«PALAZZO del Lavoro starà a Le Gru come via Lagrange a via Garibaldi». Per spiegare come apparirà al pubblico lo shopping center che riempirà il contenitore vuoto dell'architetto Pier Luigi Nervi, il costruttore Stefano Ponchia usa la proporzione che esiste tra le due principali vie del commercio torinese. La prima dedicata al lusso delle grandi firme, ma anche alla qualità accessibile, la seconda a un target medio e più "popular" sia nell'abbigliamento sia nel cibo. Non è un caso che prima dell'affacciarsi sulla scena degli olandesi di Corio, la cui eredità è passata ora ai francesi di Klépierre, a farsi vivi per annusare l'aria che tirava sul progetto di rinascita in chiave commerciale di Palazzo Nervi fossero stati i due colossi dello shopping di lusso, Harrod's e El Corte Inglés. «Palazzo Nervi sarà un luogo differente dagli altri esistenti oggi in città. Parlare di centro commerciale dice Ponchia sarebbe riduttivo: non sarà insomma un altro Le Gru, ma avrà un taglio di livello medio-alto che consentirà di assicurare le risorse economiche necessarie per mantenere vivo Palazzo del Lavoro, tuttora meta di studiosi di architettura che vengono da tutto il mondo per ammirarlo». Ponchia ha comprato l'edificio dal Demanio dello Stato insieme con Fintecna, oggi confluita nella Cassa depositi e prestiti, nel 2007 al prezzo di 17 milioni di euro. Così non ci si dovrà stupire di trovarsi a girare, per esempio, tra il corner di Calvin Klein e quello di Prada. «Di certo non sarà un posto per jeanserie» avverte il costruttore. In mezzo ai 16 piloni autoportanti pensati da Nervi come dei "funghi", il progetto dell'architetto Alberto Rolla, al quale la proprietà ha affidato la ristrutturazione dell'edificio che richiederà un investimento di 130 milioni di euro, prevede la distribuzione, su due piani, di un centinaio di negozi, locali, bar e ristoranti che daranno impiego, secondo Ponchia, ad almeno 950 addetti. Il parallelepipedo alto 25 metri sarà suddiviso orizzontalmente da un solaio sospeso a 6 metri di altezza che permetterà di creare i due livelli, dai quali ci si muoverà attraverso 12 scale mobili e 6 scale esterne disposte su tre lati del palazzo. Il soppalco non è un'idea nuova. Lo stesso Nervi l'aveva immaginato come soluzione nel 1959, quando si trattò di ipotizzare il riuso dell'edificio dopo l'esposizione di Italia '61: «Il grande architetto prevedeva la creazione di un nuovo solaio racconta Ponchia che lasciasse vuota solo una campata, quella centrale, su nove. Nervi, negli anni '60, pensava di farci dei laboratori, ma con gli occhi del terzo millennio pensiamo che la destinazione più adatta sia quella dello store». Addirittura Nervi predispose già i punti di innesto del solaio e gettò i plinti, oggi sepolti sotto il pavimento del palazzo, per l'aggancio delle fondazioni dei piloni di sostegno: «Ecco perché rivela Ponchia i 1500 parcheggi sotterranei (dai quali si accederà da una rampa che prenderà il via in corrispondenza di una rotatoria in via Ventimiglia, ndr ) saranno scavati a corona del palazzo e non al centro». Nel progetto di riuso firmato Rolla, che potrebbe diventare realtà - autorizzazioni edilizie permettendo - in 18 mesi di cantiere, il quadrato libero dal solaio non sarà quello centrale, ma quello più vicino al lato del parco di Italia '61, lo stesso lato su cui si affaccia il prospetto più trasparente dell'edificio, l'unico senza frangisole. Lì, dal primo piano, partirà anche una passerella rossa che scivolerà verso il laghetto di Italia '61 e l'ex monorotaia. Al piano terra, invece, ci saranno due piazze, una interna e una esterna, che saranno tra loro «permeabili». Ai quattro angoli esterni del PalaNervi, per rispettare il vincolo della Soprintendenza che ha vietato l'installazionie di grandi insegne luminose, saranno innalzate - sul modello di quelle già esistenti nel '61 - quattro torri luminose di segnalazione della shopville. Altro particolare, per capire dove si vuole andare a parare, è la limitatezza del negozio destinato al cibo, che non supererà i 750 metri quadri sui 28mila totali. «Quel palazzo è un oggetto magico, un "edificio trofeo" precisa il costruttore Ponchia per gli investitori che se lo aggiudicheranno. Non il solito scatolone, come siamo abituati a concepire abitualmente un centro commerciale».