Sassoli e il Compianto a pagamento «Bene, un modello anche per noi» Il presidente dell'Istituzione Musei: «I nostri spazi hanno prezzi troppo bassi» La visita al Compianto a pagamento? «Bene plaude Lorenzo Sassoli de Bianchi : è la più importante attrazione d'arte storica di Bologna». E quei tre euro «hanno chiaramente un valore simbolico». Così come gli ingressi negli altri spazi espositivi della città che, a pensarci bene, ragiona il presidente dell'Istituzione Bologna Musei, «hanno prezzi troppo bassi. Sembra che ci svendiamo, che nemmeno noi siamo convinti del valore di ciò che stiamo offrendo. E purtroppo è così un po' in tutta Italia». Lo dica subito: aumenterete le tariffe dei musei civici? «Non è nemmeno allo studio. Ma dovremmo farlo. Le tariffe dei musei civici viaggiano tra i 5 euro dell'Archeologico e i 6 euro del Mambo. Poi prevediamo le doverose agevolazioni per studenti, anziani, giovani. È una scelta dell'Istituzione Musei, ma sono convinto che i bolognesi quando vanno all'estero pagano molto di più». Anche nei luoghi di culto? «Accade ovunque per porzioni che custodiscono affreschi e opere particolarmente preziose. Non vedo perché Bologna debba essere diversa». Insomma, allora il biglietto per il capolavoro di Niccolo dell'Arca era doveroso? «È un'opera che dà orgoglio alla città. E Genus Bononiae, che la custodisce in Santa Maria della Vita, sa che può contare sempre più su un turismo di alto profilo». Fa bene anche all'economia? «Il turismo colto va negli alberghi, mangia nei ristoranti, va a teatro, ai concerti, fa acquisti». Così si arricchisce la città: allora non si riesce a rendere libera e gratuita la fruizione dell'arte? «Per mantenere, conservare, valorizzare opere di grande valore occorrono molte risorse. Non si può rischiare, ognuno deve contribuire. E il contributo dei visitatori è il minimo. Anche se Bologna viene da una tradizione di gratuità dei musei». Però? «Però era un sistema difficilmente sostenibile». Quanto incide lo sbigliettamento nel bilancio dei musei? «Il 10 o 15 per cento. È così in tutto il mondo. È poco, ma è qualcosa». Se potesse ritoccare le tariffe dei musei civici da oggi, di quanto le aumenterebbe? «Bisogna comunque mantenere un equilibrio, l'arte deve restare alla portata di tutti. Siamo molto democratici. Ma tutti devono capire che l'arte è un patrimonio comune». Quindi bisogna contribuire... «Al Metropolitan di New York c'è l'offerta libera. Si suggeriscono dieci dollari e nessuno osa offrirne di meno. Si vergognerebbero, incrocerebbero sguardi disapprovazione appena oltre la porta». Offerta libera anche a Bologna: funzionerebbe? «Non lo so. È una questione di educazione. Che dovrebbe iniziare già nelle scuole. Tre euro per ammirare il Compianto e poi accedere anche al tesoro dell'Oratorio e del Museo. Ma, scusi, c'è qualcuno che si lamenta?». I turisti probabilmente no. Ma i bolognesi sono abituati a farvi visita più volte. Alla fine sono soldi... «Credo che Genus Bononiae sia studiando abbonamenti, agevolazioni per tutti gli edifici del suo percorso». E l'Istituzione Musei? «Esistono già tessere e abbonamenti. Per chiunque, residenti e non. Trenta euro all'anno e si può accedere a tutti i musei civici. Una cifra alla portata di chiunque. Il Mambo prevede forme di abbonamento a seconda della cifra che si vuole versare. Se il Comune pensa a una card per i bolognesi e per tutti i musei pubblici e privati della città è liberissimo, ma credo sia un po' complicato. Chi pretende la gratuità forse non comprende il valore di quello che va a vedere». Allora, un prezzo seppure simbolico, è un filtro per visitatori consapevoli? «Dà il senso del valore dell'opera che si va a vedere. Per questo se fai pagare troppo poco fai la parte della Cenerentola, ti sminuisci da solo. E da fuori si percepisce che quel tesoro non è all'altezza» La cultura gratis per tutti, a spese di Stato e enti locali, è un'utopia? «La cultura vive con un solo modello: la sinergia tra pubblico e privato. Il contributo dei fruitori. E, finalmente, un po' di orgoglio».