La tesi di laurea di Chiara Spagnut, giovane delle Valli, ha un progetto innovativo. Potrebbe diventare spazio espositivo e ricettivo collegato al turismo cittadino PALMANOVA. Approda al Politecnico di Torino la caserma napoleonica Fabio Filzi. E diventa spazio espositivo e ricettivo collegato al turismo cittadino. Il tutto grazie alla tesi di laurea di Chiara Spagnut, una giovane di San Pietro al Natisone che, iniziati gli studi di architettura all'ateneo friulano (dove ha conseguito la laurea triennale) s'è voluta orientare per la specialistica verso il dipartimento di architettura e design del Politecnico piemontese. Come punto d'arrivo della propria formazione accademica ha deciso, assieme al suo relatore professor Paolo Mellano, di studiare un edificio della sua terra, proponendone restauro e riutilizzo, anzi, per usare il termine più appropriato, rifunzionalizzazione. È così che ha preso il via un lavoro ("La caserma napoleonica Filzi a Palmanova. Progetto di restauro e rifunzionalizzazione") che ha scavato nella storia della città e della caserma, ha effettuato misure e rilievi, ha fissato lo stato di fatto, ha analizzato le "patologie" di degrado, per arrivare ad occuparsi del restauro dell'ex caserma e poi della sua nuova destinazione. «Si tratta di una tesi spiega il prof Mellano che si pone all'interno di un tema di grande attualità: quello della dismissione delle aree ex militari. Si tratta di dare, a edifici che hanno avuto nel passato una funzione legata alla storia militare, una nuova destinazione in linea con la contemporaneità. I l lavoro sulla Filzi ha proposto un utilizzo che, senza snaturare l'edificio, lo porta a rivivere, trasformandolo da struttura difensiva chiusa verso l'esterno a luogo aperto al territorio e alla sua promozione: un ribaltamento di fronte». Quali sono allora le prospettive di riutilizzo che la dottoressa Spagnut suggerisce? «Le ipotesi elaborate spiega prendono le mosse dall'analisi dell'edificio, prevedono il suo restauro nel rispetto della normativa, ma vanno a guardare anche a possibili nuove destinazioni dello stesso, in base alle indicazioni date dal Comune nell'aprile 2014 all'interno della manifestazione d'interesse per il complesso della caserma Ederle di cui la Filzi fa parte. Ho pertanto deciso di rispettare la struttura e l'articolazione degli spazi presenti, dando all'edificio una destinazione che lo inserisca pienamente nel circuito turistico della città». Ecco quindi che il piano terra diventa la parte più aperta al pubblico, con ingresso centrale. Qui troveranno spazio da un lato un ufficio informazioni, un noleggio bici per gli itinerari sulle fortificazioni, un punto ristoro, dall'altro uno spazio museale per mostre temporanee con relativo bookshop. «Il primo piano prosegue la neo-laureata è destinato alla parte ricettiva che, utilizzando le suddivisioni esistenti, con minimi adattamenti, offre al pubblico 4 camere singole, 9 doppie e 2 attrezzate per i disabili. Qui sono previsti una reception e uno spazio comune per le colazioni. Tutti i piani dell'edificio sono serviti da ascensore». Il secondo piano, quello del sottotetto, è suddiviso in due blocchi: una parte ricettiva (questa volta però con cameroni da 6 o 3 posti letto, con bagni comuni, divisi ovviamente per maschi e femmine) e una parte congressuale con sale di diversa capienza, modulabili grazie a pareti mobili. Per realizzare questi locali è stato scavato il solaio che separa il primo dal secondo piano e che era riempito di ghiaia e terra per circa 140 cm. «L'altezza originaria è stata mantenuta invece (per conservarne memoria) spiega Spagnut nella zona lettura-relax, accessibile con alcuni scalini e realizzata su pavimento flottante».