di Luciano Piras wNUORO «Prendiamo atto che la notizia apparsa alcuni giorni fa sulla Nuova Sardegna in cronaca di Nuoro, sull'ipotesi di chiusura dell'Archivio di Stato della nostra città, seguita dall'acuta osservazione della professoressa Eugenia Tognotti sullo stesso quotidiano ed altri interventi sullo stesso argomento, hanno sollevato un problema annoso che riguarda la fruizione di un servizio indispensabile per la nostra cultura». Ad aprire il dibattito è Salvatore Moreddu, ricercatore appassionato della storia nuorese e barbaricina in genere. «La ricchezza e il benessere di un territorio si misura con vari parametri, tutti utili a delineare e far emergere le caratteristiche che ne connotano la vivibilità e la propensione ad affrontare il futuro in maniera accettabile per chi ci vive e per chi verrà dopo di noi. L'Archivio di Stato sottolinea costituisce, assieme ad altri che ruotano nella sfera culturale della Provincia, una struttura essenziale che tutti, consciamente o no, desiderano sia a portata della nostra sfera di interessi, anche se non usiamo il suo servizio neanche una volta nella nostra vita. È ancora vivo il ricordo dell'alluvione che qualche anno fa travolse la cittadina di Aulla, in Toscana, allorquando la melma invase la sede del Comune: in quel frangente tutta la popolazione si precipitò a salvare e ripulire tutto il materiale dell'archivio». Moreddu ricorda che «consapevolmente o meno, chi si prodigò tenacemente in questa opera, forse non aveva mai messo piede, né consultato alcun carteggio di quell'Archivio. Possiamo definire questa meritoria azione un atto di istintiva conservazione della propria memoria storica. Per Nuoro, ora si tratta di distogliere il Governo dal proposito strisciante di sopprimere l'Archivio di Stato della Provincia. Quando diciamo strisciante ci riferiamo a tutta una serie di fatti che possono condurre inevitabilmente a questo nefasto risultato. Per quanto di pubblica conoscenza, sappiamo che la vicenda della sede di Nuoro è da ricondurre a fattori umani, legati alla scarsità di personale di ruolo operante e che persiste da diversi anni». Già funzionario dell'amministrazione regionale, Salvatore Moreddu va per tappe: «Nel luglio del 2014 un comunicato ufficiale informava i clienti che il servizio era fruibile per tre giorni la settimana. I motivi sono riconducibili al concomitante incarico del responsabile ad occuparsi anche della sede di Sassari in quanto il precedente ha lasciato l'incarico. A luglio di quest'anno, un bravissimo collaboratore di sala nella sede di Nuoro è deceduto, di conseguenza la sala studio, e quindi l'apertura al pubblico, resterà chiusa a tempo indeterminato. Recentemente, il Ministero dei beni culturali, nel suo sito ufficiale, ha bandito un concorso per sostituire il personale mancante (custode di sala). Alla luce di questi fatti poniamo degli interrogativi: è vero che dopo l'espletamento del bando di cui sopra si vuole ripristinare l'apertura della sala studio per soli tre giorni la settimana? Inoltre chiede ancora Moreddu , perché non si provvede a spostare temporaneamente il personale necessario dal Museo archeologico nazionale di Nuoro? Sappiamo, infatti, che il prezioso impiegato venuto a mancare all'Archivio di Stato durante i giorni di chiusura del giovedì e venerdì e sabato prestava servizio presso il detto Museo». «Tutte queste osservazioni evidenziano che il problema è stato sottovalutato per troppo tempo conclude il ricercatore . Noi nuoresi dobbiamo essere capaci di uno slancio e di una forte e decisiva presa di posizione sperando che non finisca con iniziative estemporanee destinate ad affievolirsi nel volgere di poco tempo. Sarà il caso di riprendere anche il discorso, latente da troppi anni, per dare una degna sistemazione e una consona sede a questa preziosa e indispensabile istituzione. Riappropriamoci del nostro Archivio di Stato».
SARDEGNA - Cari nuoresi, riappropriamoci del nostro Archivio di Stato
Il ricercatore Salvatore Moreddu ha sollevato un problema annoso riguardo alla chiusura dell'Archivio di Stato di Nuoro, che potrebbe avere conseguenze negative per la cultura e la memoria storica della città. Moreddu ricorda un episodio simile a quello dell'alluvione di Aulla, in Toscana, in cui la popolazione si precipitò a salvare e ripulire il materiale dell'archivio. Egli chiede al Governo di non sopprimere l'Archivio di Stato e di prendere misure per ripristinare il servizio. Moreddu sostiene che la chiusura dell'archivio è stata sottovalutata e che è necessario uno slancio e una presa di posizione forte per salvaguardare la memoria storica della città.
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