Sarà pure stato un bando internazionale, ma con una specificità tutta italiana: la capacità di nominare in un colpo solo venti direttori per i musei più importanti del paese. All'indomani della riforma del Mibact che ha rivoluzionato il sistema museale nazionale, può essere utile capire come avvengono le selezioni nel resto del mondo. In America l'esame del candidato è molto approfondito. Davide Gasparotto, curatore al Getty di Los Angeles racconta: «Nel mio caso ci sono stati almeno tre lunghi colloqui orali, uno via skype e poi altri di persona». Negli Usa il 90 per cento dei musei sono privati. Qui è il consiglio d'amministrazione ad esaminare i curriculum. Spesso una prima scrematura è affidata a cacciatori di teste di società private. È così che Massimiliano Gioni è diventato direttore artistico del New Museum di New York. Perfino alla National Gallery di Washington, pinacoteca governativa, funziona così. La shortlist dei candidati è il risultato di valutazioni incrociate, ma sono i trustee del museo ad avere la parola finale. Thomas P. Campbell, attuale direttore del Met di New York, è stato giudicato da una commissione in cui sedevano professionalità diverse, da uomini di finanza come Seymour Parker Gilbert, a collezionisti come Cynthia Hazen Polsky. Niente di strano. Anche nei maggiori musei europei le commissioni sono create su misura. In Francia esiste l'Ecole du Louvre, dove si forma la futura classe dirigente. Il direttore, in genere francese, è nominato dal consiglio dei ministri e dal presidente della Repubblica. La selezione della shortlist spetta invece al ministro della Cultura. Ma le liste dei finalisti sono rese pubbliche, ogni passaggio è trasparente. Gli inglesi sono molto pignoli. Diventare il responsabile della National Gallery, come è accaduto a Gabriele Finaldi, vuol dire sottoporsi a un'ardua selezione. In prima battuta una società privata (la Odgers Berndtson) fa una cernita di nomi papabili, poi intervengono gli amministratori del museo, che compilano la shortlist e scelgono un nome da proporre al Primo ministro, il quale ha il compito di ratificare la nomina. L'esame per guidare il British Museum e la Tate Britain è dello stesso tipo. Chi aspira alla direzione del Boijmans di Rotterdam deve anche presentare un progetto per il museo. In Spagna, al Prado, il direttore passa al vaglio approfondito di una commissione interna, ma la nomina spetta al ministro della cultura. L'anomalia denunciata da Salvatore Settis di un'unica commissione chiamata a decidere su gallerie tanto diverse (dagli Uffizi alla Gnam, dalla Pinacoteca di Brera all'archeologico di Napoli) sembra tutta italiana. È il sigillo made in Italy sul bando internazionale.
All'americana o alla francese il superdirettore si sceglie così
Il bando per i direttori dei musei più importanti del mondo è un processo internazionale con specificità italiane. In America, il candidato deve superare un esame approfondito, mentre in Europa le commissioni sono create su misura per ogni museo. In Francia, il direttore è nominato dal consiglio dei ministri e dal presidente della Repubblica, mentre in Inghilterra, la selezione è più complessa e coinvolge società private e amministratori del museo. In Spagna, la nomina spetta al ministro della cultura. L'anomalia denunciata da Salvatore Settis riguarda la commissione unica per gallerie diverse. Questo processo sembra avere un sigillo "made in Italy".
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