C'è un sistema cultura che va parametrato tra tutti i Paesi europei. Europei nel Mediterraneo. È naturale il dialogo con l'Europa proprio in materia di cultura e deve essere prioritario non per costruire una identità culturale perché quella c'è e come ma per valorizzare l'identità di una civiltà che diventa radicamento di un popolo e di una comunità. L'Europa e il Mediterraneo, in senso più stretto, non devono servire soltanto come luogo o come contenitore finanziario, è necessario che questo ci sia, ma, grazie alla storia di una Nazione come l'Italia, cerchiamo di portare in Europa l'eredità di quella civiltà le cui testimonianze sono appunto in tutto il contesto mediterraneo. Parliamo di cultura come risorsa ma parliamone anche come un processo o un modello di una identità da riaffermare e da offrire come dato testamentario. Si continua ad insistere nel parlare di politica dei beni culturali. È un fatto che ha la sua importanza ed è anche necessario che se ne discuta in termini di garanzia di progettualità. C'è comunque una questione che va risolta che è una questione di ordine prettamente politico. Si tratta del rapporto tra economia e reale investimento sulle risorse culturali. Leggo, nei fatti che accadono, una discrepanza tra l'idea delle politiche culturali a livello centrale e l'idea che se ne ha nelle varie periferie della nostra bell'Italia. L'Italia possiede il quaranta per cento delle ricchezze artistiche di tutto il mondo. Bisogna essere coerenti in termini progettuali e adottare metodologie che siano certamente puntate alla salvaguardia del nostro patrimonio ma che la stessa salvaguardia possa, comunque, diventare elemento produttivo. Il rapporto tra Ministero e sedi periferiche deve essere intensificato sul piano di uno sviluppo delle culture intese in termini fruitivi, partecipativi e partecipati. Credo che vada preso in forte considerazione un discorso riguardante un progetto cultura che abbia come riferimento, certamente, il rilancio delle Regioni e delle risorse territoriali, ma il tutto deve essere inserito in un contesto, chiaramente molto più ampio, che possa tenere, nella giusta misura, un rapporto tra identità dei diversi bacini territoriali e proiezione in termini realmente di politica progettuale. Occorre attrezzarsi sia politicamente che metodologicamente per cercare di portare avanti dei processi che sono identitari ma sono anche economici. E come tali devono rappresentare un modello di investimento serio. I bisogni culturali che questa nostra società pone in essere sono tanti. Ecco perché ormai una Agenzia della cultura e dei beni culturali sarebbe un punto di riferimento e di coordinamento tra istituti, organismi e istanze che vivono all'interno dei vari contesti territoriali. Una Agenzia che abbia le capacità di monitorare interventi ed eventi, valorizzazione e promozione. Il problema reale non è soltanto la tutela o la valorizzazione ma ormai bisogna sempre più orientarsi verso un progetto di promozione culturale il quale passa attraverso delle linee di conoscenza. Conoscere per valorizzare, valorizzare per promuovere, promuovere per rendere fruibile. Ci sono alcuni parametri che vanno contestualizzati territorialmente. E mi riferisco soprattutto al comparto spettacolo e quella che spesso viene ad essere definita programmazione culturale: ovvero programmazione di iniziative, di eventi, di manifestazioni. È necessario che anche questi abbiano una loro indicazione progettuale e non restino fatti occasionali dovuti a proposte eterogenee. Mi riferisco in modo particolare ad un discorso robusto sulle politiche editoriali e sul rapporto tra istituzioni, mercato e case editrici soprattutto nel Mezzogiorno. Sono sempre più convinto che occorre darsi un modello di progettazione culutrale che non debba essere basato solo su finanziamenti di singoli interventi ma bisognerebbe insistere su modelli da storicizzare e che diano lungo respiro. Il settore dei beni culturali è tutto da riconsiderare soprattutto alla luce della valorizzazione dei beni che producono cultura e investimento anche nella logica finora espressa e individuata. I musei costituiscono non solo una risorsa ma anche l'identità di una città. E questo è un fatto positivo perché pone in essere due questioni, due antiche questioni, che oggi si integrano: la cultura come appartenenza ad una comunità e l'economia (turismo o attività produttive) che resta legata alla valorizzazione delle risorse. Quindi i beni culturali, e in prima istanza il museo (ma anche le biblioteche e gli archivi) sono una risorsa vitale che veicola economia e immagine. Investire su un progetto cultura (insisto su un argomento per me antico) significa realizzare prioritariamente un monitoraggio delle risorse reali di cui il territorio è portatore. In questa operazione di monitoraggio bisognerebbe tenere in considerazione sia il turismo, sia i beni culturali e sia le attività produttive. Da questo punto di vista un conto è parlare di programmazione culturale legata alla riscoperta e alla riaffermazione delle identità locali in un rapporto sinergico con quelle regionali e nazionali. Un altro conto è discutere di organizzazione della cultura. Le possibilità di creare una rete di interventi-eventi (o pensare di allargare il progetto delle Mostre in rete) ci sono tutte. Occorre una forte volontà e definire un bagaglio economico che non mi sembra poi del tutto esoso. Si possono realizzare una serie di operazioni che pongono in evidenza un itinerario archeologico, storico, documentario ragionato scientificamente e didatticamente leggibile anche in sintonia con i territori ma sulla base di un progetto cultura che guardi a tutto il "sistema Italia". La politica culturale di un territorio non può che essere l'espressione di modelli di identità che creano valorizzazione e risorse, partecipazione e sentimento di appartenenza ad un processo che ha come epicentro quella realtà economica che produce o che potrebbe produrre sviluppo e quindi investimenti. Cultura come identità ma anche come sviluppo reale.