DAVANTI alle centinaia di spettatori del Salone de' Cinquecento, il ministro egiziano delle antichità parla dei progetti in corso. Mostra le foto dei cantieri archeologici, dei musei in costruzione, come se invitasse tutti a prendere parte alla sua missione. La sua è una richiesta d'aiuto. Non lasciate solo l'Egitto, sembra il messaggio di Mamdouh el-Damati al convegno internazionale di egittologia in corso a Firenze. Non lasciate che il terrorismo divida le nostre strade. Ministro, dopo la rivoluzione l'Egitto è stato testimone di un crollo drammatico nell'afflusso turistico. «È una situazione molto difficile. Il governo non finanzia le attività del nostro ministero, per cui i biglietti d'ingresso ai musei sono la principale fonte di finanziamento. L'anno scorso abbiamo ricavato 380 milioni di Egp (circa 33 milioni di euro, ndr) una cifra che non ci consente di portare avanti tutti i progetti in campo e di pagare i salari dei dipendenti. La collaborazione con gli altri paesi ci aiuta molto. Ospitiamo 205 missioni archeologiche estere e riceviamo contributi ad esempio dall'Italia, che ci ha permesso di ristrutturare il Museo greco romano di Alessandria e il museo di Mallawi». Una delle principali ragioni del calo del turismo è la paura del terrorismo. «Per risolvere il problema bisogna affrontarlo faccia a faccia. Dobbiamo trasmettere ai terroristi il messaggio che non abbiamo paura di loro, non scappiamo, ma anzi vogliamo fronteggiarli a viso aperto. L'Egitto sta facendo grandi passi avanti in tema di sicurezza, basta fare un paragone con 2-3 anni fa. Siamo in grado di garantire l'incolumità dei nostri cittadini, e un esempio è stato proprio l'attentato sventato a Karnak (il 10 giugno scorso, ndr): nessuno è morto e non sono stati danneggiati i monumenti. Se fossi un turista, io andrei in Egitto». Questo è l'anno della cultura egizia in Italia. «Abbiamo un bellissimo rapporto con i nostri amici italiani. L'anno prossimo, in occasione dell'anno della cultura italiana in Egitto, speriamo di organizzare eventi speciali. Nel nostro Museo nazionale del Cairo apriremo una sezione dedicata alle belle arti. Stamattina ho visitato gli Uffizi e ho trovato una meravigliosa collezione di ritratti rinascimentali, ho chiesto al direttore se fosse possibile ospitare al Cairo opere fiorentine». Perché secondo lei il patrimonio culturale è considerato un obiettivo da colpire? «Qualche giorno fa l'Is ha rivendicato la decapitazione del ricercatore Khaled al Assaad. Non lo conoscevo personalmente ma come tutti ero a conoscenza del suo immenso lavoro e questo attentato è stato drammatico per la civiltà. Colpiscono i monumenti perché rappresentano la memoria di quello che siamo, la nostra identità. Sono parte integrante della nostra storia e contribuiscono a definirci nel presente». Quali sono le sue impressioni su Firenze? «È la prima volta che vengo, ho apprezzato molto gli Uffizi e tutta la città. È un luogo unico, per le strade si può sentire il profumo della storia. Mi hanno chiesto di tornare all'albergo in macchina ma ho preferito camminare ». Organizzato dalla Soprintendenza archeologica-Museo Egizio di Firenze, in collaborazione con Comune, Università-Dipartimento Sagas e Camnes, il convegno si conclude il 30 agosto.
Il ministro egiziano "Contro il terrore gli Uffizi ci prestino le opere d'arte"
Il ministro egiziano delle antichità, Mamdouh el-Damati, ha parlato ai centinaia di spettatori del Salone de' Cinquecento di Firenze. Ha mostrato foto dei cantieri archeologici e dei musei in costruzione, chiedendo aiuto per il progetto. L'Egitto è stato colpito dal terrorismo, che ha causato un calo significativo del turismo. Il governo egiziano non finanzia le attività del ministero, quindi i biglietti d'ingresso ai musei sono la principale fonte di finanziamento. La collaborazione con altri paesi, come l'Italia, aiuta a coprire i costi. L'Egitto sta facendo grandi passi avanti in tema di sicurezza, garantendo l'incolumità dei cittadini.
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