Tutti coloro che visiteranno il Museo nazionale di Paestum, con le metope dell'antico Heraion di Foce Sele, scoperto da Zanotti Bianco e dalla Zancani Montuoro, si accorgeranno dell'assenza dalle sale espositive dell'eccezionale lastra tombale detta del "Tuffatore". È la più celebre delle lastre dipinte dell'omonima tomba, rinvenuta nell'estate del 1968 a Paestum, proveniente dalla Necropoli di Tempa del Prete (Inv. 23103), la cui datazione ricade intorno al 480 a.C., secondo la cronologia proposta da Mario Napoli. Questo eccezionale reperto di arte antica è l'unico esempio al mondo della celeberrima, ma del tutto perduta, pittura greca. Non si tratta di un'assenza dovuta a motivi tecnici, di restauro o di conservazione. La lastra dipinta è stata temporaneamente trasferita a Milano, a Palazzo Reale, per una mostra dal titolo "Mito e Natura. Dalla Grecia a Pompei", in corso di svolgimento fino al prossimo 10 gennaio 2016, e legata all'evento dell'Expo. La "mostrite" colpisce ancora, con tutti i rischi che comportano gli spostamenti di opere d'arte, nonostante tutte le accortezze indispensabili per questi "traslochi" verso i luoghi delle mostre temporanee, spesso con più itinerari espositivi e in varie città. Sono opere che hanno secoli di storia alle spalle. Sono fragili per loro stessa natura. Preziose per il valore che hanno accumulato nel tempo. Sono testimonianze eccezionali della cultura umana, della civiltà, della storia, dell'arte. Sono opere uniche e insostituibili. La lastra pestana con l'immagine del "Tuffatore" è testimonianza unica e irripetibile della pittura greca antica. Immaginiamo per un solo istante un ipotetico danno all'opera dovuto, per esempio, a "traumi da viaggio", distacchi di colore, graffi, o addirittura a qualche malaugurata caduta accidentale. Una volta arrecato il danno sarà difficile ricorrere alle cure degli specialisti, l'opera comunque avrà perduto la propria integrità. Per diverse opere è già accaduto, più volte. Si dice che le mostre hanno bisogno di essere realizzate, le opere spostate, prestate, date in comodato d'uso a musei e luoghi espositivi, per permettere a un pubblico sempre più vasto di poterle ammirare e capire. Sappiamo tutti che dietro questa "democratica" idea di fruizione e "valorizzazione" vi sono enormi flussi di denaro, interessi speculativi e di mercato, che poco hanno a che fare con la cultura e la conoscenza, che invece sono davvero i soli valori che dovrebbero essere presi come punti di riferimento. Si sta affermando sempre di più il profitto a tutti i costi, ottenuto spesso attraverso "mostre" che molto raramente apportano nuove conoscenze. Non fanno progredire gli studi in un determinato campo. Quello che conta è il numero dei visitatori e i soldi incassati con i biglietti d'ingresso. La cultura è, troppo spesso, un'opzione. L'idea petrolifera dei "giacimenti culturali" finisce per svilire e annullare il senso civile della storia. Il trasloco dell'eccezionale lastra magnogreca con la raffigurazione del tuffatore come metafora della morte, come passaggio ultraterreno, poteva essere evitato. Sarebbe stato meglio che gli organizzatori della mostra milanese e dell'Expo, e i responsabili del Museo pestano, si fossero limitati a invitare i visitatori a intraprendere una sorta di rinnovato Grand Tour per le contrade della nostra italica terra, a stimolare il viaggio verso i luoghi e le opere della civiltà della Magna Grecia. Sono le persone che devono viaggiare, non le opere d'arte. Chi vuole conoscerle dovrebbe visitarle nei luoghi originari della loro conservazione, incrementando il turismo culturale, favorendo lo sviluppo di una corretta economia della conoscenza, ma nei luoghi delle tradizioni e dei tesori che l'Italia possiede. Il turista che visiterà il museo archeologico di Paestum fino a gennaio 2016 rimarrà deluso nel constatare l'assenza della celeberrima lastra dipinta con il "tuffatore". Dovrà accontentarsi di godere la vista dei templi nell'adiacente area archeologica, ma con la sgradevole sensazione di aver fatto un'esperienza parziale e non conforme alle proprie aspettative. Se vorrà conoscere personalmente il "Tuffatore" sarà costretto a spostarsi a Milano, pagando un altro biglietto.
Il "tuffatore" di Paestum in trasferta a Milano
Il Museo nazionale di Paestum non ospita la lastra dipinta "Tuffatore", un'opera antica greca del 480 a.C. che è stata trasferita a Milano per una mostra dal titolo "Mito e Natura. Dalla Grecia a Pompei". La lastra è stata spostata per l'Expo e la mostra, e il pubblico che visita il museo potrà solo ammirare i templi dell'area archeologica. Per conoscere la lastra, il visitatore dovrà spostarsi a Milano e pagare un altro biglietto. La trasferita dell'opera è stata criticata per il rischio di danni e la perdita dell'integrità dell'opera.
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