AGRIGENTO. Da quest'angolo piuttosto anonimo di Villaggio Mosè, periferia di Agrigento, i Templi si vedono a stento. Ma i vincoli della valle dichiarata patrimonio dell'Unesco, quei divieti assoluti di costruire beffati da centinaia di abusivi, per un giorno sono tornati a valere. E dopo 17 anni dalla sentenza che ne aveva ordinato la demolizione, ieri mattina è stato buttato giù un muro. Un muro sì, 90 centimetri di altezza per 20 metri di lunghezza. La recinzione di una villetta di via Poggio Muscello. Quel debole manufatto rappresenta la prima "vittima" delle ruspe che hanno riacceso i motori dopo tre lustri. C'è voluto un garbato ma deciso ultimatum della Procura per sfatare nuovamente il tabù delle demo-lizioni: l'aggiunto Ignazio Fonzo, tre giorni prima delle elezioni comunali, aveva minacciato l'incriminazione per abuso d'ufficio e omissione di atti d'ufficio dei responsabili degli enti «che impediscono il ripristino della legalità nella zona del parco archeologico della valle dei Templi ». Un atto figlio anche dei ritardi nell'esecuzione delle sentenze di demolizione: molte risalgono agli anni '90 e sono tuttora lettera morta. Il neo-sindaco Calogero Firetto, espressione di una giunta di centrosinistra, ha preso il coraggio a due mani e ha fatto quello che i suoi predecessori finora avevano omesso: ha bandito una gara per trovare un'impresa disposta a eseguire i lavori di abbattimento. Un'altra notizia è che una ditta con sede a Palma di Montechiaro, il paese del Gattopardo, ha risposto all'appello, a differenza di quello che accadde nella primavera del 2000, quando la gara della Sovrintendenza andò deserta e si dovette fare ricorso all'esercito per demolire una concessionaria d'auto che era appartenuta al mafioso Gerlando Piparo. Quella lontana stagione delle ruspe si concluse, qualche mese dopo, con disordini e incidenti fra forze dell'ordine e abusivi. Bilancio: solo tre case su quattro abbattute e un carabiniere ferito. Ieri è andata meglio ma non sono mancate le resistenze. E i colpi di scena. Come il vizio di forma, una verifica del titolo esecutivo, contestato dal proprietario del muro finito nel mirino. Una procedura burocratica invocata per bloccare i bulldozer. Il sostituto procuratore Carlo Cinque ha dovuto ribadire per iscritto, in tutta fretta, il provvedimento e si è presentato personalmente sul luogo della demolizione presidiato da polizia e corpo forestale. I lavori, che dovevano iniziare alle otto, sono slittati a mezzogiorno, quando gli operai sono stati fermati fisicamente dal titolare della recinzione abusiva. L'intervento della polizia ha dato il via libera definitiva alle ruspe. Per la soddisfazione del sindaco Firetto: «Si comincia con la rimozione di qualche debole graffio all'interno del meraviglioso parco archeologico di 1.300 ettari ». Sa bene, Firetto, di non potere esultare più di tanto per la demolizione dopo tanti anni di un piccolo manufatto all'interno di un parco che, secondo un censimento della Sovrintendenza, conta 650 costruzioni abusive. E sa pure, il sindaco, che non mancheranno resistenze neppure per gli altri sette interventi di abbattimento appaltati, previsti in un calendario che si concluderà il 5 ottobre. Domani sarà il turno di un ovile ma nell'elenco degli edifici da buttare giù c'è pure la cucina abusiva di un ristorante con vista sui Templi che va per la maggiore, il Kokalos. L'immane fatica della lotta al cemento che sfregia la valle dei Templi è appena all'inizio. Nel disinteresse della politica (nessun intervento di rilievo ha fatto da cassa di risonanza alle nuove demolizioni) e fra le polemiche aperte dagli stessi ambientalisti. Come Giuseppe Arnone, volto noto della sinistra agrigentina da anni in guerra con il Pd, che si schiera a sorpresa con gli abusivi: «Quella di Firetto e della Procura di Agrigento è una pupiata dice È ridicolo abbattere un muretto quando ci sono chiese e palazzi di sei piani costruiti infischiandosene dei vincoli di inedificabilità. Agli abusivi per necessità bisogna dare in concessione le case». Ma silenzi e paradossi, da queste parti, non stupiscono più di tanto. E fanno rumore meno delle ruspe.