LE IDEE UN AVVISO INFORMA DELL'ENNESIMO TAGLIO AGLI ORARI DI DISTRIBUZIONE DEL MATERIALE CAUSA SCARSITÀ DI PERSONALE È lo scientico soffocamento di uno dei luoghi di cultura di una città che annega nella retorica della "bellezza" A QUELLA di Parigi, per non fare che un esempio, si studia fino alle 20: e anche la domenica. Ed è normale: la normalità della civiltà. Ormai l'agonia della Nazionale e con essa di buona parte del sistema delle biblioteche e degli archivi, cioè del patrimonio storico della nazione che l'articolo 9 della Costituzione impegna la Repubblica a tutelare è giunta alla fase terminale. I libri ora si chiedono solo al mattino, e solo l'invocato soccorso del Servizio Civile potrà far cambiare le cose: come se fossimo vittime di un'alluvione, o di un terremoto. E invece no: il nemico (ben più mortale) è l'ordinario abbandono, lo scientifico soffocamento di uno dei più importanti luoghi di cultura di una città e di un Paese che contemporaneamente annegano nella fluviale retorica della 'bellezza'. Nello scorso marzo, il ministro Dario Franceschini si è arrampicato sugli specchi per cercare di smentire senza riuscirci gli incredibili dati sul fondo di finanziamento ordinario della Nazionale (154.593 euro per il 2016, altrettanti per il 2017!). In seguito ha parlato di «rivoluzione epocale » per l'Art Bonus (che in realtà sta dando risultati imbarazzantemente modesti) e poche settimane fa ha annunciato l'altra 'rivoluzione', quella dei superdirettori dei 20 supermusei (tre dei quali a Firenze). Ma anche quei musei sono ormai scatole vuote, con pochissimi funzionari molto anziani. Ed è di questi giorni la notizia che i nuovi organigrammi non prevedono più nemmeno un archeologo agli Uffizi: un museo che per numero e qualità di statue antiche viene subito dopo Roma e Napoli. La prosa franca e diretta dell'avviso della Nazionale lascia in mutande il ministro per i Beni culturali. La coperta cortissima dello storytelling della rivoluzione, l'ormai grottesca politica degli annunci non bastano a nascondere la dura realtà. Che è questa: Franceschini non riesce a fare meglio di Galan o di Ornaghi, perché non riesce a dare al patrimonio culturale le uniche due cose che servono: personale qualificato assunto a tempo indeterminato e fondi ordinari sufficienti. In assenza di una vera svolta su questi due punti cruciali, si tratta solo di aspettare il giorno in cui sulla porta della Nazionale apparirà un altro avviso, con stemmi e sigilli, in cui si leggerà: «Si informano i gentili utenti che, a causa della continua diminuzione di personale, la Biblioteca cessa la sua attività, in attesa del ritorno della civiltà». Quanto manca a quel giorno?
FIRENZE - Biblioteca Nazionale,vergogna sul foglio con stemma
Il patrimonio culturale italiano sta annegando nella "bellezza" della normalità. La Nazionale, il Museo Nazionale di Roma, i 20 supermusei e le biblioteche e gli archivi sono tutti in crisi. La causa è lo scarsezza di personale qualificato e fondi ordinari. Il ministro Dario Franceschini ha annunciato "rivoluzioni" senza risultati, come l'Art Bonus e la nomina di superdirettori. Ma la realtà è che non si sta facendo abbastanza per salvare il patrimonio culturale. L'avviso della Nazionale per la diminuzione di personale è solo l'inizio. La crisi del patrimonio culturale è una questione di personale qualificato e fondi ordinari, e non di politiche di "rivoluzione".
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