«Quel ricorso è da condividere in toto perché, con le motivazioni di carattere giuridico vi è un'elencazione di norme travisate, di illogicità manifeste e di false applicazione di diversi articoli di legge che già, in parte, avevo descritto nei miei esposti inviati alla sovrintendenza ai beni paesaggistici e architettonici di Brescia e al comando provinciale dei carabinieri». Giuliano Longfils, consigliere comunale di Forza Italia, si schiera accanto a Italia Nostra nella sua battaglia contro il supermercato Esselunga a due passi da Palazzo Te. «Sarà mi a cura - annuncia - inviare il ricorso di Italia Nostra nazionale alla procura di Mantova come ulteriore elemento di riflessione sull'intera vicenda. È mia convinzione - conclude l'ex presidente del consiglio comunale di Mantova - che il Consiglio di Stato possa emettere la sentenza definitiva entro quest'anno».di Sandro Mortari Italia Nostra ha deciso. La sentenza del Tar che, nel febbraio scorso, aveva respinto il suo ricorso contro il Pgt del Comune dando il via libera, in pratica, al supermercato Esselunga a due passi da Palazzo Te, va impugnata davanti al Consiglio di Stato. E così, il 31 luglio gli avvocati Guido Alberto Inzaghi e Francesco Cerasi hanno depositato una corposa memoria di 49 pagine (da cui si è sfilato il Comitato civico di Valletta Valsecchi) per chiedere il ribaltamento del giudizio di primo grado. In maniera molto dettagliata e documentata, i legali controbattono ai giudici amministrativi di Brescia e rilanciano i sette punti su cui Italia Nostra aveva basato il suo no al Pgt che prevede il raddoppio dell'indice edificatorio da 0,3 a 0,6 (rispetto al Pgt adottato) nell'area dell'ex palasport di porta Cerese. Per l'associazione, la possibilità di costruire con un indice raddoppiato avrebbe avuto conseguenze negative oltre che sulla reggia estiva dei Gonzaga dal punto di vista monumentale, anche sulla vicina Valletta Valsecchi in termini di traffico e, quindi, di vivibilità. Innanzi tutto, il ricorso parla di sentenza del Tar che ha travisato i fatti. «La vicenda non è relativa alla demolizione di un ex palasport- sottolineano, in sostanza, i legali - ma ad una scelta urbanistica assunta in violazione della normativa vigente e destinata da avere effetti irreversibili su tutta l'area circostante Palazzo Te». Sulla quale, dal 1955, grava un vincolo monumentale e che andrebbe pianificata urbanisticamente come un tutt'uno (è anche zona di rispetto del sito Unesco). Il ricorso insiste sul fatto che le previsioni del comparto (indice edificatorio raddoppiato) andavano sottoposte a Vas, cosa che il Tar ha, invece, escluso. Quanto all'emendamento dell'allora capogruppo del Pdl, Acerbi, che aveva ripreso l'osservazione della Victoria srl per chiedere il raddoppio dell'indice edificatorio(bocciato dagli uffici), si sottolinea che la sua approvazione in consiglio comunale è avvenuta al buio, «senza alcun concreto elemento che consentisse di valutare la portata delle affermazioni contenute nell'emendamento» (minor impatto rispetto al piano attuativo del 2009, il ricavo di maggior superficie dentro al perimetro del fabbricato, la riduzione della superficie di vendita e la soluzione del problema della viabilità grazie alle opere di compensazione come il sottopasso di Porta Cerese). Il ricorso insite sul fatto che il Comune non ha previsto alcuna normativa organica per tutta l'area buffer di tutela Unesco, come sollecitato dalla Provincia, e che la sovrintendenza non è mai stata coinvolta nell'iter di approvazione del Pgt «nelle forme previste dal protocollo d'intesa per il sito Unesco». Infine, il raddoppio dell'indice fondiario su un'area sottoposta a vincolo monumentale e inserita in zona Unesco avrebbe dovuto portare il Pgt ad un nuovo passaggio in consiglio. «I nostri legali - spiega il presidente di Italia Nostra Mantova, Sergio Cordibella - hanno scorto nella sentenza del Tar degli elementi di debolezza che aprono spiragli per l'accoglimento del ricorso. Il problema non è solo giuridico: bisogna decidere se l'area di Palazzo Te va riqualificata oppure destinata ad un supermercato; noi siamo per la prima soluzione. Poi c'è il problema del sottopasso, molto pericoloso per il quartiere di Valletta Valsecchi e in generale per la viabilità. Su tutto questo è il governo della città, insieme alle componenti Unesco, a dover decidere. Se Esselunga è autorizzata a fare un supermercato -conclude il presidente - può farlo da un'altra parte, magari scambiando aree con il Comune».