Esperta di arte contemporanea, Silvia Evangelisti ha il merito di aver lanciato Arte Fiera alla fama internazionale. Ne è stata alla guida per molti anni come curatrice, fino al 2012. Ora insegna all'Alma Mater. Professoressa, è favorevole al biglietto per vedere un'opera che fa parte del patrimonio collettivo cittadino come il Compianto ? «Certo. La manutenzione costa, costano i restauri, costa anche la luce, perché no? Mettere un piccolo obolo non priva i cittadini dell'accesso a un bene comune. In qualsiasi parte del mondo si paga per vedere le opere d'arte. Genus Bononiae mette a disposizione della città una gran quantità di beni artistici ed è giusto che sia aiutata a sostenere questa meritoria attività». Quindi è d'accordo con i biglietti d'ingresso per i musei e certe opere particolari della città? «Tutti i musei pubblici sono a pagamento, dappertutto. Anzi, credo che mettere una quota per accedere ai beni culturali li renda più preziosi agli occhi delle persone, di coloro che li fruiranno. Ne faccia considerare il valore culturale». A Venezia, per esempio, si paga per entrare in molte chiese. «Venezia è un caso particolare: deve far fronte a una quantità di turisti enorme. E perciò cerca anche di tutelarsi». Pensa che sia giusto che anche i cittadini di Bologna paghino l'ingresso per il Compianto ? «Penso di sì. I bolognesi l'avranno già visto forse cento volte. Oppure non lo hanno mai visitato. In questo caso forse vuol dire che non entreranno mai in Santa Maria della Vita. D'altra parte non vedo queste frotte di concittadini davanti al gruppo di Niccolò dell'Arca, o a San Giacomo Maggiore. Il crocefisso di Cimabue è stato "scoperto" ora, a Palazzo Fava, grazie alla mostra Da Cimabue a Morandi: quanti lo visitavano nella sua sede, la basilica di Santa Maria dei Servi? E la nostra Pinacoteca non mi sembra particolarmente affollata». Quindi via libera ai biglietti. «L'ingresso è di tre euro: poco più di due caffè. Pagare è un segno di attenzione, un contributo alla manutenzione di quella chiesa, dell'opera, della sacrestia. E un minimo riscontro per quello che Genus Bononiae fa per la città».