NON appuntamenti programmati, ma blitz, per evitare contestazioni organizzate. Una sorta di spot a sorpresa, con permanenza nello stesso posto non più lunga di mezz'ora, per dare l'impressione di esserci, di presidiare anche fisicamente la città, senza però rischiare spiacevoli incidenti. È successo ieri a Porta San Sebastiano, dove il sindaco Marino ha inaugurato, insieme all'assessore Maurizio Pucci, la "zona 30" in direzione dell'Arco di Druso: potranno circolare solo mezzi pubblici, pedoni, bici e auto dei residenti. «Un altro passo per realizzare il più grande parco archeologico del pianeta, che tiene conto dell'importanza storico-archeologica di Roma e nello stesso tempo della mobilità urbana», ha spiegato il chirurgo dem. «Ripristinando il bus 118 non solo non si creano disagi, ma aumenta la mobilità con il trasporto pubblico a favore dei romani e dei turisti che potranno visitare più agevolmente questa zona». E, poi, a seguire, alla stazione Termini, sulla quale l'altro ieri, nel corso della Cabina di regia sul Giubileo, Marino aveva sollecitato le forze dell'ordine a rafforzare la sicurezza: una visita imprevista per verificare lo stato dell'arte in vista dell'avvio, oggi, di ben tre cantieri che complicheranno non poco la viabilità dell'intera area. Eccola la nuova strategia movimentista dell'inquilino del Campidoglio, tornato dalle vacanze con propositi bellicosi. Mentre l'assessore Alfonso Sabella se ne resta chiuso a palazzo Senatorio a curare il fronte del contrasto al malaffare, impegnato a studiare tutti i meccanismi utili a scongiurare che le opere dell'Anno Santo si trasformino - come in passato - in una grande mangiatoia per imprenditori senza scrupoli. Il più innovativo è senz'altro quello che verrà testato sui cantieri del Giubileo, appunto, per poi diventare regola fissa in tutti quelli che verranno aperti in futuro. E consiste in una serie di verifiche sul campo, ovvero in corso d'opera, per controllare che i lavori siano eseguiti a regola d'arte. Senza trucchi né imbrogli. In sostanza, una piccola task force composta da ingegneri comunali appena assunti e dalla polizia locale entrerà a sorpresa nelle aree di cantiere, dove si stanno asfaltando le strade o rifacendo i marciapiedi, per accertare che i materiali indicati nel capitolato di gara corrispondano a quelli realmente utilizzati per i lavori: a cominciare dalla qualità dell'asfalto e delle massicciate, spesso costruite più basse per risparmiare. «Insomma, non dovremo più aspettare lo stato avanzamento lavori o il collaudo per verificare se l'opera è stata fatta come si doveva, con il rischio di dover poi buttare tutto all'aria», spiega Sabella. «Se lo facciamo prima, in corso d'opera, abbiamo il tempo per intervenire e poter così consegnare al cittadino romano una strada che dura 10 anni, non che si buca alla prima pioggia ». Ovviamente i test non potranno essere fatti sulla totalità dei cantieri, «non ne avremmo né il tempo né le risorse», ma a campione e con la procedura del sorteggio, «in modo da garantire la massima trasparenza ». Non solo. Controlli serrati verranno anche effettuati sulla regolarità delle assunzioni: poiché tutte le gare per la manutenzione straordinaria vengono bandite al massimo ribasso (ma il costo del lavoro non rientra fra le voci sottoposte a "sconto") si intende verificare che il prezzo del ribasso non venga pagato dagli operai, magari reclutati in nero sempre per risparmiare. «Non vogliamo assolutamente che nei nostri cantieri vengano per esempio impiegati extracomunitari senza contratto, che magari viene poi registrato il giorno dopo che si verifica un infortunio». Per l'assessore Sabella la legalità è (soprattutto) questo.