La vicenda delle nomine dei direttori dei venti supermusei sta diventanto la tipica farsa italica. L'annuncio, urbi et orbi, dei nomi è stata fatto il 18 agosto: e le scelte in molti casi assai discutibili sono state coperte con l'autorevolezza (almeno in parte oggettiva) della commissione. Ma ad oggi 6 settembre tutti ignorano quali siano state le vere decisioni di quell'organo tecnico: perché nonostante l'assicurazione esplicita che mi era stata personalmente fatta dal portavoce di Franceschini, Mattia Morandi le terne proposte dalla commissione al ministro non sono state rese note. L'ultima versione è che i singoli decreti di nomina dei direttori (dove saranno incidentalmente resi noti gli altri due nomi selezionati dalla famosa commissione) saranno firmati e dunque saranno disponibili a chi vorrà cercarseli nelle prossime settimane, in ordine sparso. Domanda: è ammissibile una simile mancanza di trasparenza? Già il fatto che la scelta finale sia stata effettuata (direttamente o mediatamente) da Dario Franceschini appare assai grave (dobbiamo aspettarci che prossimamente il ministro scelga personalmente anche i direttori d'orchestra?): ma il fatto che, venti giorni dopo l'annuncio nessuno sappia tra quali nomi e con quali criteri abbia scelto, appare davvero inaudito. Finché non sapremo se la commissione aveva o no inserito nelle terne i nomi dei tecnici interni dei Beni culturali, ci chiederemo se non abbia ragione la presidente dell'Assotecnici (autorevole dirigente centrale del Mibact), che giudica «discriminatorio il modus operandi adottato nei confronti di storici dell'arte, archeologi e architetti, che hanno avuto il solo torto di vincere un concorso pubblico, di restare in Italia e di portare il peso del patrimonio culturale statale con stipendi talmente ridicoli e con risorse talmente inadeguate da rendere il loro lavoro in larga misura assimilabile al volontariato». A certificare che il vero obiettivo di questa cosidetta 'riforma' è azzerare la possibilità stessa che i nostri grandi musei tornino ad essere centri di ricerca, giunge la notizia che il nuovo organigramma degli Uffizi (che sono stracolmi di importantissime statue antiche) non prevede nemmeno un archeologo . Oggi sul domenicale del «Sole 24 ore» un esemplare articolo di Paolo Liverani nota puntualmente che questo azzeramento smentisce la «benevola interpretazione» degli 'intellettuali di servizio' che avevano provato a sostenere che i nuovi direttori sarebbero gli architetti dei nuovi musei: «forse ci si doveva sbrigare a minare le fondamenta prima che arrivasse l'architetto a dire la sua?».
Articolo 9 Direttori dei musei: fuori le terne!
Il ministro Franceschini ha annunciato i nomi dei direttori dei venti supermusei, ma la scelta finale è stata effettuata da Dario Franceschini e la commissione non ha reso note le sue decisioni. La presidente dell'Assotecnici giudica discriminatorio il modus operandi adottato nei confronti di storici dell'arte, archeologi e architetti che hanno vinto un concorso pubblico. Il nuovo organigramma degli Uffizi non prevede un archeologo, smentendo l'interpretazione degli 'intellettuali di servizio' che avevano sostenuto che i nuovi direttori sarebbero stati gli architetti dei nuovi musei. La mancanza di trasparenza è considerata ammissibile.
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