IL recente rapporto della Svimez sullo stato del Mezzogiorno, avendo svelato quello che tutti già sapevano, ha scatenato un putiferio ed ha provocato la convocazione degli stati generali del Partito democratico. Dalla quale è scaturito l'annuncio di un "masterplan" per questo mese, con le indicazioni della strategia e dei progetti del governo nelle regioni merdionali. Mi chiedo però come sia possibile che dai parlamentari napoletani e campani non sia partita neppure una proposta di mozione, men che meno la elaborazione di qualche idea rispetto al "masterplan". Verrebbe da dire: ma che ci stanno a fare? Dai tecnici e dagli economisti una sequela di tecnicismi, grandi numeri, confronti spesso impropri, mentre dal presidente del Consiglio Matteo Renzi arriva la consueta, e trita, elencazione delle risorse già stanziate e non spese, che troveranno la giusta collocazione nel masterplan, magari con l'annuncio della creazione di un apposito ministero per il Mezzogiorno. Senza una sua parola sulle responsabilità dei ritardi su Bagnoli, che neppure la nomina di un commissario colmerà, oppure sull'Autorità di governo, e di spesa, per il porto di Napoli. Inascoltato, da anni continuo a ribadire che le risorse il Mezzogiorno le ha nel suo territorio e nelle sue vocazioni: turismo, agricoltura, mare, termalismo, beni culturali, energie pulite. Solo per elencare alcune delle enormi potenzialità di sviluppo dell'economia e di rilancio del territorio della Campania. Si tratta di organizzare queste potenzialità in un progetto di rilancio. Parlo per la Campania: che cosa ha in più il Veneto per essere così avanti in tutti i sensi? Allora, ragioniamo: cosa impedisce (mi ci sono concretamente esercitato negli anni in cui esercitavo ruoli istituzionali) la realizzazione di una rete di porti turistici? La nautica da diporto è una branca in eterno sviluppo, che non conosce crisi, perché i ricchi difficilmente vengono toccati dalle crisi. La creazione di un posto di lavoro in quel settore costa allo Stato certamente meno di quanto non sia costato per impiantare la Fiat a Melfi. L'agricoltura, l'archeologia, i parchi naturali: un concerto di interventi per sviluppare l'economia ed anche per alimentare l'esportazione dei prodotti. Ma per raggiungere gli auspicati risultati di crescita bisogna organizzare un sistema: costruire gli alberghi a Pompei è addirittura ovvio, ma se non si mettono insieme il Vesuvio, le Terme di Castellamare di Stabia (fallite, giacché entrambi gli stabilimenti, quello antico e quello più moderno, sono ormai chiusi e abbandonati), Sorrento e la Costiera, la stessa Napoli, si creano cattedrali nel deserto. I turisti, una volta ammirati gli scavi archeologici di Pompei, anche quelli della vicina Ercolano, non saprebbero come trascorrere la giornata. Meraviglia che nessuno abbia parlato di formazione professionale: come si formano agricoltori moderni, pescatori, gestori di barche da diporto e di porti turistici, manutentori di beni culturali? Manovali, idraulici, elettricisti, che oggi spesso è difficile trovare sul mercato del lavoro, dove imparano il mestiere? Mi fermo: ci sono tutte le condizioni per creare sviluppo ed occupazione nel Mezzogiorno, ma ci vogliono amministratori veri, e capaci, della cosa pubblica, che abbiano un'idea delle cose da fare e di come realizzarle, non commissari straordinari con poteri straordinari. Ecco, questa è una strada sbagliata, come hanno dimostrato i fatti tutti le volte, in cui è stata privilegiata la nomina di un commissario. L'Italia fu ricostruita con poteri ordinari, esercitati però da gente capace e motivata, e non certo da commissari inviati sul posto. Certo, pesa su tutto l'ipoteca della criminalità organizzata, che per molti giovani, soprattutto nelle aree urbane, rappresenta l'unica, tragica, "speranza". Ma qui il problema non è solo di ordine pubblico. Ha robuste implicazioni sociali, implica uno speciale impegno della politica. Già desta meraviglia come questi giovani senza speranza non abbiano dato vita ad una nostra"primavera", appiccando il fuoco ai Palazzi: che non sia la criminalità il vero ammortizzatore sociale? Mentre cresce l'attesa per questo mirabolante masterplan, alla festa nazionale dell'Unità di Milano viene annunciato un dibattito sul Mezzogiorno, coordinato da Debora Serracchiani, che è vicesegretario del Pd, ma è anche presidente del Friuli. Non da De Luca, Emiliano, Oliverio o Pittella: esponenti politici meridionali. Resta la dimensione strategica: il Mezzogiorno d'Italia è polo nevralgico in una visione multipolare dell'Europa, che non può continuare ad essere tedesco- centrica. A questa impostazione occorre finalizzare l'iniziativa politica e poi risorse ed investimenti, individuando proprio nell'Italia una leadership sicura. MatteoRenzi sarà capace di tutto questo? Il suo partito sarà all'altezza di questo compito? Il tempo, temo, è già scaduto.