Convegno a Sassari su come eravamo e come non dovremo diventare SASSARI. Quanti sono i paesaggi della Sardegna? Almeno due. Ma non per le diversità geografiche. Esistono altre spiegazioni, ieri emerse da un convegno: c'è un paesaggio disegnato dagli architetti e un altro costruito con la forza delle ruspe. Visioni antitetiche. Talmente stridenti da diventare centrali per l'intera durata del dibattito. Un confronto a più voci che ha visto alleati naturalisti e urbanisti: Fulco Pratesi, Italo Insolera e Sergio Bracco, negli anni 60 coautori di piani all'avanguardia per Gallura e Nuorese. Un tuffo nel passato che ha fatto lanciare un grido d'allarme per il presente: «Salviamo il patrimonio dell'isola, è ancora possibile uno sviluppo alternativo». Così, al termine di discussioni rese ancora più attuali dalla legge salvacoste varata dalla Giunta Soru, la tavola rotonda su ambiente sardo di ieri e di oggi ha fornito elementi di chiarezza. Da una parte, progetti che s'ispirano alle migliori esperienze ecologista. Dall'altra, una realtà fatta di colate di cemento e abusi edilizi d'ogni genere (al di fuori della legalità, sanati a colpi di condoni o addirittura autorizzati con tanto di licenze). Non si è parlato solo di alberghi e megaville, ma anche di strade litoranee, viadotti, gallerie, maxiparcheggi. «Un quadro desolante», secondo parecchi tra gli intervenuti. «La riprova di quanto possa essere profondo il divario tra la teoria e la pratica perfino su temi delicatissimi», è stato sottolineato. A spiegarlo a chi ancora non avesse raccolto gli appelli per uno sviluppo dell'isola compatibile con l'ambiente è bastata una carrellata d'immagini della Sardegna scattate da elicotteri e aerei. Nell'aula magna dell'ateneo di Sassari, come nella vicina mostra allestita per l'occasione nell'ex Monopolio Tabacchi, diapositive e foto mostrano com'erano incontaminati i litorali dell'isola 40 anni fa e come sono devastati adesso. Da pochi «villini fronte mare» si è passati a una città lineare lungo quasi tutte le fasce costiere. «Un disastro che fa davvero impressione», è stato il commento degli specialisti invitati al convegno voluto da sovrintendenza e università. Appuntamento possibile grazie anche all'impegno degli Ordini degli architetti per le province di Sassari e Nuoro. Oltre che della facoltà algherese guidata da Vanni Maciocco, fin dalla nascita attenta a queste problematiche. Compatto il fronte per la salvaguardia del territorio. Fronte che ieri ha annoverato tra le sue file sia rappresentanti degli interessi pubblici sia professionisti che operano nel settore privato. D'accordo sul rilievo dato all'iniziativa si sono detti il rettore e il sindaco di Sassari, gli assessori regionali all'Urbanistica e alla Cultura, il sovrintendente Stefano Gizzi e il direttore generale per i Beni paesaggistici della Sardegna Antonio Giovannucci. Da tutti loro, ma anche da molti altri partecipanti al dibattito, ecologisti e uomini attenti alle questioni artistiche come don Francesco Tamponi, è così arrivato un invito forte: «Battiamoci insieme, come cittadini e come esperti, contro nuove devastazioni». L'interesse generale si è polarizzato sulle coste orientali del Nuorese, sull'arcipelago della Maddalena e sui litorali galluresi. E proprio da lì è partito un viaggio a ritroso lungo i percorsi della memoria. Studiati flashback che hanno consentito di far riaffiorare immagini suggestive: spiagge deserte, cale dall'acqua trasparente, foreste di lecci, dune bianchissime, canneti così estesi e fitti da rivelarsi quasi impenetrabili. Rievocazioni che, attraverso i ricordi dei pionieri della pianificazione territoriale in Sardegna, hanno permesso di far rivivere tempi nei quali il turismo di massa era ancora di là da venire. Così come lo sbarco estivo di milioni di vacanzieri. Particolarmente significativa, anche sotto questo profilo, la testimonianza in una videointervista di Roberto Carità, 92 anni, già sovrintendente per il Sassarese e il Nuorese. Come quelle dello stesso Pratesi, di Bracco e d'Insolera. «Non avevamo limiti amministrativi né organizzativi hanno spiegato Abbiamo però potuto constatare, con il sostegno di economisti e botanici, quale impatto avrebbe potuto avere sul territorio un numero di posti letto che già allora s'ipotizzava nell'ordine delle centinaia di migliaia. Di qui una nostra valutazione base: la monocultura turistica non può venire limitata ai litorali. E sempre da qui i limiti operativi alle edificazioni che già allora avevamo previsto a protezione degli ecosistemi costieri». Concetti sui quali, tornando al presente con un lungo salto temporale, ha concluso i lavori l'assessore regionale Gianvalerio Sanna: «In passato la mancanza di regole generali ha incrementato gli individualismi. Noi invece intendiamo praticare un'etica della pianificazione. Proteggere gli interessi di tutti. Con una visione globale. E, soprattutto, intendiamo prendere decisioni certe».