Censore, arrogante, offensivo? Oppure obiettivo, difensore della città, schietto? Luigi Brugnaro non ha nemmeno una sfumatura di grigio. O e bianco, o è nero. O piace, o non piace. Lo accusano: usa Twitter come il balcone di palazzo Venezia. Lo difendono: è un grande comunicatore. Di sicuro non ha filtri, il sindaco di Venezia. Chi lo ha votato lo difende, chi gli avrebbe preferito Casson lo attacca. E attorno al personaggio si sta creando una sorta di "fenomenologia brugnariana", in Italia e all'estero: per questo la sua immagine, in quanto a tinte forti, tenderà a essere sempre più identificata con quella di Venezia, soprattutto oltre confine. Ad esempio fu così, su scala più ristretta, per il binomio Gentilini Treviso. Al contrario non si può dire la stessa cosa per i suoi predecessori. Solo Cacciari, forse, ha beneficiato di analoga "fenomenologia", ma non così marcata. Eppure, a ben vedere, nei contenuti delle critiche a Brugnaro c'è ben poco di nuovo. Prendiamo l'ultima sua crociata contro le contesse con il doppio cognome e i soloni che denigrano Venezia. Non più tardi di tre anni fa fu Giorgio Orsoni a scagliarsi contro le «pseudo contesse milanesi che mandano lettere alla Procura con una visione passatista di questa città». Oggi Brugnaro si riferisce a Ilaria Borletti Buitoni (sottosegretario ai beni culturali), nel 2012 Orsoni se la prese con la presidente di Italia Nostra Alessandra Mottola Molfino per l'opposizione al progetto di trasformazione del Fontego dei Tedeschi targato Benetton. E altrettanto memorabili furono certe tirate di Cacciari contro i "soloni" che pontificavano sulla città. I libri gender? Brugnaro è finito sulla graticola per averli ritirati, ma due anni fa anche la giunta Orsoni fece dietrofront bloccandone la distribuzione nelle scuole. Senza sollevare le proteste del "veneziano" Elton John, che forse era in tournée. La mostra sulle grandi navi di Berengo Gardin? In realtà risale al luglio 2014 il "j'accuse" del celebre fotografo, che lamentò di essere costretto ad emigrare a Milano per esporre le sue foto, che nessuno a Venezia voleva (nemmeno i Musei Civici). Anche qui, niente di nuovo. Se non il livello dell'indignazione, che ha smosso perfino il "molleggiato" Adriano Celentano. Le accuse di Gabriele Muccino ai veneziani che con la loro ingordigia affosseranno la città? Già visto anche questo, con la celebre invettiva di Indro Montanelli nel 1970. L'arroganza di Brugnaro? Qui si sprecano i paragoni con Cacciari, pure lui non certo accondiscendente in certe sue manifestazioni, nè morbido verso certa stampa. Celebre quel consiglio comunale del giugno 2006 in cui Cacciari prese letteralmente di peso due croniste (una della Rai) per spintonarle fuori dalla sala, in quanto "colpevoli" di raccogliere i commenti dei NoMose. Ma l'episodio restò confinato nella cronaca del giorno, non scatenò sdegnate reazioni. Certo, a un intellettuale si perdona tutto, anche l'arroganza. Vuoi mettere invece un imprenditore che diventa sindaco e governa il Comune come un'azienda? Driproduzione riservata
VENEZIA - Fenomeno Brugnaro, il sindaco che fa sempre notizia
Luigi Brugnaro, sindaco di Venezia, è descritto come un leader forte e deciso, ma anche arrogante e offensivo. La sua presenza su Twitter è vista come un "balcone di palazzo" e il suo uso di hashtag come un modo per comunicare con i cittadini. Tuttavia, le sue critiche alle contesse di Venezia e alle persone che denigrano la città sono viste come un esempio di sua arroganza. Altri leader politici, come Cacciari e Orsoni, hanno anche utilizzato la loro posizione per criticare le persone che criticano Venezia, ma senza lo stesso livello di indignazione di Brugnaro. La sua immagine è legata a quella di Venezia e la sua presenza su Twitter è vista come un modo per difendere la città.
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