IL PRIMO ad assegnargli un autore, è stato Federico Zeri: «Negli Anni 80, eravamo vicini di casa, a Mentana; viene a trovare mia madre, vede il rilievo, si ferma, e sentenzia: "Donatello". Poi, di sua iniziativa, ci manda una lettera, per confermarne l'attribuzione», dice uno dei proprietari; Zeri ne parla anche ad Antonio Paolucci, allora ministro dei Beni culturali: «Mi mostrò delle foto, proponeva che lo Stato lo acquistasse»; ma soltanto adesso il rilievo, un metro e 25 centimetri per 75, è stato finalmente presentato in modo ufficiale, e, fino a domenica, sarà esposto a Roma, a Palazzo Venezia. Raffigura la Madonna tra 13 cherubini mentre porge due corone, è ritenuto parte della tomba di Santa Caterina, a Santa Maria sopra Minerva, come viene rifatta verso il 1430. Quando la patrona d'Italia diventa una Santa, anche quella sepoltura è ristrutturata ed anzi arricchita (e il rilievo è così smontato, e perfino messo in vendita); infine, dopo il 1573, in piena Controriforma, la cappella è dedicata alla Madonna del Rosario: e di Santa Caterina resta soltanto il sepol-cro, così come è oggi. Due studiosi, Giancarlo Gentilini e Marco Pizzo, si sono dedicati all'opera; una lettera del 1592, in cui viene descritta e si racconta che è in vendita, li ha posti sulla buona strada; ora spiegano che il rilievo è una delle tre lastre del monumento del 1430: le altre, perdute, dedicate all'allora beata Caterina (quella centrale) e a Cristo che la incorona, una triplice incoronazione assai documentata nell'iconografia tradizionale. Nel 1430, Donatello (cioè Donato Niccolo de' Bardi, fiorentino, 1386-1466), massimo scultore del Rinascimento ed allievo di Lorenzo Ghiberti, ricorda Claudio Strinati, soprintendente e storico d'arte, «lavorava a Roma», dov'era venuto la prima volta nel 1404, insieme con Filippo Brunelleschi; «il rilievo è comunque un capolavoro», sentenzia Paolucci, che lo vede, dal vivo, per la prima volta. Altri, invece, manifesta qualche dubbio: Francesco Negri Arnoldi, docente a Tor Vergata, è incline a ritenerlo parte della seconda sepoltura, dopo l'avvenuta santificazione («troppo fastoso per una semplice Beata; e all'epoca, Donatello lavorava a Siena, quindi, la cosa era possibile»); comunque, il caso è di quelli destinati a far rumore tra gli studiosi. «Se l'opera fosse in vendita, mi piacerebbe che finisse al Bargello di Firenze, autentica "casa di Donatello", dove sono le sue opere più importanti, iniziando dal San Giorgio e, dal David», continua Paolucci; ma l'avvocato Guglielmo Frattari, per conto dei proprietari (la famiglia Santoro: «Dal '500, l'opera non è mai uscita dalla nostra casa», dice uno di loro) afferma che, per ora, non ne è prevista la cessione. In origine, il rilievo era una lunetta. Alcune sue parti sono di squisita qualità: forse solo il volto e una mano di livello leggermente inferiore. La Madonna ha una corona in grembo, e un'altra che protende, con una mano, verso il centro della composizione, dove era l'effige di Caterina, quasi per consegnarla al Cristo, che gliela imponga sul capo. Attorno, volti ed ali di cherubini: «Un'invenzione preziosa», annota ancora Paolucci, che nel marmo riscontra molte tra «le geniali scorrettezze tipiche dì Donatello». E straordinario è il "giallo" delle quattro "edizioni" della sepoltura, ricostruito in modo documentato dagli studiosi. Di ciò che è stato rimosso da quel sepolcro, sopravvivono tre formelle, «aggiunte nella versione del 1460, cioè dopo la canonizzazione, attribuite a Isaia di Pisa: a Palazzo Odescalchi, dove era forse in vendita, nel 1592, anche il rilievo di Donatello; nella chiesa di Sant'Antonino a Pofi, nel Frusinate; e in una collezione privata svizzera, dopo essere passata per il mercato degli antiquari non troppo tempo fa», spiega Gentilini. Per il quale, l'attribuzione a Donatello s'adegua anche alle proteste per la sua lunga assenza da Prato, dov'era impegnato a un cantiere, esse pure documentate, perché giunsero fino a Cosimo Medici. E a questo punto, è forse il caso di compiere delle analisi chimiche sul marmo, e, dice Gentilini, «anche di prendere in esame la figura, ancora in loco, di Caterina giacente: da sempre bistrattata, anche perché nel passato perfino dipinta. Nel volto, io vedo la mano di Donatello; si, anche qui, nello splendido e curatissimo incarnato». Perfino chi è più scettico, come Negri Arnoldi, acconsente: «La storia dell'arte è fatta anche di molti mutamenti; diciamo che per ora, questo rilievo può essere ascritto a Donatello, anche in mancanza di altre alternative. Ma bisogna continuare a studiare; come, del resto, di deve sempre fare».