VENEZIA - Alexandr Sokurov porta alla Mostra il notevole Francofonia e un grido addolorato verso "un'Europa ormai alla deriva". Il film è il racconto dell'alleanza tra il direttore del Louvre Jacques Jaujard e il conte nazista Franziskus Wolff-Metternich per salvare i tesori d'arte al tempo della Parigi occupata. Soprattutto, è una celebrazione dell'arte nel suo ruolo salvifico, imprescindibile, fondamentale per la sorte dell'uomo, nel suo essere "simbolo di identità culturale da preservare a ogni costo". Si guarda Francofonia e si pensa al sacrificio di Khaled Asaad, l'archeologo ucciso dai militanti dello Stato Islamico perché difendeva i preziosi reperti del museo di Palmira. "La sua morte, la distruzione dei siti archeologici sono atti bestiali, pura barbarie", sospira il 64enne Sokurov, seduto in una terrazza sulla spiaggia dell'Excelsior. "Davanti ai nostri occhi vengono annientati monumenti di storia e cultura secolari. E noi siamo del tutto impotenti. Non possiamo intervenire. E, soprattutto, i nostri politici non sono in grado di farlo. Eppure non si può più tergiversare". Video In esclusiva per i lettori di Repubblica.it una clip in anteprima di "Francofonia", il film di Alexandr Sokurov in concorso alla 72esima Mostra del cinema di Venezia. Il film - interpretato da Louis-Do de Lencquesaing, Benjamin Utzerath - racconta la storia del direttore del Louvre Jacques Jaujard e dell'ufficiale nazista conte Franziskus Wolff-Metternich: durante la seconda guerra mondiale i due collaborano per mettere in salvo i capolavori del museo parigino. Sulla tragedia dell'esodo dei migranti verso l'Europa, il cineasta russo consegna una soluzione diversa dall'accoglienza invocata pochi giorni fa dal presidente di giuria Alfonso Cuaron: "Ogni paese dovrebbe risolverlo a modo suo, basandosi sulle proprie leggi e soprattutto sulle proprie risorse. Ma Francia, Germania, Italia hanno una responsabilità nei confronti del mondo e della civiltà cristiana di cui sono stati culla. I valori cristiani, europei, secolari, smetteranno di esistere se si continua ad accettare quello che chiamiamo "profugo". Dobbiamo costringere i paesi da cui questa gente fugge a risolvere i loro problemi interni, vanno trovati i modi per forzare la fine di queste fughe terribili". La minaccia culturale, per Sokurov, è prossima e profonda: "L'arte italiana, se permettete, vale più dell'Italia stessa. Cosa succederebbe se ci si dovesse sottomettere a una cultura iconoclasta che proibisce di rappresentare l'uomo, vieta il Rinascimento? O vieta perfino di considerare il Natale una festa, come già accade in alcuni paesi europei? Ci sono cristiani in Belgio che sono ormai minoranza, cedono passo dopo passo". Per Sokurov non esiste convivenza possibile: "Gran parte dei valori cristiani nel mondo musulmano sono semplicemente proibiti. So che mi criticherete, ma penso davvero che non ci si renda conto conto quale sia la distanza culturale che ci separa. Viviamo fin troppo vicini a una società che è iconoclasta. Questo significa che dobbiamo stare all'erta, mantenere le distanza". La grande sfida di oggi, per il cineasta russo, è proprio "trovare il rispetto nella distanza. Il tempo dell'attesa, del tergiversare è finito. Bisogna convocare una Conferenza delle Nazioni Uniti per discutere il problema. E mi stupisce che il Papa non si pronunci su questo". Prende fiato dopo lo sfogo appassionato. Poi: "Dico questo perché io non posso vivere senza l'Europa. Io e molto russi moriremmo se dovesse naufragare l'Europa". In una suggestiva scena del film un cargo affonda con il suo carico di opere inestimabili. Nulla resiste, "il mare, come si vede nel film, è una forza della natura senza coscienza. La politica umana si rivela anch'essa forza della natura, in quanto senza coscienza". In Francofonia il pessimismo è mitigato dalla nostalgia e dall'autoironia. Sokurov sorride: "L'autoironia è nella consapevolezza di dover assistere al ripetersi delle cose senza poter fare nulla. Ho vissuto gran parte della vita sotto il regime sovietico. C'è stato un momento in cui sembrava che i problemi con la censura fossero alle spalle e invece vedo risorgere le stesse cose. Abbiamo condannato il nazismo, è chiaro cos'è stato, ed ecco che risorgono movimenti neonazisti in Russia, Ucraina, e Europa. Eccoli strisciare di nuovo".