I due musei vogliono comprare una coppia di tele di Rembrandt in comproprietà. Per averle a turno PARIGI Potrebbe essere una delle nuove tendenze del mercato dell'arte. Con i costi delle opere che lievitano e toccano livelli record, fa capolino l'acquisto in comproprietà. Proprio come quando due squadre detengono in società il cartellino di un giocatore di calcio. A utilizzare questa modalità per comprare opere, dimezzando l'onere finanziario, potrebbero essere il Louvre e il Rijksmuseum, pronti a una inedita alleanza per accappararsi due dipinti di Rembrandt: i ritratti di Marlen Soolmans e di sua moglie, Oopjen Coppit. La coppia di tele è in mano alla famiglia Rothschild che ora vuole disfarsene. Il prezzo richiesto però è fuori dalla portata del Louvre: non esiste una cifra ufficiale, ma si parla di circa 160 milioni di euro. Una somma irraggiungibile per il Louvre che per le nuove acquisizioni ha "solo" 8 milioni di euro all'anno: briciole, rispetto alle quotazioni record dell'arte contemporanea, che sta "contagiando" anche le opere moderne o antiche. Finora l'operazione finanziaria più elevata compiuta dal museo parigino è avvenuta per un quadro di Ingres, il ritratto del conte Mathieu- Louis, per il quale sono stati pagati 19 milioni di euro, grazie anche a donazioni e raccolta fondi tra privati. Quando però si è saputo che la coppia di ritratti del pittore olandese rischiava di finire all'estero, avendo ottenuto il certificato all'esportazione, il ministro della Cultura è stato sommerso dalle critiche. È così che la ministra Fleur Pellerin ha avuto l'idea di condividere la spesa con il museo di Amsterdam, interessato all'acquisto ma senza i fondi necessari. Il Rijksmuseum sarebbe una destinazione naturale: possiede già venti tele di Rembrandt e molti disegni. La responsabile della Cultura francese ha così mandato una lettera alla famiglia Rothschild, proponendo l'acquisto in comproprietà. I quadri sarebbero dunque comprati insieme e dovrebbero essere poi esposti a turno a Parigi e a Amsterdam, con una turnazione di due o tre anni. Un'operazione simile è stata fatta nel 2012 in Gran Bretagna per il quadro di Tiziano, Diana e Callisto , acquistato per 45 milioni di sterline congiuntamente dalla National Gallery di Londra e la National Galleries of Scotland che ora espongono l'opera a turno, ogni diciotto mesi. Ma questo tipo di "art sharing" non è ancora mai stata organizzata a livello trasnazionale: i musei europei sono abituati a prestarsi opere, non a unire le proprie risorse finanziarie. «Non c'è ancora nulla di fatto» ripetono dal Louvre, e il pr esidente Jean-Luc Martinez non vuole per ora commentare la notizia. Affinché l'acquisto condiviso ci sia davvero il Louvre e il Rijksmuseum dovranno raccogliere una somma importante, seppure divisa a metà. Il museo parigino potrebbe ad esempio lanciare una sottoscrizione popolare e sperare in una generosa partecipazione dei mecenati privati. Manca ancora l'assenso della famiglia Rothschild, che davanti a una procedura lunga e incerta potrebbe decidere di vendere a un magnate straniero. Comunque vada, per molti esperti il caso dei due Rembrandt è un segnale inequivocabile: la febbre dell'oro non tocca più solo l'arte contemporanea, e rischia di mettere in difficoltà i musei.