Se ad un cittadino italiano chiedete: hai tre ore di tempo libero. Ti metto a disposizione queste quattro opzioni: visita a un museo, assistere ad un concerto di musica classica, seguire una partita di calcio, gustare una pizza, non si va lontano dalla realtà se riteniamo che, purtroppo, la visita al museo e la musica raccoglierebbero meno del 5 per cento di adesioni. Che significa ciò? Dovrebbe significare che il popolo italiano ignora la storia e la storia dell'arte e della musica, per cui anche l'approccio con i più importanti musei o teatri lo renderebbe insensibile al richiamo proprio perchè non conosce la ragione ed il contesto sociale in cui è nata un'opera d'arte. Invece laddove si adopera e frequenta sin da piccolo determinati ambienti sportivi o gastronomici, ne conosce le regole, i gusti, si appassiona e si diverte. Perchè questa premessa? Perchè il ministro per i Beni culturali Franceschini, al pari dei colleghi di pubblica istruzione, riforma pubblica amministrazione e scuola, lavoro, tenta di passare alla storia soltanto sconvolgendo le regole organizzative in atto. Ha modificato in peggio l'accesso ai luoghi d'arte attraverso l'aumento dei biglietti, nonchè soppresso l'ingresso gratuito agli ultra 65enni, moltissimi dei quali devono rinunciare perchè possiedono pochi euro che servono per coniugare pranzo e cena. Se voleva fare una vera riforma bene avrebbe fatto a proporre al presidente del Consiglio Renzi di incrementare o introdurre nei programmi scolastici, a partire dall'asilo nido, l'insegnamento delle materie citate e quindi appassionare chiunque alla conoscenza della cultura tanto quanto si fa per il calcio. Altrimenti continueremo a recarci alla Cappella Sistina, vedere, ammirare, senza capire assolutamente nulla del perchè e del per come quel ben di Dio è stato realizzato. Quando i cittadini potranno entrare in un museo in autonomia senza l'ausilio di una guida, allora sì che avremo fatto una bella riforma e i musei potrebbero essere frequentati di gran lunga più di quanto non lo siano ora. Il maggiore afflusso non deriverà dalle recenti, spettacolari nomine di nuovi direttori, anche stranieri, bensì dal livello e dalle modalità d'insegnamento negli asili e nelle scuole. Ma già in partenza riteniamo che, purtroppo, ciò rappresenta soltanto una speranza che mai diverrà realtà. Franco Bellini Udine Le considerazioni del lettore sono ampiamente condivisibili. Esse esprimono un giudizio poco lusinghiero sulla vocazione alla cultura in generale degli italiani, ma mi pare limitativo attribuirne le responsabilità al ministro di turno. Mi permetto una battutina che, in un certo senso, affonda il coltello nella piaga. E dico: se l'ipotetico cittadino chiamato a esprimere le sue priorità esistenziali per soddisfarsi indica la pizza, significa che sente il bisogno di riempirsi lo stomaco vuoto; è comprensibile, quindi, che la prima esigenza sentita sia di riempirlo. O no? Ammetto che il tema suggerito da queste poche parole si presta a ben altre affermazioni, una delle quali porta ad approfondimenti di maggiore respiro. Per esempio: se lo stomaco vuoto sollecita la presenza della pizza per appagare la mente con la cultura, significa che c'è bisogno di una politica che consenta l'apprezzamento per ogni espressione artistica. In parole povere: se vogliamo riempire i musei, occorre prima assicurare alla gente la possibilità di andarci senza ricorrere a rinunce. Ammesso (e non concesso) che questo problema venga risolto resterebbero da discutere le modalità con cui la gestione dei beni culturali viene attuata. Evito di farlo per non gravare su una situazione che è sotto gli occhi di tutti.
COME RIEMPIRE I MUSEI SENZA RINUNCE
Il ministro Franceschini ha introdotto modifiche al sistema dei biglietti per i musei, aumentando i prezzi e sopprimendo l'ingresso gratuito agli ultra 65enni. Questo ha generato una forte reazione tra i cittadini, che ritengono che la cultura non sia una priorità per la maggior parte degli italiani. Il ministro è stato criticato per aver tentato di passare alla storia senza cambiare le regole organizzative in atto. Alcuni esperti ritengono che la soluzione per aumentare l'afflusso ai musei sia l'insegnamento delle materie culturali nelle scuole, in modo da appassionare i giovani alla cultura.
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