Soltanto in Sicilia in ogni paese c'è almeno una chiesa, un distaccamento dei carabinieri e un ufficio della munifica Regione che ha sperimentato prima di tutte una sorta di telelavoro, trasferendo la scrivania sotto casa del dipendente. A costo d'inventare servizi periferici di ogni tipo: per accogliere i turisti, per venire incontro agli imprenditori agricoli, oppure per affrontare la piaga della disoccupazione. Il tutto al di là di competenze, funzioni e servizi nell'Isola che vanta il record d'impiegati a tempo indeterminato, circa 15 mila dal costo annuo di 960 milioni di euro: di questi, 10 mila sono in strutture periferiche e 5 mila negli assessorati centrali. Non a caso più assessori lamentano la mancanza di figure qualificate nei gangli vitali dell'amministrazione più pazza d'Italia. Basta dare un'occhiata alla grande mappa degli uffici regionali per rendersi conto dell'assurdità della dislocazione del personale nel corso degli anni, magari con l'aiutino del politico di turno nel far trasferire il dipendente amico. Qualche esempio? Al Centro per l'impiego di Castelvetrano lavorano in 78, in quello di Casteltermini in 40. All'ex condotta agraria di Mussomeli sono in 27, al museo di Terrasini in 48, in quello di Mistretta ben 22. E proprio sul fronte dei beni culturali l'assessore Antonio Purpura annuncia: «Pronto a chiudere durante la settimana i piccoli musei per trasferire il personale dove è più utile, occorre dare una scossa a questa macchina elefantiaca». Da Mistretta a Terrasini quali sono le strutture con il picco di assunti Purpura: "Aperture solo nei fine settimana e via agli spostamenti" Dopo quella del ricorso a esterni per mandare avanti i progetti europei, nonostante nel suo assessorato lavorino oltre 3 mila dipendenti, il responsabile dei Beni culturali Antonio Purpura è pronto a lanciare una nuova sfida per cercare di trasferire il personale ammassato in piccoli musei a non far nulla: «Proporrò di chiudere durante la settimana alcuni musei che, visti i dati sull'affluenza, hanno pochi visitatori per giustificare la mole di dipendenti che vi lavorano dice Purpura in cambio questi piccoli siti saranno sempre aperti nei fine settimana. Dobbiamo smuovere l'elefantiaca macchina regionale nei beni culturali». Nei musei regionali non vi sono soldi per sostituire una lampadina, ma la gran parte dei fondi va a pagare stipendi di personale che negli anni è stato trasferito in siti e aree archeologiche. A esempio nel museo delle tradizioni silvo-pastorali di Mistretta lavorano in 22: nel dettaglio due dirigenti, un funzionario, sei istruttori, due collaboratori e undici custodi. Ma quanti visitatori fa questo sito? Quanto ha incassato? «Da un paio di anni il biglietto è gratuito dicono dal museo perché alla Regione costava di più pagare l'indennità di cassa ai custodi. In media facciamo 10 mila ingressi all'anno considerando anche l'area archeologica di Halesa. Perché con il nostro personale gestiamo e controlliamo anche questa area archeologica molto importante dal punto di vista culturale e paesaggistico. Non a caso il Comune ci ha dato altri cinque dipendenti per garantire l'apertura del museo». Ed ecco così che tra Regione e Comuni salgono a 27 i dipendenti impiegati in questo piccolo museo. La metà del Paolo Orsi, tra i più grandi musei archeologici del Mediterraneo, che di dipendenti ne ha comunque ben 52. Ma quello di Mistretta non è certo l'unico caso di museo con un esercito di dipendenti. Al museo di Terrasini, che ospita la mostra permanente del carretto siciliano e diversi reperti archeologici di epoca romana ritrovati in mare, lavorano in 48. Un numero a dir poco elevato, che comprende due dirigenti (agli Uffizi vi è un solo dirigente, tanto per fare un paragone), 8 funzionari, 20 istruttori, 12 collaboratori e 6 operatori: «Facciamo molte attività didattiche, e anche se questo museo è poco conosciuto ha un grandissimo valore», dicono i dirigenti. Ma a fronte di questa mole di stipendi, quanti visitatori ha registrato questo museo grazie alle attività fatte? Nel 2014 le visite sono state appena 6.601, per un incasso di 6.118 euro. Altro sito che vanta un numero elevato di addetti è quello del museo della ceramica di Caltagirone, che ha 41 dipendenti considerando i tre dirigenti, un funzionario, sei istruttori, dodici collaboratori e diciannove operatori. Con questa mole di personale si potrà pensare a una fervente attività per far conoscere il museo, organizzarvi iniziative e aumentare quindi i visitatori. Ma stando al numero dei biglietti staccati nel 2014 non sembra essere così: i visitatori sono stati 12.335 per un incasso di 15.314 euro. Anche a non voler considerare l'incasso come parametro per la valutazione della valorizzazione culturale di musei e aree archeologiche, il numero dei visitatori di per sé e emblematico di musei che sembrano più stipendifici che altro. Anche se spesso l'elevato numero di personale serve a colmare altre lacune. Come al parco di Giardini Naxos, che ha 93 dipendenti: «Noi curiamo anche il teatro di Taormina e Isola Bella dicono dal parco e il personale non è elevato considerando che controlla i siti h24. Abbiamo chiesto d'installare la videosorveglianza notturna, ma la Regione non ha fondi. Quindi i custodi devono lavorare anche la notte». a.fras.