Il gruppo Bonsignore propone il project financing con gli sgravi fiscali. Lo stop and go del governo: l'opera deve entrare nella Legge di stabilità di Albino Salmas MESTRE. L'autostrada Orte-Mestre, un affare da 10 miliardi di euro in project financing con lo sconto fiscale, ha ottenuto il via libera del Cipe, prima tappa per passare dalle parole ai fatti e scrivere un nuovo capitolo della «Nuova Romea», l'arteria invocata da vent'anni per decongestionare l'asse-Venezia-Ravenna-Cesena, attraversata dai tir che collegano tre fra i principali porti merce italiani. Dichiarata opera di pubblica utilità nel 2003 ma sempre rinviata per le opposizioni dei comitati popolari, l'autostrada è ora sul tavolo del ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio che ha ereditato il dossier da Maurizio Lupi, uscito di scena per quel Rolex regalato al figlio. Tre sono i nodi da sciogliere a Nordest: l'alta velocità Verona-Vicenza con la nuova stazione nella città berica; il completamento della Valdastico Nord verso Trento e la Orte-Mestre, il cui progetto oscilla con il pendolo della politica. Ad aprile, con l'alta marea dello scandalo «Grandi Opere» e l'inchiesta della procura di Firenze, Delrio l'ha esclusa dalla lista delle 49 opere prioritarie allegata al Def, una retromarcia suggellata dal voto del 15 aprile scorso alla Camera, quando fu bocciata una mozione della Lega che invocava il rispetto degli impegni presi. Le priorità sono altre, disse il Governo. Ora si riparte. E la spinta è maturata in un tempio sacro della politica: al meeting di Cl di Rimini, il viceministro alle Infrastrutture Mario Ciaccia, ha assicurato che «il Cipe darà il via libera alla Mestre-Orte»: promessa mantenuta perché due giorni fa l'esame è stato superato. L'ottimismo è giustificato? Dopo 13 anni sono ancora molti i nodi da superare, in primis il nulla osta della Corte dei Conti, che ha chiesto in via preventiva il parere del Consiglio superiore dei lavori pubblici sul piano economico finanziario presentato dal gruppo Bonsignore. Eppure, già due anni fa l'allora premier Enrico Letta aveva sbloccato la Mestre-Orte inserendola nella lista delle grandi opere «assolutamente indispensabili per rilanciare lo sviluppo in Italia». L'altra opera finanziata dal governo Letta è la Pedemontana, i cui cantieri girano a mille anche senza il closing al piano finanziario. Insomma, c'è project e project, dipende da chi lo presenta. Luca Bonsignore presidente di Elia (Infrastrutture lavori Italia autostrade) ricorda che l'autostrada Orte-Mestre ha ottenuto il parere favorevole di oltre 220 enti pubblici, a partire dalle quattro regioni (Lazio, Umbria, Emilia Romagna e Veneto) attraversate dai 396 km del corridoio. Sono stati sentiti anche 48 comuni e 11 province. Via libera anche dai ministeri dell'Ambiente e dei Beni culturali, dopo la correzione al tracciato imposta nel 2007 dall'allora ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro che ha cancellato l'ipotesi del tunnel di Mestre. Il piano finanziario è stato così ridimensionato da 13,3 miliardi di euro a 9,2 miliardi che coprono i costi di costruzione e gli oneri finanziari. Sarà davvero un'opera a costo zero per lo Stato? Il progetto prevede un contributo di 1,8 miliardi versato dagli enti pubblici, ma c'è anche una seconda strada per non gravare sulle casse pubbliche. Con l'articolo 18 della legge 183-2011 il concessionario potrà ottenere le agevolazioni a compensazione della contribuzione pubblica. In altre parole i contributi pubblici arrivano sotto forma di detrazione e bonus fiscale a opera ultimata. La nuova autostrada può rappresentare anche la dorsale informatica della banda larga collegando Perugia, Cesena, Ravenna, Ferrara, Padova e Mestre, la dorsale adriatica che registra tassi di sviluppo superiori a quella tirrenica e al vecchio triangolo industriale del mitico boom italiano.