«AL di là dei problemi legati alla conservazione del sito e dei suoi tesori, oggi vogliamo raccontare che qui, a Pompei, la ricerca continua. Anche grazie a prestigiose collaborazioni». Massimo Osanna, il soprintendente di Pompei, Ercolano e Stabia, presenta i risultati delle nuove indagini facendosi affiancare dagli studiosi europei che da settimane "ridanno vita ai morti di Pompei". O quanto meno ne raccontano una vita diversa da quella che ci si immaginava. Accanto a lui il direttore dello scavo Stephen Kay (British School at Rome), il professore Llorenc Alapont Martin (dipartimento di Archeologia Ilustre Colegio oficial de Doctores en Letras y Ciencias de Valencia) e la professoressa Rosa Albiach (Museo de Prehostoria e Historia de la Deputacion de Valencia). «Una cooperazione internazionale con studiosi inglesi e spagnoli- spiega Osanna- per ribadire che la necropoli ha molto da dire e che la nostra ricerca, oggi, non punta solo agli oggetti ma alla ricostruzione degli ambienti, della cultura, della composizione sociale della popolazione di Pompei. E, aggiungo, non solo di ricerca si tratta, ma anche di restauro. Il mio intento è aprire al pubblico anche questa zona, tra un anno, e mostrare come era organizzata un'area suburbana». L'ipotesi è creare nuovi itinerari - partendo da questo accesso alla città antica - legati alla sfera funeraria. Nuovi itinerari in questa zona dove sono attualmente in corso, oltre agli scavi, gli interventi per la messa in sicurezza contro il rischio idrogeologico. Interventi ultimati, con i quali si potrebbe offrire ai visitatori un percorso alternativo, anche in virtù della vicinanza della casa di Marco Lucrezio Frontone, restaurata da poco, funzionale anche a decongestionare le zone più frequentate dai visitatori, a cominciare da via dell'Abbondanza. «Un progetto triennale ci ha portato a studiare questa necropoli - spiega Stephen Kay - importante per lo studio della tipologia dei personaggi qui sepolti ». Se ne indagano le caratteristiche fisiche e sociali, se ne scoprono le abitudini alimentari, lo stile di vita, oltre, ovviamente, ai costumi funerari. Ed ecco, allora, che l'urna cineraria in ceramica ritrovata a sorpresa nella tomba di Obellius Firmus, dove non si credeva fossero ospitate altre sepolture, restituisce i resti di un uomo avanti negli anni (per l'epoca romana). Un sessantenne decisamente ben piazzato, come rivelano tre delle sue vertebre "fuse", spiega l'archeologa Letizia Ceccarelli, dottore di ricerca all'università di Cambridge. Una caratteristica fisica che denuncia il sovrappeso dell'uomo, la sua dieta ben ricca e la sua abitudine a bere vino. E nell'urna, oltre ai resti umani, una moneta ben conservata che permette la datazione della morte dell'uomo. Attorno a Porta Nola le sorprese non finiscono qui. Ecco rimesso in luce un monumento funerario di età augustea: una tomba a schola (struttura già di frequente rinvenuta a Pompei e definita così per la presenza di un sedile che richiama quelli utilizzati nelle scholae). E si è scoperto che non solo i poveri finivano sepolti nell'area pubblica a ridosso delle mura cittadine: nelle urne sono state ritrovate monete e vasetti per gli unguenti, nonchè giochi da tavolo - con pedine in pastra vitrea - che testimoniano di defunti di un certo livello sociale. Gli scavi ottocenteschi che già avevano portato alla luce 36 urne cinerarie le credevano sepolture di "poveri". «Gli scavi del 2015- spiegano gli esperti - permettono di delineare un quadro diverso». Parte integrante del progetto è lo studio dei calchi rinvenuti negli anni '70 in prossimità della tomba di Obellio Firmo. Lo studio analitico dei calchi ha consentito di determinare età, sesso, patologie e attività degli individui. Ed anche grazie a fotogrammetria e rappresentazioni 3D ci saranno le ricostruzioni facciali di alcuni soggetti. Indagini che confluiranno in due mostre: una a Valencia nel 2016, l'altra in Inghilterra nel 2018. Ed intanto si scava, dal prossimo lunedì, anche nella necropoli di Porta Nocera, in collaborazione con l'Istituto francese di Roma e l'Università di Lille.