatti rispecchia il numero delle seconde case (67), così alto da primeggiare sul resto delle abitazioni. L'indice di copertura, quello che indica l'avanzata totale del cemento, è però più alto a Moniga: qui i cantieri, anno dopo anno, si sono «mangiati» metà del territorio (49). Il primato, in ogni caso, spetta a Sirmione, con il 58 del territorio consumato. È forse anche per questo che la penisola cara a Catullo è l'unico comune del Garda bresciano dove nel Pgt si prevede di costruire più su aree antropizzate (38 ettari) che su quelle ancora vergini (12,5). E se a Padenghe (5,9 ettari) e Moniga (2,9) il consumo previsto di suolo è più contenuto, il motivo è che in questi paesi della Valtenesi, già in passato, si è edificato molto, tra case e residence. «La fragilità di questi territori sottoposti da anni scrivono i ricercatori del Politecnico a pressioni antropiche, anche di carattere infrastrutturale, è riscontrabile dalla registrazione degli episodi, sempre più frequenti, di dissesto idrogeologico». Certo, quelli analizzati dagli studiosi di Milano sono gli ambiti di trasformazione previsti sulla carta e potrebbero non essere realizzati. Se però queste aree «trovassero piena attuazione nel corso degli anni scrivono Arcidiacono, Ronchi e Salata il tasso di variazione delle superfici antropizzate segnerebbe un incremento» tale che, si rischierebbe «di compromettere la qualità ambientale e paesaggistica del territorio».
Garda, 277 ettari sono a rischio cementificazione
Negli ultimi 12 anni, sul Garda, sono stati cementificati 878 ettari di terreno. Ora altri 277 ettari sono a rischio, secondo le previsioni urbanistiche comunali. Legambiente ha lanciato un allarme sulla base di uno studio del Politecnico di Milano sul consumo di suolo. I progetti di nuove edificazioni non sono stati azzerati, anzi, si prevede un aumento del consumo di suolo. Sulla carta, gli amministratori hanno previsto lotti su aree libere per 277 ettari, più delle edificazioni realizzate tra il 2007 e il 2012. Secondo Legambiente, questi dati dimostrano che sul cemento non c'è stata alcuna inversione di tendenza.
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