Le difficoltà, i turisti che non mancano mai e i grandi progetti, un reportage a 360 gradi Quando, in un'afosa mattinata di fine luglio, i restauratori della soprintendenza archeologica di Pompei hanno iniziato a rimuovere le macerie della Schola armaturarum, hanno tirato un sospiro di sollievo. Quel crollo, che nel novembre 2010 squarciò davanti al mondo il velo delle inefficienze del sistema della conservazione di Pompei, ha risparmiato la gran parte degli affreschi originali e delle murature antiche. L'edificio, luogo di riunione di un'associazione militare, per quattro anni e mezzo è stato il simbolo della rinascita bloccata di Pompei: grandi teloni bianchi hanno ricoperto le macerie del crollo per lunghissimi mesi, rinchiuse all'interno di una recinzione che impediva il passaggio su via dell'Abbondanza. Rimaste lì per quattro anni e mezzo, sequestrate dalla magistratura, una sorta di monumento all'incapacità dello Stato a difendere il proprio patrimonio. Solo da un paio di settimane, la svolta. Il soprintendente Massimo Osanna, ottenuto il dissequestro dell'area, assieme ad architetti e restauratori ha avviato lo "spacchettamento" delle rovine. Un successo, anche simbolico, della faticosa rinascita del sito archeologico forse più famoso del mondo, che non fa però piazza pulita dei tanti problemi con cui è costretto ancora a combattere. Assemblea selvaggia. L'ultima conferma si è avuta il 24 luglio scorso, quando uno sciopero ha mandato in tilt il sistema di apertura del sito, restituendo l'immagine di un Paese in bilico tra la voglia di innovare e l'incapacità di adeguarsi alle esigenze dei turisti. Come si può sostenere il rilancio turistico di Pompei se in piena estate gli scavi restano chiusi all'improvviso? "Escludo che ci si possa essere una nuova interruzione, anche per le rassicurazioni che ho ricevuto da Cgil, Uil, Usb e ora anche dalla Cisl, che ha tolto le deleghe al rappresentante locale. Sono convinto che le forme di protesta non devono influire sulla fruizione del sito, si tratta di un episodio - assicura il soprintendente Osanna - che non si ripeterà, e sul quale stiamo cercando di far chiarezza". Al centro dello scontro ci sono però proprio le strategie di rilancio e in particolare il "sistema Ales", ovvero l'idea che per tenere aperti gli scavi non servano "necessariamente" i custodi, ma si possa utilizzare altro personale. Come quello della società in house del ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo. Un anno fa, proprio ad agosto, a Pompei otto case, un impianto termale, una locanda furono riaperti al pubblico. Dieci monumenti fino ad allora ora negati, la carenza di custodi impediva di tenerli aperti, ma aperti grazie all'accordo sottoscritto fra la soprintendenza speciale per i beni archeologici di Pompei, Ercolano e Stabia e Ales spa. Il loro contratto scade a novembre, ma il generale dei carabinieri Giovanni Nistri, chiamato a guidare la struttura del Grande progetto Pompei, ha indicato ai senatori della VII Commissione nel corso dell'audizione del 4 agosto scorso che la strada per prorogare l'intervento europeo sugli scavi è possibile, si chiama "bridging", e prevede la prosecuzione a scavalco del progetto sulla programmazione 2014-20. "Stiamo studiando la possibilità nell'immediato di prolungare fino a dicembre 2015 - spiega il soprintendente - e poi prevedere nel Grande progetto 2 un nuovo impiego di personale Ales". Le nuove leve. Nel corso dell'ultimo anno - fanno sapere dalla soprintendenza speciale - il personale in servizio nel sito è aumentato di 84 unità, riuscendo così ad ampliare anche l'offerta di visita e garantendo l'apertura di nuove domus. Sforzo premiato dal pubblico: a fine anno il sito archeologico taglierà il traguardo dei 3 milioni di visitatori. Il trend è in costante crescita, e la proiezione aritmetica fissa a 2 milioni e 990mila i biglietti staccati. Un muro, quello dei 3 milioni, simbolico, certo, ma anche denso di conseguenze. Il solo mese di luglio 2015 sono entrati negli scavi 379.519 turisti, l'8,3 per cento in più rispetto allo scorso anno. Fino al 31 luglio scorso Pompei è già stata visitata da 1.710.138 persone, una media di 8100 ingressi al giorno, un più 14 per cento rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. Nel 2014 i visitatori in tutto sono stati 2.621.803, e rispetto al 2013 si segnala un incremento di 208.288 unità. Gli introiti da biglietto (costava 11 euro) sono stati 21.076.994,55 di euro, un milione in più rispetto al 2013, con 656.847 ingressi gratuiti. Numeri