«Occorre estendere l'assistenza tecnica esterna a tutte le fasi della spesa, fin dalla progettazione degli interventi. Questo contraddice soltanto in apparenza il fatto che nelle soprintendenze vi sia personale complessivamente numeroso. Manca personale specializzato, mentre in altre qualifiche vi sono esuberi (nei Beni culturali i dipendenti sono 3.354, ndr ). Per il resto, quando mi sono insediato i "progetti" erano soltanto in fase preliminare ecco perché abbiamo perso tempo». L'assessore ai Beni culturali Antonio Purpura non ci sta a finire sul banco degli imputati dopo la notizia pubblicata da Repubblica di 22 milioni di euro destinati alla riqualificazione di aree archeologiche, dalla Neapolis di Siracusa a Camarina, che con un decreto dello scorso 10 agosto sono tornati a Roma perché non si è arrivati a spenderli in tempo. Così, mentre imprenditori e progettisti che avevano partecipato alle gare minacciano azioni risarcitorie per i fondi spesi per aderire ai bandi adesso sospesi, Purpura ammette i ritardi ma sottolinea come «questo assessorato non abbia alcuna colpa in quanto accaduto ». In primis rimanda al mittente le accuse dell'ex assessore Mariarita Sgarlata, che ha definito «uno scandalo» la perdita dei fondi: «Al momento del mio insediamento gli interventi versavano in evidenti condizioni di criticità, tutti si trovavano allo stato di progetti preliminari dice in secondo luogo erano state portate avanti procedure, come la pubblicazione dei bandi di gara, non appropriate nei tempi e nei contenuti. Chi ha avuto esperienze di governo dovrebbe sapere bene che non basta definire i titoli delle "idee progettuali" per poter considerare concluso il lavoro di un assessorato ». Purpura lamenta poi il poco personale qualificato nella fase progettuale, nonostante i 3.400 dipendenti a libro paga in musei, soprintendenze e dipartimento: «Non c'è personale qualificato per elaborare i progetti, per questo sottolineo l'urgenza di estendere l'assistenza tecnica esterna a tutta le fasi, dalla redazione delle iniziative alla loro realizzazione. Questa esperienza ha riportato all'attenzione i gravi problemi che investono la gestione dei beni culturali. Primo fra questi la debole capacità progettuale delle strutture periferiche. In ogni caso le soprintendenze sono sovraccaricate di funzioni, così non si può andare avanti». Intanto sui 22 milioni appena restituiti a Roma nonostante i bandi siano in corso è in arrivo in assessorato una valanga di richieste di risarcimento: «Abbiamo speso tempo e denaro per partecipare a questi bandi che prevedevano la redazione di un progetto esecutivo dice Angelo Sciumé, componente dell'Ance di Agrigento che aveva partecipato alle gare per le aree di Ragusa soltanto per i professionisti, che abbiamo già pagato, la spesa è stata di 30 mila euro. Ci devono dare una spiegazione in assessorato ». Dello stesso avviso l'imprenditore Mario Puglisi, dell'Ance Palermo: «Io ho speso almeno 15 mila euro per ricorso a professionisti dice il bando era molto complesso e abbiamo lavorato per mesi». Sul piede di guerra anche diver- si progettisti. Il presidente dell'associazione "liberi architetti e ingegneri", Elio Caprì, ha scritto una nota all'assessore Purpura: «Molti studi professionali sono stati impegnati nella redazione di tali progetti impiegando le proprie strutture e ricorrendo a consulenti esterni. È di tutta evidenza che valuteremo insieme alle imprese la possibilità di una richiesta di risarcimento per i danni subiti». Purpura getta acqua sul fuoco: «Tutti i cinque progetti revocati saranno realizzati nella prima fase di avvio della nuova programmazione e conto d'incassare anche delle premialità in modo da recuperare i fondi persi dice Purpura ricordo che grazie al mio intervento abbiamo salvato i progetti relativi a Segesta, Museo Pepoli di Trapani e Anselmi di Marsala ». Purpura sulla nuova programmazione assicura: «Non è vero che è concentrata solo sui siti Unessco, ma su grandi attrattori culturali ».