Poco meno di un milione di euro investiti dalla Fondazione di Vignola in oltre due anni di lavori con tradizionali metodologie di studio abbinate alle nuove tecnologie dei droni, ma ora si può dire con le dovute prove scientifiche che la rocca di Vignola almeno fino al Seicento era coloratissima. Decorazioni accesissime, cui non siamo oggi abituati sui monumenti, sono infatti state individuate sulla Torre del Pennello che caratterizza il principale edificio edificato dal XV secolo. Queste tracce di colore sulla loro "casa" sostanzialmente servivano a sottolineare non tanto il valore estetico quanto l'importanza della famiglia Contrari che dominava la zona e lì risiedeva. Ora anche il pubblico verrà a conoscenza, con iniziative previste da sabato presso l'edificio di proprietà della fondazione, del lungo intervento resosi necessario anche a causa del terremoto del 2012 che creò qualche problema di stabilità. Il progetto è denominato "Tutti i colori del pennello" e ci dice in sostanza che la rocca vignolese è un "unicum" proprio grazie a queste decorazioni ritrovate da un gruppo di lavoro composto dagli studiosi Vincenzo Vandelli, Natalia Gurgone, Achille Ludovisi e gli altri che si sono occupati dell'intervento. Non solo, ai lavori di restauro è seguito un progetto di valorizzazione, chiamato "Tracce in luce", che ricostruisce virtualmente gli affreschi originali in modo che si possa immaginare, con buona sicurezza, come doveva presentarsi la Torre del Pennello. Una parte molto importante dell'antico castello, visto che ne costituisce l'ampliamento principale voluto a inizio '400 da Uguccione dei Contrari signore di Vignola. "Siamo orgogliosi spiega il presidente della Fondazione di Vignola Valerio Massimo Manfredi del lavoro fatto e seguito operativamente dall'avvocato Pesci vicepresidente. Subito dopo il terremoto del 2012 abbiamo messo in sicurezza la rocca poi abbiamo riunito un pool di esperti che hanno studiato i lacerti del '400 individuati in alto sulla torre del Pennello anche attraverso l'uso di droni. Anche l'idea di proiettare una riproduzione completa di quelle antiche decorazioni è particolarmente innovativa, io l'ho vista solo in una occasione in Francia. Certo il terremoto non è stato per noi forte come nella Bassa, ma ci ha creato problemi ed è stato davvero una sorpresa vedere queste tracce affrescate". Le decorazioni, poste molto in alto sulla torre, sono sostanzialmente motivi decorativi che simulano architetture tardogotiche, loggiati illusori e cornici aggettanti. Ma fanno immaginare come doveva essere l'edificio e le foto pubblicate lo testimoniano nel dettaglio. Tra l'altro questo ritrovamento ha mosso anche l'arte contemporanea visto che a fianco di proiezioni realizzate con perizia scientifica ci sono anche i risultati di alcuni artisti che per alcune settimane hanno dimorato a Vignola. Il vice presidente della fondazione Giuseppe Pesci svela le cifre impegnate per i lavori: "In tutto abbiamo speso per il restauro 800mila euro, a questi ne vanno aggiunti altri 60mila che sono serviti per l'intera organizzazione delle videoproiezioni che rappresentano un nuovo modello di valorizzazione. A ciò si aggiungono le spese per la promozione dell'iniziativa. Molti ospiti, penso ad esempio a Guccini che non ha voluto compensi ma ha chiesto di devolvere la cifra a una associazione che lui sostiene, ci sono venuti incontro e in questo modo, attraverso anche alcuni sponsor come Bper, Hera ed altri, abbiamo evitato di diminuire le erogazioni della fondazione in altri comparti". Tocca infine agli esperti, chi ha lavorato sul campo per mesi. "Il nostro obiettivo dopo i danni causati dal terremoto spiega Achille Ludovisi, responsabile delle ricerche storiche della Fondazione è stato chiarire e ricostruire tutta la storia di questa importante parte del castello. Siamo davanti a risultati scientifici e siamo orgogliosi di averli abbinati alle nuove tecnologie che devono diffondersi nei beni culturali". Spiega l'architetto Vincenzo Vandelli, coordinatore generale: "Il terremoto causò quattro grandi lesioni, come fossero quattro spicchi di una arancia: bisognava intervenire dopo il necessario esame dello stato conservativo. Dall'archivio sapevamo che tutto era colorato, ma averlo visto è stata tutta un'altra cosa. Del resto quella è la torre delle sorprese visto che individuammo anche una sorta di riscaldamento a pavimento tramite tubi provenienti dalle cucine". Infine Natalia Gurgone dell'Accademia Belle Arti de L'Aquila: "Abbiamo scelto un approccio multidisciplinare ed è la vera ricchezza del nostro progetto perché tiene insieme valorizzazione e divulgazione in nome della cultura".