che confermano Pompei continua a essere il terzo luogo d'arte più visitato in Italia, dopo i Musei vaticani e il Colosseo. L'orgoglio del governo. "La riapertura della Palestra Grande, con gli affreschi recuperati dagli scavi del complesso dei triclini in località Murecine e la possibilità delle visite notturne - ha detto Dario Franceschini - sono un ulteriore segnale dei progressi che stiamo registrando". Il 20 marzo un altro gioiello dell'arte antica era stato restituito al pubblico: la Villa dei Misteri con lo straordinario ciclo degli affreschi dionisiaci, dopo due anni di restauri. "Ci sono miglioramenti molto importanti nello stato di conservazione dell'intero sito archeologico di Pompei e nella sua gestione - disse allora Franceschini - e come riconosciuto dall'Unesco i risultati sono tangibili e significativi, il bilancio è positivo: c'è stato un vero e proprio cambio di passo e questo ci fa guardare con ottimismo alla rinascita di Pompei". Apertura che dallo scorso 6 agosto è stata estesa dalle sole visite in notturna anche a quelle di giorno. Il rebus dei cantieri e dei restauri. "Basta farsi una passeggiata negli scavi per rendersi conto che ormai Pompei è un grande cantiere che vede in corso d'opera attività di restauro e messa in sicurezza - afferma Osanna - è in programma un grande intervento sui fronti di scavo per la mitigazione del rischio idrogeologico in aree in gran parte ancora non scavate, fondamentale a contrastare e arginare le situazioni di crollo e la sicurezza generale di Pompei". Una rivendicazione che ha convinto anche il comitato dell'Unesco a chiedere di estendere il Grande progetto Pompei oltre il 2015 e di includere anche le regiones IV, V e I all'interno del progetto dei lavori. Ma i dati della terza relazione al parlamento del generale Giovanni Nistri sullo stato di attuazione del Grande progetto disegnano un quadro con luci e ombre, a cominciare dai dati della spesa effettiva: appena 15,5 milioni di euro su 130 milioni di interventi banditi al 31 luglio, solo 5 cantieri conclusi, 5 le attività chiuse, 33 cantieri in corso, 8 le attività avviate, una disponibilità di fondi ancora di 7,5 milioni da impegnare su nuovi progetti. Nistri rivendica l'accorciamento dei tempi delle procedure di gara ("una media di 50 giorni" ha detto ai senatori) e la "smeridionalizzazione" delle imprese che lavorano ora negli scavi: da un ristretto gruppo di aziende campane si è passati oggi a 39 ditte attive a Pompei provenienti da 9 regioni italiane. Cantieri e restauri, così Pompei cambia volto. Il suk di piazza Esedra. Ma il turismo a Pompei non potrà mai decollare se non si eliminerà l'indegno spettacolo del suk che avvolge il sito archeologico. Da dovunque arrivi, il turista viene "assalito" o "intruppato". Chi arriva in treno, a bordo degli affollati e scalcagnati vagoni della Circumvesuviana, viene accolto all'uscita della stazione di "Pompei scavi Villa dei Misteri" da venditori di bibite e di visite guidate: questi ultimi esibiscono un cartellino con su scritto "Città di Pompei", e dirottano gli ignari turisti che vengono da Napoli o da Sorrento verso i chioschi privati di tour a pagamento. Per rendersi conto da vicino di quello che sta accadendo a Pompei, per capire se e in che modo la strada della rinascita culturale e turistica sia stata effettivamente intrapresa, il 28 ottobre si riunirà a Pompei, in seduta straordinaria, il Consiglio superiore beni culturali e paesaggistici, il massino organismo consultivo del ministro dei beni culturali. Lo ha proposto il presidente Giuliano Volpe: "A Pompei bisogna uscire definitivamente dalla politica dei restauri, che ha ancora animato il Grande progetto, e passare a quella della manutenzione programmata. Migliorare la comunicazione, con un uso intelligente delle tecnologie. Evitare un eccesso di pressione dei turisti, distribuendo i flussi nella città e nell'intero territorio vesuviano, che ha siti altrettanto straordinari ma poco noti. Avere il coraggio di ripensare completamente il rapporto con il pubblico: in questo senso anche la figura tradizionale del custode stravaccato su una sedia a leggere il giornale, che chiede la mancia per far visitare il lupanare o una domus chiusa, che tutti abbiamo conosciuto negli anni passati visitando Pompei, deve essere definitivamente archiviata
la Repubblica
31 Agosto 2015
La lunga estate di Pompei, simbolo della battaglia per rinascere
AN
Antonio Ferrara
la Repubblica
Artista / Persona
Bene culturale
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