Palazzo Tornabuoni: quanti dubbi sui motivi della sentenza "NELLA Cappella Sistina, la straordinaria volta Michelangiolesca è stata fortemente ritoccata al fine di riportare i colori allo stato ritenuto (dagli studiosi non dalla procura della Repubblica) originario". Sono parole del giudice Francesco Maradei nelle motivazioni della sentenza relativa alla liceità dei lavori effettuati nel Palazzo Tornabuoni, che i meno giovani ricordano come sede della Banca Commerciale. Della questione ha bene riferito Franca Selvatici su queste pagine. Gli interventi nel Palazzo sono da considerare restauri come ritengono Comune e Soprintendenza o trasformazioni, come valutati in primis dalla procura, il cui pm Gianni Tei contestò reati di falso e abuso edilizio, e dalla Regione? Non si tratta di una semplice disputa accademica, perché il quesito ha comportato un processo, risolto con l'assoluzione di tutti gli imputati, però l'argomento sul piano teorico rimane interessante. NON è questa l'occasione per esaminarlo; richiamerò soltanto che non solo il senso comune, ma anche le moderne Carte del restauro hanno riconosciuto che in un edificio il mutamento di funzioni può comportare interventi di adeguamento. Il problema quindi non riguarda la liceità, ma la qualità, rilevanza, invasività, in una parola: la compatibilità dei cambiamenti apportati. Alcune delle considerazioni svolte da Maradei nelle motivazioni della sentenza rivolte a giustificare l'ammissibilità di un cambio di destinazione, pertanto, sono superflue; ma le affermazioni che non è proprio possibile accettare le ho riportate all'inizio. Esse contengono un errore specifico, e uno, ancor più grave, di carattere generale. Tutti ricordano che il restauro degli affreschi michelangioleschi nella volta della Cappella Sistina, terminato nel 1989, provocò polemiche molto accese, sia in Italia che all'estero; le preoccupazioni e i giudizi riguardavano però la pulitura degli affreschi, che a parere degli oppositori eliminavano insieme con lo sporco plurisecolare le finiture applicate "a secco" da Michelangelo. La stragrande maggioranza degli studiosi internazionali giudicò invece che il restauro da quel punto di vista fosse stato assolutamente rispettoso; e per me, che nel 1985 avevo diretto quello del Tondo Doni degli Uffizi (l'unico dipinto su tavola portato a fine da Michelangelo), realizzato da Ezio Buzzegoli, era facile riconoscere la totale rispondenza nei risultati con gli affreschi della Sistina. Ora, l'affermazione che essi siano stati "fortemente ritoccati" nel restauro è assolutamente falsa. Il ritocco fu limitatissimo, percentualmente del tutto trascurabile, confinato soltanto a pochissime lacune nell'intonaco. L'affermazione di Maradei pertanto è del tutto ingiustificata. Ancor meno fondata è la successiva, che il fine degli studiosi fosse di riportare i colori allo stato originario. Chiunque abbia un minimo di conoscenza del restauro sa che il raggiungimento dello "stato originario" di un'opera d'arte del passato è insieme impossibile nella pratica (i materiali sono irreversibilmente cambiati nel tempo) come anche un errore concettuale; nessuno pertanto se lo propone come fine. Mi domando quale intento abbia condotto il giudice Maradei, di cui ricordo l'attribuzione di un 80 di concorso di colpa a Veronica Locatelli venendo totalmente smentito dal successivo grado di giudizio, ad avventurarsi con tanta fiducia in un ambito estraneo. Spiace vedere maltrattato il restauro, una delle nostre eccellenze, nella motivazione di una sentenza emessa in nome del popolo italiano. Già soprintendente dell'Opificio e ordinario di Restauro a Torino e Firenze
Ma perché quel giudice maltratta l'eccellenza del restauro?
Un giudice ha emesso una sentenza che ha accolto la liceità dei lavori effettuati nel Palazzo Tornabuoni, che sono stati considerati restauri o trasformazioni. Il giudice ha affermato che non è possibile accettare i cambiamenti apportati, ma le sue affermazioni contengono un errore specifico e uno di carattere generale. Il problema non è la liceità, ma la qualità e la compatibilità dei cambiamenti. Il giudice ha anche affermato che il restauro degli affreschi della Cappella Sistina è stato "fortemente ritoccati" e che il fine degli studiosi era di riportare i colori allo stato originario, affermazioni che sono false.
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