Il futuro vescovo di Modena, monsignor Castellucci, ha visitato la Bassa terremotata, prendendo coscienza diretta della situazione delle chiese inagibili. La tesi della Diocesi propende per l'abbattimento, che comporterebbe un notevole risparmio di denaro, ma la Sovrintendenza frena. Ecco quindi la prima matassa da sciogliere per il vescovo. Chiese, nodo demolizioni Prime grane per il vescovo Meglio demolire le chiese più danneggiate dal terremoto del 2012 e rifarle nuove, costerebbe di meno. Questa la posizione espressa dalla diocesi che sottolinea come si tratti di un pensiero condiviso anche dal vescovo entrante, monsignor Erio Castellucci, «Ha condiviso l'opinione maturata ad oggi dalla diocesi, elaborata insieme alle comunità interessate, che in alcuni casi non è opportuno ricostruire sulle rovine del sisma, ma è necessario demolire, o trasformare a rudere l'esistente ed offrire alle comunità nuovi edifici di culto: ad esempio a Disvetro, San Biagio in Padule e Villafranca. Questo permetterebbe di contenere i costi senza penalizzare la ripresa completa della vita comunitaria», spiega la nota della diocesi. Una proposta che la Soprintendenza fatica a Digerire, trattandosi di chiese dall'alto valore storico e testimoniale. La proposta - spiega la nota della Diocesi - in questa direzione «è stata avanzata nell'incontro congiunto con i referenti di tutti gli enti interessati e la Soprintendenza, per il momento, ha manifestato forti perplessità per questa soluzione». Così, nell'attesa che questa delicata diatriba trovi soluzione, resta che centinaia di migliaia di euro vengono spesi per messe in sicurezza delle chiese e che praticamente da nessuna pare, con quelle somme, si è avviata la sistemazione o ricostruzione di edifici al tempo stesso religiosi e culturali, fulcro della storia delle comunità. In passato, invece, si era parlato della disponibilità di milioni e milioni di euro che sul campo ancora non si vedono. Monsignor Castellucci prosegue anche tra queste delicate valutazioni il suo percorso di conoscenza della suo nuova diocesi, in cui entrerà il prossimo 13 settembre. «A luglio ha visitato le chiese più colpite nei comuni di Cavezzo e Medolla, e lo scorso mercoledì è stata la volta di Finale e San Felice», due paesi ricchi di chiese, alcune splendide opere d'arte. Accompagnato dai tecnici dell'Ufficio ricostruzione della Diocesi Mimmo Ferrari e Federico Benatti, il vescovo eletto ha anche incontrato i pastori della comunità colpite, impegnati, oltre che nella ricostruzione materiale, «soprattutto nel sostegno alle persone così duramente provate». «Nessun racconto, per quanto aderente alla realtà, è efficace come entrare nelle chiese, chiuse da tre anni, invase da polvere, macerie e piccioni, esposte alle intemperie e a costante rischio degrado», sottolinea la diocesi. «Sono ammirato - ha affermato don Erio - dalla forza e dalla capacità di reazione che hanno mostrato queste comunità, capaci di riprendere a vivere dopo una tragedia così grande».
MODENA - Sisma, primi guai per il vescovo
Il futuro vescovo di Modena, monsignor Castellucci, ha visitato la Bassa terremotata e ha preso coscienza della situazione delle chiese inagibili. La Diocesi propone l'abbattimento delle chiese danneggiate per risparmiare denaro, ma la Sovrintendenza frena. La diocesi ha condiviso l'opinione del vescovo entrante, che ritiene che in alcuni casi non sia opportuno ricostruire sulle rovine del sisma, ma demolire e offrire nuovi edifici di culto. La Soprintendenza ha manifestato forti perplessità per questa soluzione.
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