Nel giardino tra qualche giorno arriveranno anche i fiori: vinche e altre piante di stagione, in un gioco di colori che accompagnerà la riapertura dei cancelli. Erbacce, rovi e rifiuti sono già spariti e le luci esterne, dopo anni di torpore, sono tornate a riaccendersi, ridestando questo piccolo capolavoro della Bella Epoque palermitana: è il Villino Favaloro, costruito a cavallo tra Ottocento e Novecento. Dal 12 settembre al 14 novembre sarà possibile entrare e ammirarne decorazioni, affreschi e spazi architettonici, insieme a 50 opere contemporanee di 36 artisti italiani già affermati o emergenti. Il Villino di piazza Virgilio con la sua torretta intagliata, la serra liberty, gli stucchi e gli affreschi, torna così a respirare. Ripulite le vetrate, tolte le erbacce che l'avvolgevano, lucidato il pavimento. Un'operazione frutto della partnership tra pubblico e privato. Da una parte la Soprintendenza regionale, responsabile dell'immobile di proprietà della Regione che ha concesso l'apertura temporanea, e il Comune di Palermo che ha patrocinato l'iniziativa, dall'altra la galleria Rizzuto che in quest'angolo di città ha voluto riunire pittori e scultori di tutta Italia, indagando sul nuovo astrattismo italiano e sulla pittura del nuovo millennio. Un primo passo per la riapertura definitiva del piccolo gioiello liberty, dopo le denunce di Legambiente che lo scorso anno aveva lanciato una campagna per salvare il villino dall'incuria. E dopo l'appassionata lotta di Enzo Sellerio che in questa palazzina, considerata il primo esempio di modernismo palermitano, sognava la nascita di un Museo della fotografia. Destinazione già decisa sulla carta e confermata dalla Regione, ma rimasta in sospeso tra intoppi burocratici e lavori di restauro da effettuare prima della riapertura definitiva. Già sede del Centro regionale per l'inventario, la catalogazione e la documentazione, il villino è stato chiuso nel 2002, dopo alcune scosse di terremoto. E da allora è iniziato un lento declino. Eppure si tratta di uno dei capolavori di Giovan Battista Filippo Basile protagonista, insieme al figlio Ernesto, della fioritura dell'architettura liberty a Palermo. Il villino venne su tra il 1889 e il 1891 proprio su progetto di Giovan Battista e fu completato tra il 1913 e il 1914 dal figlio Ernesto che vi aggiunse la torretta con gli smerli in cima e i decori di grappoli d'uva su sfondo d'oro firmate da un altro artista del tempo, collaboratore assiduo dei Basile e delle Officine Ducrot, quel Simone Gregorietti ideatore di tantissime decorazioni e affreschi dell'epoca in palazzi storici e grandi alberghi: da Palazzo delle Aquile a Palazzo dei Normanni, agli hotel Villa Igea e Des Palmes. I pannelli in mosaico della facciata portano invece la firma di Carmelo Giarrizzo così come le decorazioni della sala pompeiana. L'interno del villino "proibito" è uno spettacolo: fiori che si incontrano in giochi caleidoscopici di volute e siepi dai colori ora tenui, ora decisi, nei saloni che si rincorrono al piano terra. E ancora donne eleganti che sembrano danzare in mezzo ai fiori, e putti su soffici nuvole bianche. Una riapertura che di per se è già un evento. E che si riempie di nuova arte e delle opere di 36 artisti contemporanei nella collettiva che prenderà il via tra poche settimane "Le stanze di Aragona. Pratiche pittoriche all'alba del nuovo millennio" - curata da Andrea Bruciati e Helga Marsala. Il progetto è invece della RizzutoGallery di Giovanni Rizzuto e Eva Oliveri. In mostra alcune opere di artisti di fama nazionale e internazionale come Pietro Roccasalva, di origini modicane. E ancora: Stefano Arienti, Antonio Catelani, Maria Morganti, Paolo Parisi, Alessandro Pessoli, Marco Tirelli. Insieme a tanti altri artisti italiani emergenti. Riscoperta del liberty, dunque. E viaggio tra l'arte contemporanea. Un tuffo nel passato agli anni in cui nasceva a Palermo una nuova borghesia industriale internazionale Florio, Ducroit, Ingham Whitaker, Caflish e sguardo proteso al futuro su una città che punta a diventare anche meta dei fermenti internazionali di oggi. Nei primi del Novecento le case, soprattutto della classe emergente e degli intellettuali, erano vere opere d'arte. Tutto veniva concepito per essere originale ed esclusivo: dall'architettura esterna ai mobili, alle decorazioni, ai lucernai, alle cancellate, ai lampadari. In uno stile, quanto più "contemporaneo" possibile per quel tempo: quello dell'Art nouveau. Così vollero che fosse la loro casa in piazza Virgilio, i Favaloro. L'ingresso principale si apriva su quello che oggi appare come il retro della palazzina, dove una scritta sul pavimento saluta gli ospiti con un "Salve" stilizzato. Il giardino d'inverno arrivò insieme alla torretta in una seconda fase. Dopo di loro, il villino passò al senatore Giuseppe Di Stefano. Tassello di quella città liberty che anche oggi brilla in vari angoli di Palermo: dal villino Florio a villa Ida che Basile progettò e realizzò per la sua famiglia al chiostro Ribaudo davanti al teatro Massimo, dallo Stabilimento ai villini di Mondello. E adesso Villino Favaloro che riapre, seppur temporaneamente, è un altro sipario che si spalanca sulla città perduta che torna a vivere dopo gli anni del saccheggio e dell'abbandono.