I docenti Marco Piccardi e Enzo Pranzini: «Abbiamo bisogno di nuovi fondi» I ruderi dell'edificio sono stati scoperti nell'ambito di una ricerca che Piccardi e Pranzini, dell'Università di Firenze, stanno effettuando sull'evoluzione del delta dell'Arno. L'indagine archeologica non ha un finanziamento proprio e si è avvantaggiata finora della disponibilità del personale dell'Ente Parco, che ha effettuato la pulitura del terreno, e della Ids-Ingegneria dei Sistemi di Pisa, che ha condotto le indagini georadar. L'indagine archeologica - scavo, archiviazione dei reperti e successiva protezione delle strutture - necessita di uno specifico finanziamento di cui né il Parco né l'Università dispongono. «Siamo quindi alla ricerca non solo dell'antico monastero, ma anche di chi può essere interessato a supportarci in questa attività», dicono i due docenti. I potenziali sponsor possono prendere contatti con l'Ente Parco o con il Dipartimento di Scienze della Terra dell'Università di Firenze. Di quel monastero benedettino, dedicato a Luxorio, fino ad oggi si è cercato senza successo di trovare traccia. Al monastero vennero concessi tutti quei terreni che si estendono tra l'Arno, il Serchio e il mare, che all'epoca doveva lambire l'edificio. La vita del monastero si esaurisce già alla fine del XIII secolo, ma nella stessa area all'inizio del XV secolo prenderà corpo il podere di StoldoStocco o Stolto da Varna. Anche il podere avrà vita breve, d'altro canto si era in un fascia litoranea che, un po' come tutto il basso litorale sabbioso dell'epoca, era circondata da paludi e soggetta alle esondazioni dei corsi d'acqua e dell'Arno in particolare. Nel corso della ricerca sulla foce dell'Arno è emersa una carta settecentesca che rappresenta il meandro di San Rossore in cui vengono indicati i ruderi di un edificio di cui non si aveva notizia. «I primi risultati sono di estremo interesse - dicono i due docenti - e permettono di ipotizzare alternativamente la sovrapposizione della casa poderale medioevale ai resti del monastero, oppure il riutilizzo dei resti e delle strutture murate del cenobio benedettino». Ma come riprendere i lavori? Entro ottobre deve essere fatta richiesta alla Sovrintendenza per avere il permesso di scavare nel 2016. Alla concessione deve essere però allegato un piano economico. E qui scattano i problemi. «Diciamo che un contributo di 40.000 euro sarebbe un buon punto di partenza», spiega Pranzini. Che conclude: «Crediamo ci siano tutte le condizioni per poter lavorare in quella che potrà diventare un'area archeologica di estremo interesse, anche in prospettiva della valorizzazione della storia della Tenuta di San Rossore, su cui l'Ente Parco sta fondando parte importante delle future attività di fruizione».