LA RINASCITA della chiesa di San Maurizio al Monastero Maggiore inizia nel 1984 con una donazione privata di 200 milioni di vecchie lire proveniente da una facoltosa signora che pretese l'anonimato. Il suo nome fu rivelato solo qualche anno dopo la sua morte, quando ormai i lavori per rimettere a nuovo un gioiello di architettura rinascimentale, antologia della pittura lombarda del Cinquecento, erano stati avviati. Il suo nome è Maria Bertarelli, figlia di uno dei soci fondatori del Touring Club Italiano (che oggi si occupa di tenere aperta la chiesa tutti i giorni, tranne il lunedì, dalle 9 alle 19.30), e una targa la ricorda come «milanese di nascosta e illuminata generosità». «Quando abbiamo iniziato i lavori anch'io non conoscevo la sua identità racconta Paola Zanolini, la restauratrice che per trent'anni ha seguito passo passo il rinnovo di una delle più belle chiese di Milano, entrata da qualche anno nelle rotte dei turisti stranieri che la trovano segnalata sulle guide, ma ancora poco conosciuta dai milanesi - Ogni tanto una signora anziana si sedeva defilata, in silenzio, e ci osservava durante la pulitura della parete trasversa, quella con gli affreschi di Bernardino Luini, da dove abbiamo cominciato. Solo anni dopo ho scoperto che quella signora era lei, la benefattrice, Maria Bertarelli». È iniziata così la lenta resurrezione dell'aula di corso Magenta dove fino al 1798 le monache benedettine figlie delle famiglie più influenti della città - pregavano lontane dal mondo, e della chiesa adiacente aperta ai fedeli costruita nel 1503. Con quei 200 milioni che diedero il via ad altre donazioni. Prima quella di una parrocchiana con cui si poterono rinnovare due cappelle, poi la sponsorizzazione del Rotary, fino al fondamentale sostegno della Banca Popolare di Milano che dal 1997 non ha mai spesso di contribuire al restauro, devolvendo 4 milioni di euro in quasi vent'anni per un lavoro certosino eseguito dal Centro di restauro Zanolini-Ravenna. «È stata un'esperienza bellissima racconta Zanolini passeggiando fra quei dipinti che ormai conosce a memoria Faticosa, talvolta problematica, ma davvero unica. Capita raramente di poter restaurare un edificio in tutte le sue parti, come in questo caso in cui ci siamo occupati degli affreschi, del matroneo che era sicuramente la parte più conciata, dell'organo e della facciata ». E il risultato i lavori sono terminati a giugno lascia il pubblico senza fiato: le pareti, annerite dal tempo e mangiate dall'umidità, sono tornate a parlare della storia di Cristo (per mostrare la differenza fra prima e dopo un quadratino di soffitto sopra il coro è stato volutamente lasciato sporco). Il restauro però non ha solo riportato gli affreschi che ricoprono interamente la "Cappella Sistina" di Milano allo splendore di un tempo. Ha anche aggiunto un nuovo tassello alle conoscenze che si avevano sulla chiesa. Nuove indagini, infatti, hanno rivelato che i sei paesaggi dipinti nell'aula delle monache non sono originali, ma risalgono ai primi del Novecento e sostituiscono cornici lasciate vuote fin dal Cinquecento probabilmente per mancanza di finanziamenti. Tutti gli altri affreschi, che ricoprono ogni centimetro dei 4mila metri quadrati complessivi rendendo la chiesa così speciale, sono stati dipinti nel XVI secolo dai maestri che in quegli anni frequentavano Milano: il più celebre è Bernardino Luini, al quale Alessandro Bentivoglio e la moglie Ippolita Sforza commissionarono i ciclo del tramezzo, i suoi figli Aurelio e Giovan Pietro che proseguirono il lavoro alla morte del padre, Antonio Campi che nel 1578 realizzò l'Adorazione dei Magi sull'altare maggiore dopo l'ordine di San Carlo Borromeo di ridurre la vetrata che separava le monache di clausura dai fedeli trasformando l'apertura in una piccola grata, e Simone Peterzano, maestro di Caravaggio, autore dei due affreschi sulla controfacciata. Il monastero fu chiuso alla fine del XVIII secolo da Napoleone Bonaparte ma, a differenza di altri luoghi di culto, non fu trasformato in rimessa per i cavalli. Anche se i restauratori hanno trovato tracce del passaggio di soldati nei ritratti dei santi che corrono sopra le cappelle: numerosi fori all'interno di ogni disegno, e solo lì, fanno pensare a un'esercitazione al tirassegno.