L'archeologo ha lavorato per 24 anni, fino al 2011, negli scavi di Urkesh, l'antica città nel nordest della Siria che risale al III millennio avanti Cristo: "È lo stesso Is che vende, come forma di autofinanziamento, gli oggetti che depreda conquistando e distruggendo i siti antichi" "Il pericolo dei "reperti di sangue" trafugati da Siria e Iraq esiste naturalmente. È lo stesso cosiddetto Stato Islamico, l'Is, che vende, come forma di autofinanziamento, gli oggetti che depreda conquistando e distruggendo i siti archeologici. I templi li abbattono, i reperti li vendono". Giorgio Buccellati, archeologo di fama mondiale, professore emerito all'Ucla di Los Angeles, ha lavorato per 24 anni, fino al dicembre del 2011, negli scavi di Urkesh, l'antica città nel nordest della Siria che risale al III millennio avanti Cristo. Com'è la situazione a Urkesh? "Da quattro anni non possiamo tornarci per la guerra. L'esercito del Califfato è a 60 chilometri da quella zona dove c'è un'importante comunità a maggioranza curda disposta a difendersi in ogni modo e a difendere anche il sito archeologico, dove ci sono tra l'altro un tempio del 3500 a. C, la cinta muraria e il palazzo reale". Cosa si può ancora fare per proteggere il patrimonio archeologico siriano? "Temo purtroppo che ormai sia tardi, l'Occidente avrebbe dovuto agire molto prima. Fino al 2010 c'erano almeno 60 missioni archeologiche in Siria ma ormai non c'è più nessuno e molti siti rischiano anche di deperire per le intemperie. Ci sono condizioni meteorologiche molto particolari". Però molti oggetti antichi che si potevano trasportare sono stati messi al sicuro. "È la ragione per cui l'Is ha ucciso il grande archeologo di Palmira, Khaled Asaad, che non ha voluto rivelare i luoghi dove sono stati custoditi i reperti più preziosi. Altri 14 funzionari del Dipartimento per le antichità di Damasco sono stati uccisi. Sono tutte persone che si sono prodigate moltissimo per salvare il salvabile dalla furia dell'Is. Molte opere riemergeranno un giorno, come avvenne dopo la Seconda guerra mondiale". Dobbiamo dire addio per sempre a gran parte del patrimonio archeologico siriano? "In realtà noi archeologi abbiamo lavorato tanto in questi anni che tutto si potrebbe ricostruire, compresi i templi di Palmira. Certo sarebbe molto costoso, ma abbiamo le conoscenze per farlo. L'autenticità no, quella è perduta. La distruzione di Palmira è una ferita immensa per noi e non si rimarginerà
Giorgio Buccellati: "Per proteggere il patrimonio archeologico siriano è troppo tardi, dovevamo muoverci prima"
Giorgio Buccellati, archeologo di fama mondiale, ha lavorato per 24 anni negli scavi di Urkesh, in Siria, fino al 2011. La situazione a Urkesh è critica a causa della guerra e dell'esercito del Califfato, che è a 60 chilometri dal sito archeologico. Il patrimonio archeologico siriano è in pericolo, con molti siti deperendo per le intemperie e molti oggetti antichi trafugati. L'archeologo teme che sia tardi per proteggere il patrimonio, ma ritiene che molti oggetti possano essere salvati. Ha anche parlato della distruzione di Palmira e della perdita dell'autenticità dei reperti.
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