IL giusto clamore alimentato dalla recente nomina di venti nuovi direttori di altrettanti musei e siti archeologici; gli interventi di esperti come Settis, De Seta, Stella e altri di idee differenti tra loro e spesso opposte; tutto questo induce, dovrebbe indurre, ad una ulteriore riflessione. Gli interventi e le polemiche cui mi riferisco riguardano opere umane pittura, scultura, architettura, archeologia - e i siti nei quali vengono o dovrebbero essere tutelate: per rispetto e dal "rispetto" dei visitatori, perché della loro esistenza possiamo fruire oggi noi e chi verrà dopo di noi. Bene. Ma è solo questo? C'è solo questo soprattutto in Italia, che vanta la maggiore quantità di siti riconosciuti dall'Unesco come patrimonio dell'umanità? No. C'è anche una eccezionale "opera" della natura nella "costruzione" di mare, fiumi, laghi, monti, con il loro patrimonio di flora, fauna paesaggi che, finalmente, nel 1991 si decise di proteggere con un'apposita legge, la 391, che si propose di mettere quasi il 12 per cento del territorio sotto la protezione di parchi nazionali e regionali, oasi, riserve, aree marine. In Campania questo territorio riguarda quasi un terzo della regione. Un 33 per cento che si aggiunge a Pompei, Ercolano, Torre Annunziata, Paestum, Cuma, Capodimonte, Museo archeologico nazionale, San Martino e via elencando. Bene. Prendendo spunto da quanto oggetto di discussioni e polemiche in seguito alla nomina dei venti neo-direttori di cui dicevo, qualcuno sa o si chiede come vengono nominati presidenti e direttori chiamati a gestire le sorti di queste aree naturali? Sa o si chiede perché in Campania i due parchi nazionali del Cilento e del Vesuvio sono da due anni privi di presidente e, di conseguenza, dei Consigli direttivi nei quali, tra l'altro, dovrebbero sedere i rappresentanti dei Comuni e, quindi, delle popolazioni interessate? E sa perché altrettanto avviene nei parchi regionali? La gravità di queste situazioni non è sotto gli occhi di tutti, perché la gran parte è generalmente disinteressata a questi problemi. Ma è sotto gli occhi di chi faticosamente dovrebbe fare in modo che l'eccezionale patrimonio messo a disposizione dalla natura non andasse in rovina. Naturalmente in questi casi la soluzione del problema non sta nella pubblicazione di bandi internazionali per presentare candidature. Molto semplicemente è la Regione che deve nominare i presidenti dei suoi parchi ed è il ministero dell'Ambiente, d'intesa con la Regione, che deve nominare quelli dei due parchi nazionali. E tanto ci vuole, si potrebbe chiedere qualcuno. No. In realtà ci vuole molto poco. Ma dipende da cosa si intende per "d'intesa con". Perché il tempo passa e col suo passare cambiano ministri e presidenti di Regione. Ne cambia il colore politico: purtroppo, è soprattutto quello che determina, condiziona, rinvia l'intesa.
CAMPANIA - Parchi Nazionali senza Presidenti
Il testo discute la nomina di nuovi direttori di musei e siti archeologici in Italia, che ha generato polemiche e discussioni. L'autore chiede come vengano nominati i presidenti e i direttori dei parchi nazionali e regionali, che sono stati privi di questi incarichi per due anni. La soluzione del problema non è semplice, ma dipende anche dal colore politico che cambia nel tempo. L'autore sostiene che la Regione e il ministero dell'Ambiente dovrebbero nominare i presidenti dei parchi nazionali e regionali, ma che questo richiede un'intesa tra le due istituzioni.
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