QUINDICI anni fa la Valle d'Aosta aveva bisogno di un luogo per plasmare i suoi maestri di scuola elementare e dell'infanzia e ora si trova con un ateneo tutto suo, piccolo ma specializzato. «Più della metà dei nostri iscritti provengono dalla regione, ma abbiamo anche molti siciliani, pugliesi, piemontesi », racconta Fabrizio Cassella, rettore dell'Università Valle d'Aosta. Oggi gli studenti sono 1.300 circa e quando si laureano hanno ottime chance di trovare un posto: «Sui nostri tre corsi più forti sfioriamo il 90 per cento di ex allievi che risultano occupati a un anno dal titolo», dice il magnifico. Tutto è iniziato nel 2000, con la nascita dell'ateneo e il primo corso in Scienze della formazione primaria. «La regione aveva bisogno di insegnanti con un profilo aderente alle sue specificità linguistiche e culturali. A questa esigenza si aggiunse la necessità di formare i propri dipendenti pubblici attraverso un indirizzo di studi economico-politico », ricorda il rettore. Così è nata l'Università della Valle d'Aosta, in concomitanza con il "boom" dei piccoli atenei in tutta Italia. La struttura accademica di Aosta è «pubblica ma non statale », perché l'80-90 per cento dei suoi finanziamenti arrivano dalla Regione. Negli anni ai corsi "storici" se ne sono aggiunti altri, tra cui quello in Lingue e comunicazione per l'impresa e per il turismo, che è uno dei più gettonati ed è in grado di attrarre allievi da tutta Italia: «La forza di questo percorso spiega Cassella è che consente di prendere un doppio diploma grazie alle collaborazioni con l'Université Savoie di Chambery e, da quest'anno, con la Sophia Antipolis di Nizza. Offriamo poi lo stesso tipo di possibilità pure con la Coventry University, in Gran Bretagna ». Completa il quadro il corso di Psicologia, organizzato per sopperire al fatto che l'Università di Torino non ha mai voluto portare questo tipo di insegnamento al di fuori del capoluogo piemontese. Poche materie ma specifiche, dunque. A volte arrivano richieste di avviare pure un percorso di Giurisprudenza, però finora l'ateneo non ha ceduto alla tentazione: «Il bacino di potenziali interessati ai nostri corsi è piuttosto piccolo e un'eccessiva diversificazione rischierebbe di farci perdere incisività», fa notare il rettore. Per cercare di aumentare l'appeal del suo ateneo, la Regione ha varato un progetto che prevede un nuovo e avveniristico campus per ampliare la sede principale di strada dei Cappuccini. Negli ultimi tempi però la crisi ha spinto l'ente a ridimensionare il cantiere, almeno per ora: «Ciò che si riuscirà a realizzare tra fine 2018 e inizio 2019 è una nuova ala di aule. In questo modo miglioreremo il livello della nostra offerta, grazie a spazi d'apprendimento più nuovi e tecnologici», sottolinea Cassella. La nuova costruzione darà una mano ad aumentare il numero di matricole che ogni anno si iscrivono. Oggi sono 300 e, una volta laureate, hanno buone chance di impiego: «Il corso di Scienze della formazione primaria viene avviato in base alle indicazioni della Sovrintendenza, dunque tante persone escono da noi e tante trovano una cattedra», dice il rettore che ha notato però un cambiamento nel destino dei suoi ex studenti: «Fino a quattro anni fa l'80 per cento trovava un posto nel pubblico e il 20 nel privato. Lo scorso anno il rapporto si è ribaltato e oggi il 60 per cento trova lavoro al di fuori degli enti locali».
Una piccola università specializzata La ricetta vincente della Val d'Aosta
L'Università della Valle d'Aosta è stata fondata nel 2000 per rispondere alle esigenze della regione di avere insegnanti con un profilo linguistico e culturale adatto alle sue specificità. Il corso di Scienze della formazione primaria è stato il primo e ha avuto successo, con più della metà degli iscritti provenienti dalla regione. Oggi gli studenti sono 1.300 e quando si laureano hanno ottime chance di trovare un posto di lavoro. L'ateneo è pubblico ma non statale, con finanziamenti principalmente dalla Regione. Negli anni sono stati aggiunti altri corsi, tra cui quello in Lingue e comunicazione per l'impresa e per il turismo, che è molto gettonato.
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