Il bassorilievo fu scoperto da Zeri in una tenuta È esposto in mostra a palazzo Venezia fino a domenica È DI UN GENIO del Rinascimento, il capolavoro inedito presentato ieri mattina a Palazzo Venezia. La qualità stilistica e ora anche una puntuale documentazione storica non lasciano dubbi. È il Donatello ritrovato: un bassorilievo di dimensioni monumentali, con una Madonna che tiene in mano due corone, mentre la circonda una folla di cherubini imbronciati e curiosi. L'opera, di proprietà privata, fu scoperta dieci anni fa da Federico Zeri, nella storica Tenuta della Saccoccia, vicino aMentana. E da allora è rimasta nota soltanto ai pochi studiosi che indagavano sulla sua "paternità". Un marmo non del tutto sconosciuto, quindi,ma non ancora studiato, come ha precisato il soprintendente del Polo Museale Romano, Claudio Strinati. Zeri, quando lo vide nella Tenuta della famiglia Sartori, che frequentava abitualmente, non ebbe incertezze. Chi lo seguì, poi, si ritrovò a dover decifrare l'immagine così inusuale della Vergine con due corone in mano e a documentarne la storia, per provare che la mano fosse quella di Donatello. A questo hanno pensatoGiancarlo Gentilini, dell'Università di Perugia, e Marco Pizzo, del Museo del Risorgimento di Roma. Si è scoperto così che il bassorilievo faceva parte di una grande lunetta raffigurante "La Triplice incoronazione di Caterina da Siena" e decorava una cappella dentro la chiesa di Santa Maria Sopra Minerva. Scolpito da Donatello nel 1430, fu smembrato nel Cinquecento e dopo varie vicissitudini, nel Settecento finì nella dimora alle porte di Roma. Svelato il mistero, adesso si apre un nuovo scenario. Sulla possibile acquisizione pubblica del capolavoro, infatti, potrebbe aprirsi una contesa, anche questa di vago sapore rinascimentale, tra Roma e Firenze. Il soprintendente al Polo Museale Fiorentino, Antonio Paolucci, ieri non ha nascosto il suo entusiasmo. «Un'opera come questa dovrebbe stare al Museo del Bargello. Vorrei sapere quanto costa, poi le risorse si trovano», ha detto Paolucci tastando il terreno, durante il dibattito tra studiosi che per un attimo ha preso per scherzo i toni di un'asta. Da parte sua, anche Claudio Strinati sembra piuttosto interessato. «L'importante è che il bassorilievo sia visibile al pubblico. Certo mi piacerebbe molto che ad acquisirlo fosse il Museo di Palazzo Venezia ».MaGuglielmo Frattari, legale della famiglia Sartori, cui appartiene il capolavoro, precisa: «Per ora i proprietari intendono far proseguire le ricerche, poi si vedrà. Penso che anche Roma abbia interesse perché l'opera resti nella città eterna, dove è stata scolpita». Intanto la "Madonna fra iCherubini", abitualmente custodita in un caveau, in via eccezionale sarà esposta al pubblico, da oggi fino a domenica, nella Sala Altoviti di Palazzo Venezia (entrata e orari sono quelli del museo). Mentre gli esperti si addentrano in precisazioni sull'autenticità. «Ha tutta la scorrettezza geniale diDonatello», ripete Paolucci, mentre Gentilini aggiunge: «Sono evidenti molti artifici di cui solo Donatello sarebbe stato capace, come le proporzioni accorciate delle gambe, per dare un effetto prospettico. In alcune parti è possibile che la mano non sia di Donatello,ma dei suoi aiuti. Ed è probabile anche che l'opera abbia subìto un restauro nel '500. Del resto, nessun marmo di dimensioni monumentali del '400 è completamente autografo».
RI - SCOPERTE: Scolpita da Donatello la Madonna di Mentana
Il bassorilievo "Madonna fra i Cherubini" è stato scoperto da Federico Zeri in una tenuta vicino a Mentana e è stato esposto al pubblico fino al domani a Palazzo Venezia. L'opera è attribuita a Donatello e risale al 1430. È stata scoperta nella chiesa di Santa Maria Sopra Minerva a Firenze, dove era stata decorata con una lunetta raffigurante "La Triplice incoronazione di Caterina da Siena". Il bassorilievo è stato smembrato nel Cinquecento e finì nella dimora alle porte di Roma. Gli esperti hanno documentato la storia dell'opera e hanno confermato la sua autenticità.
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