UNA scoperta che ridisegna la mappa della Roma arcaica. E riscrive la storia del suo sviluppo urbanistico fra il VI e il V secolo a.C.. Ampliando i confini dell'area abitata al tempo dei re Tarquini fino al colle del Quirinale, dove prima si credeva, invece, ci fosse solo una necropoli. Non esitano a definirla come «una delle più importanti scoperte archeologiche avvenute a Roma negli ultimi anni», gli archeologi della Soprintendenza speciale per il Colosseo guidata da Francesco Prosperetti. Che durante l'estate, nel corso degli scavi di archeologia preventiva all'interno dell'ex Istituto geologico (l'ottocentesco Palazzo Canevari) di largo Santa Susanna, hanno trovato i resti di una rara dimora arcaica del VI secolo a.C., coeva al circuito delle mura serviane. E proprio per la datazione già ribattezzata da alcuni come la "Casa dei Re". Le sue tracce sono tornate alla luce a pochi metri dai resti di un gigantesco tempio del V secolo a.C., già rinvenuti fra il 2011 e il 2013. E proprio con la costruzione del tempio- simile a quello di Giove Capitolino sul Campidoglio, ma di cui non è stata ancora identificata la divinità di riferimento- coinciderebbe l'abbandono dell'abitazione. Che per la posizione elevata, le dimensioni, la pianta e la tecnica costruttiva si ipotizza appartenesse a una famiglia di rango, «forse ai custodi dell'area sacra già destinata al culto prima ancora della costruzione del tempio monumentale, lungo 40 metri e largo 25» spiega la direttrice degli scavi, Mirella Serlorenzi. La dimora arcaica del Quirinale (una delle poche rinvenute nella capitale in buono stato di conservazione) aveva una pianta rettangolare, con uno zoccolo di blocchi di tufo e un ingresso forse preceduto da un portico, muri di legno rivestiti con intonaco d'argilla alti circa 3 metri e un tetto di tegole. E presenta forti analogie con strutture dello stesso tipo nel Lazio e in Etruria, a cominciare dalla casa di Ficana (metà del VII secolo a.C.) di Acilia. «La nuova struttura ad uso civile riaffiorata ci racconta che le Mura edificate da Servio Tullio racchiudevano un centro abitato molto più vasto di quel che si credeva, in una zona dove prima pensavamo ci fossero solo sepolture» spiega Serlorenzi, impegnata nello scavo fin dai primi sondaggi del 2003. «La serie di rinvenimenti emersi nell'area è davvero eccezionale» sottolinea Prosperetti, ricordando che poco lontano in passato fu trovato anche il celebre "Ermafrodito dormiente". «Per questo annuncia il soprintendente - stiamo elaborando un progetto di musealizzazione in accordo con la proprietà: la Cassa depositi e prestiti, che sta restaurando l'ex Ufficio Geologico per farne sede dei suoi uffici». L'area museale che sarà in futuro aperta al pubblico prevederà un percorso di visita diacronico fra i resti archeologici, valorizzato anche grazie all'uso di strumenti multimediali.