Un programma di immersioni subacquee: necessario il brevetto Archeologi subacquei al lavoro nelle acque di Baia Nelle acque di Baia continua a vivere sommerso il Ninfeo dell'imperatore Claudio. Luogo di culto delle ninfe, protettrici delle acque, oggi accoglie, ogni giorno dell'anno, subacquei e visitatori che, grazie ai lavori di archeologia subacquea che da cinquant'anni si avvicendano non senza difficoltà, possono ammirare sul fondale la sagoma del ninfeo disegnata dalla cresta dei muri e le copie delle statue esposte, in originale, nel Museo archeologico nazionale dei Campi Flegrei. Basta solo scegliere come visitarlo e prenotare il giorno: immersione subacquea, per cui è necessario un brevetto di almeno primo livello (prezzo 35 euro), snorkeling (20 euro) o visita con battello dalla carena vetrata immersa in acqua che rende possibile vedere i fondali stando comodamente seduti, da fare il sabato, alle ore 12 o 15, e la domenica, alle ore 10, 12 e 15 (10 euro, prenotazioni 320 8350145 o 348 9007396). A celebrare, inoltre, le imprese di rilievo e scavo effettuate nelle acque di Baia, la cui importanza per l'archeologia subacquea è paragonabile solo a quella di Pompei per l'archeologia classica, il volume "Il Ninfeo sommerso di Claudio a Baia", curato dall'archeologo subacqueo Filippo Avilia e dal funzionario della Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Napoli e Pompei Paolo Caputo (Valtrend Editore, 160 pagine, 35 euro). Attraverso scritti e testimonianze di Bernard Andreae che diede il via all'impresa, dell'architetto Filomena Lucci e dell'archeologa Maria Luisa Bruto, i saggi dei curatori e un apparato di fotografie con le immagini d'epoca scattate da Mario Rosiello, viene ricostruito un ricco itinerario che abbraccia la storia dei Campi Flegrei, sopra e sotto il livello dell'acqua. A scoprire i resti sommersi di Baia fu il capitano Raimondo Bucher che, durante un'uscita in pattuglia sul mare nel 1956, intravide, grazie a ottime condizioni atmosferiche tuttora ineguagliate, forme subacquee chiare, regolari, simmetriche. Dalla foto che scattò emersero strade e costruzioni antiche che decise di verificare di persona immergendosi. Ma il primo intervento scientifico arrivò nel 1959 con Nino Lamboglia, pionere dell'archeologia subacquea mediterranea, che di fronte punta Epitaffio individuò per primo un ambiente con nicchie, il ninfeo appunto. Poi, una violenta mareggiata nel 1969 mise allo scoperto due statue, Ulisse e Baios, che alimentò speranze. E infatti nel 1981, alla prima campagna di scavo, tra turni di immersione e lunghi lavori a bordo della nave, si scoprirono altre statue: due di Dionisio, una della figlia di Claudio, una della madre, un frammento di busto drappeggiato e una mano di fanciullo con farfalla. E ancora: ceramiche, anfore, marmi e oggetti vari. Alla fine della quarta campagna il ninfeo si rivelò in tutto il suo splendore e la sua storia fu chiara: costruito in opera reticolata, con tufo flegreo e laterizio, intorno ai primi anni del I secolo d.C., era ipogeo (lungo 18 metri e largo 9,50) con una volta a botte che dava la sensazione di penetrare in una grotta illuminata solo dalle lucerne e dall'ingresso, ma nella metà del quarto secolo una fase di bradisismo discendente portò l'acqua di mare a penetrare il ninfeo devastando le strutture antistanti l'edificio.
CAMPANIA - Baia, rivive il ninfeo sommerso dell'imperatore Claudio
Un programma di immersioni subacquee si svolge ogni giorno dell'anno nelle acque di Baia, dove è possibile ammirare il Ninfeo dell'imperatore Claudio. Per visitare il ninfeo è necessario un brevetto di almeno primo livello, un prezzo che varia a seconda della scelta di immersione subacquea, snorkeling o visita con battello. Il ninfeo è stato scoperto grazie all'archeologia subacquea, che ha rivelato la sua storia e la sua importanza per l'archeologia classica. Il volume "Il Ninfeo sommerso di Claudio a Baia" racconta la storia del ninfeo e dell'archeologia subacquea.
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