In attesa di capire come si svilupperà la vicenda del progetto iniziale di scavo, l'anfiteatro romano è già meta di turismo, fatto da curiosi e appassionati di archeologia che passano davanti al cimitero in via della Porta Diana, gettando però l'occhio verso la valle, in direzione di quel poco che si vede dalla strada del più grande ritrovamento degli ultimi 100 anni, come lo ha definito il Comune e la Regione Toscana durante la presentazione della scoperta. Italiani e stranieri, volterrani e turisti in visita alla città. Sono molti che si avvicinano alle recinzioni del cantiere. Come Riccardo Gabellieri, volterrano, ma residente a Torino da anni dove lavora, che alcuni giorni fa era tra quelli che provavano a vedere ciò che è stato fatto emergere dell'anfiteatro. «Sarebbe davvero una gran bella cosa se venisse valorizzato al meglio - dice - Io sono un appassionato di archeologia e mi ricordo che da bambino il maestro Lorenzo Lorenzini, il cui nome compare nel Giardino dei Giusti a Gerusalemme, ma che Volterra sembra aver dimenticato, ci portava spesso a passeggiare da queste parti perché si trattava, e si tratta, di una zona in cui è facile imbattersi in reperti archeologici. L'anfiteatro romano dimostra quanto ricco sia il nostro territorio di storia. E, da un lato, credo debba essere ancora scoperto molto. Volterra è ancora vergine sotto questo punto di vista. E se ci fosse davvero un coordinamento tra i vari enti potrebbe diventare un punto di riferimento a livello mondiale per questo settore».VOLTERRA «Il contributo per l'anfiteatro? Vedremo, di sicuro vogliamo che siano usati sistemi tecnologicamente più avanzati delle ruspe che ci hanno prospettato». Augusto Mugellini, presidente della Fondazione Cassa di risparmio di Volterra, pare perplesso rispetto alla richiesta di 40mila euro, avanzata dal Comune, per realizzare il primo passo per far riemergere la recente scoperta di epoca romana fatta nella zona del cimitero. I dubbi del numero uno della Fondazione riguardano in parte la cifra, ma completamente il sistema per capire sotto quanti metri di terra è sotterrato l'anfiteatro. «Oggi esistono i georadar che permettono ispezioni sotto terra senza dover scavare niente - afferma - E a costi molti inferiori rispetto a quanto è stato chiesto alla Fondazione alla Cassa di risparmio». La valutazione della richiesta sarà fatta durante il consiglio d'amministrazione tra circa quindici giorni. Ma intanto resta la perplessità di Mugellini rispetto alla vicenda. Il tutto condito anche da un pizzico di risentimento. «A Volterra siamo quelli che prendono sempre gli schiaffi. Ma questa volta non ci stiamo», afferma, evitando di specificare meglio il suo pensiero. Una situazione, quindi, che non sembra partire col piede giusto, anche se, a detta del sindaco Marco Buselli, non ci sarebbero dovuti essere problemi per ottenere i soldi necessari a progettare un primo intervento che dicesse la portato dello scavo da realizzare per far emergere l'anfiteatro. «Di sicuro faremo la nostra parte - dice ancora Mugellini - ma credo debba essere il Governo italiano a investire su Volterra e su questa eccezionale scoperta. Per quanto ci riguarda la soluzione per questo passaggio iniziale è il georadar. Che permette di ottenere dati precisi senza dover spaccare, scavare. Per poi magari ricoprire senza aver ottenuto nulla di concreto. Del resto, sappiamo come sono abituati a lavorare quelli della Soprintendenza. Non vorrei che accadesse come per il Teatro romano. Lavori infiniti che, se non fosse stato per l'intervento dello storico Enrico Fiumi, probabilmente saremmo ancora al punto di partenza». Insomma, Mugellini ne ha un po' per tutti in un contesto delicato e che rappresenta una possibile svolta per Volterra. L'opportunità di valorizzare l'anfiteatro romano potrebbe dare lavoro e sviluppo economico all'intera zona. Su questo punta l'amministrazione comunale. Ammesso, però, che si compia il primo passo. E, considerato il clima, non sembra affatto scontato. Andreas Quirici