Progetti mancanti, bandi in ritardo, graduatorie incomplete: la debacle degli uffici dell'amministrazione più affollata e onerosa d'Italia. In un anno lo Stato e l'Unione Europea hanno revocato fondi per 500 milioni di euro. Il governo Renzi si è ripreso 110 milioni per il Piano giovani e 109 destinati ad appalti per infrastrutture. Beni culturali, energia e turismo i settori più in difficoltà. Persi, tra l'altro, i finanziamenti per gli impianti sportivi e per i cantieri di lavoro Non è decollata la zona franca della legalità, i 50 milioni che erano previsti sono stati dirottati al pagamento delle indennità per i forestali. E ora si avvicina la scadenza più temuta: la deadline per la rendicontazione della spesa per la programmazione 2007-2013. Un miliardo di euro ancora in bilico IL DOSSIER EMANUELE LAURIA L'inerzia ha i suoi costi: 500 milioni di euro. La cifra che, solo quest'anno, la Sicilia ha perso per la cattiva gestione amministrativa o per la lentezza dell'apparato burocratico regionale. Una cifra che, si badi, rischia di crescere notevolmente a fine anno, quando scadrà l'ultimo termine per utilizzare i fondi della programmazione 2007-2013: in soli quattro mesi rimane un miliardo di euro di spendere. Il caso dei 22 milioni non utilizzati per la riqualificazione di musei e aree archeologiche è la spia di un fenomeno antico. Una Regione dai conti in rosso, e costretta a contribuire per oltre due miliardi al consolidamento del bilancio dello Stato, non riesce a spendere i soldi che ha, quelle risorse che governo nazionale e Ue dirottano, con sempre meno generosità, all'Isola. La sigla che rappresenta un colpo al cuore per il governo Crocetta è Pac: sta per «piano di azione e coesione». Un contenitore di fondi statali destinati all'occupazione e a progetti di sviluppo. Roma si è ripresa 273 milioni di euro che la Regione, un anno dopo la definizione del programma di spesa, il 30 settembre scorso non aveva ancora impegnato. Le Regioni, non solo quella siciliana, hanno contestato il provvedimento e inoltrato ricorsi contro il governo centrale. Ma per Palazzo Chigi e per il ministero dell'Economia la misura, con la quale sono stati finanziati sul piano nazionale gli sgravi alle imprese che assumono, è proprio una sanzione alle amministrazioni lente. In Sicilia il colpo di forbici di Renzi ha tagliato 112 milioni per il piano giovani, 52,7 milioni che servivano per misure anticicliche (quelle per combattere la crisi economica) e 109 milioni destinati ad appalti per infrastrutture. Il totale fa, appunto, 273 milioni. Occasioni bruciate in una Regione che fatica ad agganciarsi al treno della ripresa. Beni culturali, energia, turismo: questi i settori con maggiori difficoltà di spesa di fondi comunitari o statali. Con fatica è partito il patto dei sindaci, soldi a palate per l'efficientamento energetico, dai tetti fotovoltaici all'illuminazione pubblica a Led, obiettivo finale il risparimio sulle bollette. «Ci sono cinque miliardi in ballo, si possono creare 20 mila posti di lavoro », disse Crocetta nel 2013. A fine settembre solo 8 Comuni avevano presentato un progetto, il 31 gennaio- dopo una proroga - le adesioni erano salite a 212. Ma la cifra prevista intanto è scesa a 500 milioni da prelevare dal prossimo programma europero (2014-2020). E allo stato, secondo le cifre del dipartimento Programmazione, il megaprogetto del patto dei sindaci ha assorbito solo 7 dei trenta milioni di fondi Pac messi a disposizione. Saldo negativo: 23 milioni di euro dirottati altrove. Paradossale la storia del bando per gli impianti sportivi: 50 milioni a disposizione nel programma Fesr 2007-2013, salvaguardati con uno spostamento fra i fondi Pac. Graduatoria pronta solo a Ferragosto 2014, troppo tardi per finanziare materialmente e realizzare le opere. Cento Comuni che avevano presentato i progetti sono rimasti all'asciutto. Persino la legalità, il mantra di questo governo regionale, è stato beffato dalle pastoie della burocrazia. La zona franca per la legalità nel Nisseno, gradita al presidente di Confindustria Sicilia Antonello Montante, è stata istituita con un decreto nell'estate del 2012, con uno degli ultimi atti del governo Lombardo. Tre anni non sono bastati per predisporre e attuare i bandi a favore delle imprese. E la giunta Crocetta, in cerca di risorse per i forestali, prima dell'ultima Finanziaria ha azzerato il capitolo. Con l'impegno a ripristinare le somme l'anno prossimo. Si vedrà. E cosa dire dei soldi per i cantieri di lavoro, messi in bilancio già nel 2013? I cantieri sono stati avviati solo in parte e trenta dei cinquanta milioni stanziati - visti i ritardi - se li è ripresi il governo nazionale. Le cause dell'inerzia, a volte, stanno in alto. Stanno nella frammentaria gestione politica degli assessorati: 36, presto 37, gli uomini e le donne che si sono alternati in giunta. Sta nella tendenza vanitosa e famelica degli stessi assessori a modificare o rovesciare il lavoro fatto dai predecessori. Emblematico il caso della misura per le imprese turistiche che vogliono avviare un'iniziativa all'interno dei Parchi. Una misura da 27 milioni ripartita miracolosamente negli ultimi mesi, dopo essere rimasta paralizzata per oltre tre anni: un assessore al Territorio (Di Mauro) bocciato dalla Corte dei conti per la decisione di affidare a una società esterna l'istruzione delle pratiche, un altro (Sparma) che invece viene sanzionato dal dipartimento Programmazione perché lui, lampedusano, aveva aperto il bando alle isole minori. L'ultimo, Aricò, che non si lascia sfuggire la chance offerta dalla campagna elettorale, fa una proroga alla vigilia del voto del 2012 e incassa miracolosamente 1320 domande. Troppe, per la commissione esaminatrice, colpita dalla rotazione del personale disposta dal governatore Crocetta. Questa storia, grazie anche alle sollecitazioni del capo dipartimento della Programmazione Vincenzo Falgares, si è incanalata verso un lieto fine che allontanerà probabilmente la beffa per 1.300 imprenditori in corsa. Ma è solo una delle eccezioni al tema delle occasioni perdute, per assessori e dirigenti che - bisogna dire - si scontrano anche con la crisi di liquidità che rende difficili le anticipazioni regionali ai finanziamenti europei e con i vincoli del patto di stabilità. Ma il caso è lì, sotto gli occhi di tutti. E suscita l'irritazione di un alleato di peso di Crocetta quale Michele Cimino, segretario regionale del Pdr, il partito di Cardinale: «Con il rischio concreto che una massiccia dote di fondi statali e comunitari vengano disimpegnati per le lentezze burocratiche della Regione, credo sia indispensabile - dice Cimino- che i responsabili di tali misure vengano revocati dall'incarico».