I bozzetti di Luigi Moretti per la Casa della Scherma Gli schizzi del grande architetto in mostra all'Archivio di Stato NASCOSTO DIETRO impalcature arrugginite, e così oscurato anche fisicamente, dopo che l'uso come aula bunker per i processi per terrorismo ne aveva sostanzialmente disconosciuto il valore architettonico, ridotto in parte a Tribunale, in parte a caserma: è l'edificio della Casa della Scherma, progettato da Luigi Moretti (1907-1973), uno dei più grandi architetti italiani del Novecento. Da ieri i bozzetti di quel progetto, iniziato nel 1934 e concluso nel 1936, sono esposti in una mostra all'Archivio di Stato. Sono tavole vere e proprie, che contengono gli schizzi, le piante e i prospetti di quella Casa della Scherma che fino a quando nel 1976 incrociò gli anni di piombo concludeva «lo straordinario sistema di costruito e verde del Foro Italico» (la definizione è del Rettore dello Iulm, Francesco Figura, come si legge nel libro a cura di Carlo Severati e Flavia Lorello). Su molti dei disegni si trova il nome originale dell'edificio: "Casa Balilla sperimentale. Foro Mussolini". Tra ilmateriale in mostra c'è anche il primo bozzetto del grande mosaico esterno di Angelo Canevari, molto diverso dal progetto finale, forse anche per interventi politici. Moretti fu uno dei più grandi architetti del ventennio fascista: sue, per esempio, la casa della Gil a Trastevere, sua la sistemazione urbanistica dei complesso del Foro Italico (allora Mussolini). El'abbandono della Casa delle Armi si deve probabilmente alla demonizzazione di tutti gli architetti del fascismo, che non lasciarono l'Italia: «Una semplificazione che però ha svuotato il nostro paese di decine e decine di grandi architetti », come spiega Paolo Marconi, professore di Restauro dei Monumenti a Roma3. La Casa delle Armi fu realizzata quando l'architetto non era ancora trentenne. Era immaginata aperta allo spazio circostante, per mezzo di grandi vetrate che ne disegnavano lo spazio interno. Oggi, per tornare all'aspetto originario dell'edificio, si potrebbe ripartire proprio dalle tavole in mostra, che peraltro rappresentano solo una parte dell'Archivio Moretti di proprietà dell'Archivio di Stato (8600 tavole). In realtà i lavori ordinati dal Ministero dei Beni Culturali sono fermi da un anno, per mancanza di fondi. A rilanciare la necessità di un immediato recupero dell'edificio è stato già qualche mese fa un movimento di opinione. Il Preside di Architettura Valle Giulia Roberto Palumbo definisce «uno stupro» l'impalcatura che lo toglie alla vista dei romani. Tra i progetti in atto, il Sottosegretario allo Sport, Mario Pescante ha annunciato l'intenzione del governo di realizzare nell'edificio morettiano un Museo dello Sport. Intento che secondo alcuni potrebbe produrre un effetto devastante. Tra le proposte, quella dell'Architetto Alessandro Anselmi di restituire l'edificio alla Federazione italiana per la Scherma. Intanto ieri inaugurando la mostra il Sovrintendente dell'Archivio dello Stato, Antonio G. Ricci, ha ricordato la situazione in cui versa l'edificio. Ma quanto reputi importante l'opera di Moretti si evince dalla grande mostra in programma su tutta l'opera dell'architetto nel 2007, in occasione del centenario della nascita, annunciata. Sempre ieri il viceministro dei Beni Culturali Antonio Martuscello ha ribadito l'impegno per la restituzione dell'edificio al suo ruolo. Lo storico dell'architettura: è un'opera d'arte «Un abbandono inaccettabile, ci fa fare la figura dei selvaggi» «Le condizioni dell'Accademia della Scherma ci fanno fare la figura dei selvaggi: è un po' come quando a Roma si faceva una cava di marmo al Colosseo». Si esprime senza mezzi termini lo storico dell'architettura, Giorgio Muratore. Che cosa pensa della vicenda dell'Accademia della Scherma? È ora di finirla. È passato anche troppo tempo, ed è un vero e proprio scandalo internazionale, visto che si tratta di un'opera conosciuta dagli architetti di tutto il mondo. Trovarla in questo stato, non ci fa fare una bella figura. Ma secondo lei,com'è potuto succedere che si trovi in queste condizioni? Condivide la sorte dei monumenti più rappresentativi della cultura fascista e ha seguito il destino che ha condannato quelle opere. Ma l'abbandono, accettabile e ragionevole forse a caldo, non lo è più quando di queste cose si è dato un giudizio critico storiografico consolidato. Moretti è stato forse il più grande architetto italiano del '900. E in tema di dimenticanza, ha avuto l'aggravante che dopo il fascismo è continuato a rimanere fascista e a professarsi tale, lavorando per il grande capitale del Vaticano. Ne ha fatte di tutti i colori ma è ugualmente un'artista. Quale può essere secondo lei la soluzione? Applicare la legge. Avolte aiuta. Chi lascia un bene culturale in quelle condizioni è colpevole almeno di omissione. Il principale ostacolo al suo recupero come opera d'arte è rappresentato proprio da coloro che dovrebbero salvaguardarlo, dal Ministero dei Beni Culturali, soprattutto dal Sottosegretario allo Sport Pescante, che pensa a una valorizzazione solo in termini economici. Cosa bisognerebbe farne? Intanto salvaguardarlo. Bisogna fare di tutto perché questo accada. Poi, se se ne fa una palestra, un ufficio di rappresentanza, una sala per esposizioni o un museo, da un certo punto di vista è quasi indifferente. wa.ma.