RECENTEMENTE , in occasione della presentazione di un interessante progetto didattico ospitato dai Musei Vaticani, il direttore Antonio Paolucci ha affermato la necessità di tornare «all'idea di museo come scuola». Condivido pienamente. A pochi giorni dalla ripresa delle attività scolastiche (e all'indomani del varo della riforma) l'occasione è buona per far mente locale sulle sfide educative che ci attendono e ai possibili scenari che si determinerebbero promuovendo sistematicamente una "didattica diffusa" che trovi tra i suoi punti nodali i musei, nella loro qualità di laboratori del sapere, in continua interlocuzione con scuole e università. La discussione sui modelli educativi è aperta e non sempre trova punti di caduta condivisi. MA VALORIZZARE la funzione didattica dei musei significa "liberare" la pratica dell'apprendimento responsabilizzando le istituzioni e favorendo il contributo all'educazione (ancor più che all'"istruzione") collettiva che esse possono esprimere attraverso la dotazione di opere, architetture, storie e tracce di umano talento che ospitano. Non più secondo un ap-proccio didascalico, ma in una logica di fertilizzazione intellettuale, di esperienza e partecipazione. È quest'idea a guidare il progetto autunnale della Fondazione Torino Musei di tenere lezioni di storia dell'arte nei suoi musei. Non conferenze unidirezionali per addetti ai lavori, né talk show generalisti, ma sessioni didattiche, di storici ed esperti, rivolte a ragazzi e adulti, che potranno iscriversi liberamente. Una novità che testimonia la nostra piena convinzione che la mission dei musei non possa fermarsi alla conservazione, ma si dispieghi pienamente solo quando l'arte, la sua storia e le sue manifestazioni interagiscono con le comunità. (presidente Torino Musei)